Queen, "A Night At The Opera": un capolavoro indiscusso. La vera storia

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Queen, "A Night At The Opera": un capolavoro indiscusso. La vera storia

Uscito nel 1975, il quarto album in studio dei Queen ha segnato un'epoca

"A Night At The Opera" dei Queen è un capolavoro. E non ci sono altre parole per descriverlo. Il quarto album in studio del gruppo britannico, è entrato nella storia della musica per la sua grandezza: tutto, dal titolo alle illustrazioni dell'album, è degno di nota. Ecco la sua storia. 

Possiamo considerarlo LP che ha trasformato la band di Freddie Mercury e che l'ha resa celebre. Il disco, che ha visto la coproduzione di Roy Thomas Baker, è stato realizzato in 4 mesi di tempo. I lavori iniziarono nell'agosto del 1975 e terminarono poco prima della data di apertura del loro tour all'Empire Theatre di Liverpool, il 14 novembre. Non a caso tra le tracce appare la meravigliosa "Bohemian Rhapsody", singolo icona della formazioni di Londra. 

Prima di iniziare a lavorarci, Freddie, John, Roger e Brian si presero un po' di riposo, dopo le fatiche del tour mondiale per "Sheer Heart Attack". Tornati dalle loro vacanze, si ritirano presso i Rockfield Studios... e qui tutto ebbe inizio. Fu un momento davvero creativo, dove per tre settimane ognuno di loro contribuì per rendere il risultato immenso. Successivamente, girarono per altri 5 studi di registrazione (Roundhouse, Sarm East, Scorpio, Lansdowne e Olympic) al fine di perfezionare quello che avevano realizzato. 

Le 12 tracce che compongono "A Night At The Opera" dovrebbero essere ascoltate nella loro interezza, e non in modo casuale, perché hanno una loro precisa logica e dinamica. I Queen sono stati in grado di realizzare un lavoro molto complesso, sia dal punto di vista della produzione sia per il l'impiego di sovraincisioni. Il disco abbraccia differenti stili musicali, come ballate, music hall, dixieland, hard rock e rock progressivo. Contrabbasso, arpa, ukulele, banjo sono gli strumenti che la band usò, tra gli altri, per creare quell'atmosfera da sogni che tutti conosciamo. 

Grazie all'intervento di Roy Thomas Baker e al talento dell'ingegnere del suono Mike Stone, l'album divenne eccezionale. Si apre con "Death On Two Legs (Dedicated To ...)", uno dei testi più freddi di Freddie, dedicato al primo manager dei Queen, Norman Sheffield. Una lettera aperta, in cui l'artista esprimeva rabbia e odio nei confronti di questa controversa figura, accusata di averli raggirati dal 1972 al 1975. 

Con "Lazing on a Sunday Afternoon", Freddie ha dato prova delle sue grandi abilità di pianista. Segue "I'm In Love With My Car" di Roger Taylor, che è un vero e proprio inno d'amore nei confronti delle macchine e del mondo dell'alta velocità. Il pezzo fu usato come B-side per "Bohemian Rhapsody" e creò alcuni frizioni tra i componenti della band perché andò contro il parere di Mercury.

La canzone "I'm My Best Friend" di John Deacon, fu composta dal bassista mentre stava imparando a suonare il pianoforte. Utilizzò un piano elettrico Wurlitzer. E poi incise sopra il basso. 

"'39", composta da Brian May, rappresenta il primo tentativo del musicista di misurarsi con un pezzo in stile "sci-fi skiffle". Il brano parla di un viaggio spaziale: l'interesse per l'astrofisica e l'astronomia di May è sempre stato noto. Dato lo strano arrangiamento della canzone, Brian chiese a Deacon di suonarlo con il contrabbasso. Fu un tale successo che venne inserito in questo modo nel tour del 1976 e diventò immediatamente il preferito dal pubblico.

"Sweet Lady", scritta da Brian May, è forse la canzone che segna la diversità dei Queen rispetto alle altre band. Si tratta sostanzialmente di un pezzo rock molto veloce, fortemente distorto e composto in 3/4. "Seaside Rendezvous" di Mercury è l'ultima traccia del lato A e mostra, ancora una volta, l'inventiva della band, dal momento che Freddie e Roger la realizzarono unicamente con la voce, imitando il suono di vari strumenti. C'è anche una sequenza di tip tap che gli artisti hanno eseguito battendo le dita sul mixer.

Il secondo lato si apre con la lunga canzone "The Prophet's Song" di Brian May, che gli è stata ispirata - se questa è la parola giusta - quando aveva la febbre da epatite. È un pezzo cupo e lunatico: la sua atmosfera biblica è accentuata dall'uso del koto, uno strumento a corde tradizionale giapponese più comunemente associato alla musica classica sperimentale.

"Love Of My Life" di Freddie (scritta per Mary Austin) è una ballata molto bella, impreziosita dall'arpa di May, dai delicati piatti di Roger e dalla predominante chitarra acustica Gibson Hummingbird, acquistata per coincidenza da Brian in Giappone la primavera precedente. "Good Company" di Brian May, invece, è una canzone piena di valori sonori e riflessioni mature. Registrata con l'ukulele e per mezzo della chitarra Red Special di May, le sovrapposizioni imitano la tradizionale atmosfera in stile Dixieland. 

E ora eccoci arrivati alla monumentale, alla pazzesca, all'immensa "Bohemian Rhapsody". È stata composta in sei sezioni, principalmente da Mercury nella sua casa di Holland Park, ed è sempre stata considerata dagli altri membri della band "un affare di Fred". La sua struttura lirica e i riferimenti all'opera classica, nonché ad alcuni personaggi particolari e oscuri (come Scaramouche, maschera della commedia dell'arte, Galileo, Beelzebub), la rendono una delle canzoni più significative della storia del rock. All'inizio incontrò pareri discordanti, ma ben presto fu apprezzata dal mondo intero. 

Mercury diede, astutamente, un nastro pre-release all'amico DJ, Kenny Everett, facendogli l'occhiolino e dicendogli: "Ma non mandarlo in onda in tutta la sua interezza". Everett non seguì le indicazioni di Freddie e la riprodusse quattordici volte in due giorni ed ebbe un successo incredibile. "Bohemian Rhapsody" è una di quelle canzoni che anche se ascolti migliaia di volte, ha sempre qualcosa di nuovo da raccontarti. Ti confonde e ti delizia allo stesso tempo. 

Ironia della sorte, prima di rilasciarlo come singolo, un dirigente della EMI era convinto che fosse troppo lungo e ha cercato di convincere la band a modificato per avere qualche possibilità di mandarlo in radio più agevolmente. E come se non bastasse, anche il video ufficiale è straniante e rivoluzionario.

Terminiamo con "God Save the Queen", un pezzo di May, reinterpretazione dell'inno nazionale britannico. Strumentale, multistrato e stranamente coinvolgente, il musicista dichiarò che si trattava di un omaggio alla versione di "The Star-Spangled Banner" suonata da Jimi Hendrix al Festival di Woodstock.

E così l'album fu pubblicato il 21 novembre 1975. Il tour registrò il tutto esaurito: iniziato una settimana prima dell'uscita dell'album, è culminato con un concerto alla vigilia di Natale all'Hammersmith Odeon. "A Night At The Opera" raggiunse la posizione numero 4 nella Billboard 200 statunitense e "Bohemian Rhapsody" fu il numero 1 della classifica dei singoli nel Regno Unito per 9 settimane, dal 29 novembre fino al 31 gennaio dell'anno successivo. Il resto è storia. 

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