Sam Fender: “Non sono l’erede di Bruce Springsteen”

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Sam Fender: “Non sono l’erede di Bruce Springsteen”

Il giovane cantautore britannico ha parlato delle insidie della fama e dei suoi piani per trasformare l'hype in qualcosa di più tangibile

Sono mesi impegnativi per il cantautore britannico Sam Fender, uno dei più quotati giovani artisti di successo del momento, soprattutto grazie agli argomenti scomodi che tratta nei suoi brani. Tanto da spingere la critica musicale a paragonarlo a Bruce Springsteen.

"Non sono l’erede di Bruce Springsteen, l'hype può essere una cosa pericolosa", ha dichiarato con un pizzico di esasperazione alla vigilia dell'uscita del suo album di debutto, Hypersonic Missiles, (già n. 1 nel Regno Unito). “Il Boss ha realizzato diciannove dischi in studio. È un genio. È uno dei più grandi cantautori di tutti i tempi”, ha continuato sulla faccenda. "Io ho appena pubblicato il mio album di debutto e la gente mi sta già paragonando a lui", ha concluso. Allo stesso modo si era scrollato di dosso ogni possibile raffronto con Liam Gallagher, ex frontman degli Oasis. Ma nonostante l’incalzante promozione intorno al suo disco di debutto, Fender è determinato a godersi la corsa: "Sto imparando a gestire la situazione. Penso che il modo migliore per vederla sia: Sì, è la pressione, ma per l'amor di Dio, è incredibile. Non si sa mai quando questa cosa può finire".

Il venticinquenne di North Shields aveva già fatto parlare di sé con il suo singolo Play God nel 2017 e con la vittoria del premio della Critics' Choice ai Brit Awards nel 2018. E dire che fino a qualche tempo fa, Fender si esibiva ogni sera al Low Lights Tavern, pub della sua città natale, davanti a qualche centinaio di fan, prima che il manager Ben Howard lo scoprisse. Oggi invece ha la forza trainante di vendere in un’ora 40.000 biglietti per un tour europeo, mentre si appresta a volare oltreoceano per suonare negli USA.

L'estenuante programma del tour in Europa di Fender ha quasi rischiato di stroncare la sua carriera sul nascere. Lo scorso giugno, a due giorni dal festival di Glastonbury, in Inghilterra, gli è stata diagnosticata una grave emorragia delle corde vocali per cui il giovane musicista ha dovuto cancellare una serie di altre date. "Sono stato davvero fortunato perché mi sono fermato al momento giusto", ha dichiarato. "Se avessi continuato, avrei potuto danneggiarmi in modo permanente. Ma per fortuna mi sono ripreso. Ci è voluto un bel po' di tempo, ma ho fatto riabilitazione e ho imparato alcune tecniche per affrontare lo stress e l'ansia", ha concluso.

Stupito per il grande successo che sta riscuotendo, ha raccontato di scrivere canzoni più che altro su altre persone o su personaggi di fantasia: "Tendo a non parlare direttamente di me stesso”. Come in Dead Boys in cui affronta il tema del suicidio di un amico intimo: “A volte è difficile cantarla sul palco, perché ho perso un grande amico, ma so che la canto per lui”, ha dichiarato. “Un giorno ho ricevuto l’email di un uomo che stava progettando di uccidersi, schiantandosi con la sua auto, ma mentre guidava mi ha sentito rilasciare un'intervista su Dead Boys per BBC Radio 5 Live. Ha invertito rotta ed è tornato a casa. Questa sarà sempre la cosa migliore che sia mai accaduta nella mia carriera", ha commentato Fender con convinzione.

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