Guns N’ Roses, Slash: “Eravamo una vera e propria gang con la quale era meglio non avere a che fare”

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Guns N’ Roses, Slash: “Eravamo una vera e propria gang con la quale era meglio non avere a che fare”

Il chitarrista rievoca gli esordi e parla del potere del rock'n'roll, da David Bowie a Lemmy Kilmister

Oggi Slash è considerato uno dei migliori chitarristi in circolazione: il musicista può vantare una lunga carriera alle sue spalle, un percorso costellato di successi, con i Guns N’ Roses, con il supergruppo dei Velvet Revolver e infine con il suo progetto solista insieme a Myles Kennedy e i Conspirators.

In una lunga intervista per Kerrang, Slash si è raccontato, senza omettere di aver vissuto anche periodi bui proprio a causa del successo che ha avuto per lui anche aspetti negativi: “Già, la fama – ha detto – non sapevo come affrontarla. Non sapevo che farmene. Così ho finito per isolarmi, a drogarmi e ubriacarmi a morte. Poi è arrivato il momento di rimettersi a lavoro…”. Ai tempi di Appetite For Destruction, Slash conduceva uno stile di vita dedito agli eccessi, come del resto tutte le rockstar a quel tempo: “Dal 1987 fino ai primi anni ’90 è stato un periodo folle, dove non si faceva altro che bere e far festa, tutto doveva essere un eccesso – ha spiegato il chitarrista – sono sicuro che ne avete sentite di storie come questa”.

In quel periodo difficile, Slash ricevette un consiglio da David Bowie: “Mi trovavo in una delle mie serie fasi di allucinazioni – ha raccontato – gliene parlai perché non stavo bene. Penso che quel mio stato fosse dovuto più alle droghe che all’alcool. Lui mi disse ‘Probabilmente in questo momento ti trovi un posto brutto e sei diventato vulnerabile a molte interazioni esterne con cose che le persone normalmente non vedono, hai esposto te stesso a tutto questo’. Io gli risposi ‘Wow, davvero pesante…’. Eppure quello fu un consiglio prezioso. O forse mi aiutò ad aprire gli occhi sullo stato mentale in cui mi trovavo”.

In seguito, Slash è riuscito a uscire dal tunnel della droga ma per lui non fu facile, in particolare quando con i Guns raggiunse l’apice della fama: “Non avevo alcuna aspirazione a diventare famoso di per sé – ha spiegato – le persone fanno tutto questo per una grande quantità di ragioni. E molte persone, anche quelle che hanno un immenso talento, come i grandi compositori o i più grandi musicisti, amano l’adulazione del pubblico. Io, al contrario, non davo molto peso a queste cose anche perché non avevo idea di come sarebbe stato o di cosa avrei voluto essere, quindi quanto il successo è arrivato è stata dura – ha sottolineato – ad esempio, per il fatto che non potevo più andare al Rainbow (famoso locale di Los Angeles frequentato dalle rock star ndr) a sedermi e a bermi un dannato drink”.

Solo Lemmy poteva farlo – ha continuato riferendosi a Lemmy Kilmister dei Motörheadil mio primo incontro con Lemmy fu proprio al Rainbow. Probabilmente accadde prima dei Guns e io mi trovavo lì con la mia ragazza. Eravamo seduti lì e io non ero ancora nessuno. A un certo punto mi alzai per andare in bagno e quando tornai Lemmy era lì. Lui era seduto al posto più esterno, mentre lei a quello interno e io mi sono messo vicino a lei dalla parte opposta rispetto a quella di lui. Rimasi così rapito dal fatto che Lemmy fosse lì che ignorai completamente il fatto che stesse cercando di abbordare la mia ragazza. E lei mi guardava in modo strano pensando ‘Chi diavolo è questo tipo? E perché tu non fai nulla?' – ha proseguito – Lemmy alla fine si rese conto di essere il terzo incomodo in quella situazione e alla fine si è alzato e se n’è andato. A quel punto lei mi disse ‘Io non ho fatto nulla’, e io le risposi ‘Sai chi era quello?’”.

Mentre Lemmy, nonostante il successo della sua band, continuava a girare indisturbato per Hollywood, ben presto per Slash e i suoi compagni le cose cambiarono repentinamente. Nessuno di loro immaginava che Appetite for Destruction li avrebbe portati in vetta: “Direi proprio che siamo stati colti alla sprovvista dal successo – ha detto in proposito – realizzando un disco, un buon disco, realisticamente parlando noi eravamo come una gang che quando entra in una stanza ha l’aria di qualcuno con il quale è meglio non avere a che fare, del tipo ‘noi facciamo le nostre cose e le facciamo meglio di qualsiasi altra persona, quindi non provare a scherzare con noi’. Non so come spiegarlo – ha proseguito – avevamo sempre una certa sicurezza in ciò che facevamo, ma io non avevo grosse aspettative per il primo album. Ero semplicemente felice di aver realizzato quell’album. Poi siamo andati in giro a fare da spalla a non si sa quanti gruppi… si può dire tutti a quel tempo. Quando poi uscì Sweet Child O’ Mine nel 1987, il grande successo arrivò davvero”.

Quando i Guns andarono a suonare in Gran Bretagna per la prima volta per Slash fu un evento importante perché lui ha origini inglesi: “Quello fu il primo vero tour che abbiamo fatto – ha raccontato – a parte quello fatto in autostop a Seattle agli esordi. Per me significò molto perché in Inghilterra c’è la mia famiglia e anche la musica che mi ha davvero influenzato proviene da lì. La mia storia con il rock ‘n’ roll iniziò quando ero bambino, grazie a band come gli Who, The Yardbirds e The Kinks, perché questi erano i gruppi che ascoltavano mio padre e mio zio. Sin dal mio primo ricordo di Stoke-on-Trent, dove vivevo, posso dire di essere cresciuto con questa musica. Poi – ha proseguito – quando mi sono trasferito negli Stati Uniti mi si è aperto un altro mondo. C’era così tanta roba a livello musicale. Quando il nostro disco fu pubblicato ottenne davvero un grande successo anche in Gran Bretagna, un luogo che ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore”.

Da allora sono passati decenni e il successo di Slash non ha fatto che aumentare. Nel suo percorso, il chitarrista ha sempre creduto nel potere del rock ‘n’ roll, del quale Alice Cooper ha sempre sottolineato l’importanza: “Alice è grandioso – ha detto Slash – odio usare l’espressione ‘esempio da seguire’, ma lui è proprio questo. È sulle scene da tantissimo tempo e adora ciò che fa. Continua a farlo sempre e per me lui è davvero il più forte. Non si ferma mai, per questo penso sia un grande esempio per tutti i ragazzini che sognano di fare le rockstar. Ed è proprio come lui che bisognerebbe fare – ha concluso - non bisogna mai fermarsi e spingersi oltre ogni limite”.

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