Johnny Depp: «La musica è la vita che avrei voluto!». Ecco perché preferisce il palco (con gli Hollywood Vampires) ai set

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Johnny Depp: «La musica è la vita che avrei voluto!». Ecco perché preferisce il palco (con gli Hollywood Vampires) ai set

C’era chi lo dava per malato, ma l’attore è pieno di energia e rivela il suo vero amore per la musica

Gli Hollywood Vampires, una delle band più attese in concerto questa estate in Italia, con alla voce Alice Cooper, il settantenne re dello shock rock, alla chitarra Joe Perry degli Aerosmith, che di anni ne ha 67, e l’attore Johnny Depp (chitarra/voce), che più di tutti in queste settimane ha fatto parlare di se, sia per alcune immagini che lo ritraggono visibilmente deperito, sia per le ottime performance sul palco. Durante le ultime apparizioni l'attore si è cimentato nell'interpretazione di diversi classici del rock anche in voce, ma più di tutte c'è una canzone che ogni volta manca il pubblico in delirio:  ‘Heroes’ di David Bowie. Depp, durante un’intervista rilasciata a Vanity Fair, ha spiegato di essere molto legato a questo brano.

Dopo un periodo burrascoso, culminato nelle accuse di alcolismo e abusi da parte della ex moglie Amber Heard, l’accordo di divorzio da 7 milioni di dollari e la foto che lo ritrae dimagrito e stanco accanto ad una fan russa, l’attore ha confessato: «Non ho mai mollato la musica. Non ho mai smesso di suonare». Poi aggiunge: «Ma ho avuto un bel po’ di successo in un altro campo, cosa che per me resta un mistero».

Gli Hollywood Vampires saranno in Italia il 7 luglio al Lucca Summer Festival e l’8 luglio approderanno all’Auditorium Parco della Musica di Roma. La band, nel corso dell’intervista, ha raccontato le sue origini.

«L’unica cosa che facevamo era bere, e la gente ci vedeva solo di notte, per cui siamo diventati gli Hollywood Vampires», ha spiegato l’ideatore del gruppo, Alice Cooper. «Jim Morrison è morto perché cercava di fare Jim Morrison a tempo pieno. Se avessi cercato di fare Alice Cooper a tempo pieno, sarei morto anch’io. Quando ho smesso con le droghe e l’alcol, ho capito che l’arte è un’illusione. Non è reale».

Era il giugno del 2011 quando Cooper, sul set del film di Tim Burton ‘Dark Shadows’, ha chiesto al protagonista, Depp, di unirsi a lui per qualche canzone durante un concerto. Poi è arrivato Joe Perry, amico di entrambi, e nel 2015 gli Hollywood Vampires hanno debuttato al Roxy di Los Angeles. Johnny ha subito colpito tutti per la sua capacità di farsi da parte, di lasciare la scena agli altri. «Non ho mai voluto fare il frontman. Volevo essere il tizio che se ne sta lontano dai riflettori» ha confessato.

«Se fai troppi film, succede una cosa stranissima», aggiunge l’attore. «La gente scopre tutto di te: un’esperienza allucinante cui ancora oggi non riesco ad abituarmi. Poi finisci per sentirti più a tuo agio davanti a una telecamera che nella vita».

Ma tenere insieme i pezzi, l’esistenza da attore, da rockstar con quella di uomo, non è un’impresa facile.

«In una band devi stabilire che personaggio vuoi diventare, proprio come in un film, e se non li conquisti immediatamente sei finito. È una cosa che sto capendo adesso: quando suono con il mio gruppo, la gente continua a vedermi come attore. Il chitarrista per loro è solo un ruolo nuovo. Ogni tanto, mentre suono la chitarra, penso: che cazzo stai facendo? Sei Edward mani di forbice. Sei Whitey Bulger. Sei il Cappellaio Matto. Sei completamente diverso da come sei sul palco».

Insomma, Depp si rivela come un uomo timido che si rifugia nei suoi ruoli per essere qualcun altro. «Gli Hollywood Vampires non hanno mai cercato di essere un supergruppo», spiega. «Ci siamo detti solo: facciamo una cover band. Suoniamo le canzoni della gente che ammiriamo. È un’occasione per farle scoprire ai giovani».

Joe Perry interviene con un discorso sulle sorti della musica: «Oggi il rock è considerato musica classica», «Esistono già così tante magnifiche canzoni che a volte mi chiedo: perché scomodarsi a scriverne di nuove? Siamo una garage band. Lo studio di registrazione di Johnny è veramente dentro un garage».

Poi si dice spaventato dal fatto che i rocker tendano sempre più ad assomigliare alle persone comuni, fuggendo dal desiderio di “spaventare” e suscitare emozioni forti come accadeva in passato: «Il rock’n’roll è un atteggiamento. È la cosa più vicina che ci sia a una banda di motociclisti».

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