Muse, il produttore li costrinse ad ascoltare i Pink Floyd: "Era sconvolto dalla nostra mancanza di conoscenza della storia del rock"

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Muse, il produttore li costrinse ad ascoltare i Pink Floyd: "Era sconvolto dalla nostra mancanza di conoscenza della storia del rock"

Matt Bellamy: "Quando senti suonare David Gilmour sembra di sentire una voce che canta"

Matt Bellamy ha raccontato un episodio divertente dei primi anni di carriera dei Muse. Nel 2001 erano in studio per registrare il secondo album Origin of Symmetry e il loro produttore John Leckie li ha praticamente costretti ad ascoltare The Dark Side of the Moon, il capolavoro del 1973 dei Pink Floyd perché come ha detto Matt: «Era sconvolto dalla nostra mancanza di conoscenza della storia del rock. Probabilmente qualcuno è sconvolto ancora oggi». Il cantante dei Muse ha raccontato il momento in cui John Leckie gli ha aperto la porta verso la visione sperimentale e sinfonica della musica rock fatta dai Pink Floyd «Ha spento le luci e ce lo ha fatto ascoltare due o tre volte. Ovviamente avevamo già ascoltato The Dark Side of the Moon, ma non lo avevamo mai esaminato attentamente. Dopo averlo sentito ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: wow, che musica incredibile! È stata un’esperienza sconvolgente».

Il risultato della rivelazione è che nel 2006 per registrare il loro quarto album Black Holes and Reveations i Muse decidono di affittare i leggendari Miraval Studios in un castello nel sud della Francia dove i Pink Floyd hanno creato un altro dei loro capolavori, The Wall del 1979.

«Volevamo concentrarci, isolarci da tutti ed essere circondati dalle nostre influenze musicali» hanno detto i Muse.

David Gilmour è diventato il chitarrista preferito di Matthew Bellamy: «Quando senti suonare David Gilmour sembra di sentire una voce che canta: è profondo e intenso ed evocativo. La sua scelta delle note, ti fa venire in mente un viaggio in luoghi sconosciuti, nel deserto, in Antartide  o su Marte. La ricerca dell’emozione da allora per me è al primo posto».

Per quanto riguarda il suo pezzo preferito di The Dark Side of the Moon, Matthew Bellamy ha detto: «È difficile scegliere, ma credo che Money sia un pezzo davvero diverso da tutto il resto: il riff è fantastico e contiene un messaggio potentissimo di critica della società capitalista. Money è un pezzo simbolo di tutto quello che la musica può rappresentare».

 

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