Bryan Adams: "Non mi ricordo quasi nulla degli anni '90. Non me ne li sono goduti"

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Bryan Adams: "Non mi ricordo quasi nulla degli anni '90. Non me ne li sono goduti"

Il rocker e fotografo canadese ha raccontato la sua carriera e la decisione di cambiare approccio con la musica negli anni '00

In una famosa intervista, Bryan Adams ha detto: «Evidentemente c’è qualcosa nelle mie canzoni che piace a tutti. Alcuni dei miei successi sono canzoni che piacciono alle persone che non comprano mai i dischi». Si riferiva al suo singolo più famoso e venduto, Everything I Do I Do It For You, ballad romantica usata come colonna sonora del film Robin Hood Il Principe dei Ladri con Kevin Costner che in in Inghilterra detiene un record tuttora imbattuto, quello di sedici settimane consecutive al numero uno in classifica, dal 7 luglio al 27 ottobre 1991.

Un brano con cui Bryan Adams vince un Grammy, vende quindici milioni di copie, è candidato all’Oscar, è nei primi 15 singoli più venduti della storia, e che lancia la sua carriera negli anni 90. Bryan Adams ha scelto la musica come ragione di vita a quindici anni, lasciando la scuola per cantare nella sua prima band, gli Sweeney Todd e trasferendosi a Vancouver per entrare nella scena musicale della città, ha esordito a 20 anni, nel 1983 era giù nella top ten americana con l’album Cuts Like a Knife e un anno dopo era al numero uno sia in Canada che negli Stati Uniti con Reckless, da cui vengono lanciati i singoli Run to You e Summer of ’69.

Niente poteva però prepararlo al successo mondiale di Everything I Do I Do It For You, ai sedici milioni di copie vendute dell’album Waking Up the Neighbours e ad un decennio che per lui inizia suonando la notte di Capodanno del 1990 al Tokyo Dome in Giappone davanti a 70.000 spettatori. «Non me ne lo sono goduto» ha raccontato «Mi dicevano tutti: hey sei al n.1 ma io neanche lo sapevo perché per quattro anni sono stato sempre in tour. L’unica differenza è che un certo punto c’era più gente e suonavo in posti più grandi». In un’intervista recente con il programma della BBC condotto dal medico ed esperto di salute mentale Rangan Chatterjee, Bryan Adams, che oggi si divide tra la carriera di rockstar e quella di fotografo, ha parlato di come ha trovato l’equilibrio e del suo rapporto con i momenti più travolgenti della sua vita:

«Gli anni ’90 sono stati duri, mi sono dimenticato quasi tutto perché lavoravo troppo. Quando sono arrivati gli anni duemila, ho deciso di cambiare tutto». La prima svolta è stata circondarsi di amici: «Ho ridotto la band  con cui giravo il mondo ai miei migliori amici, Keith Scott i mio chitarrista che conosco da quando ho sedici anni e il batterista Mickey Curry. Suonare in tre è stata una delle esperienza più belle che abbia mai fatto, il mio concerto preferito è il Live in Budokan registrato in Giappone».

Bryan Adams è tornato alla musica con l’album So Happy It Hurts uscito a marzo: «Mi sento più ispirato che mai, anche se oggi è più difficile fare arrivare la tua musica al pubblico» ha raccontato al Dr. Chatterjee, «Anche se hai avuto successo non è scontato che tu possa continuare, e sicuramente è più facile se hai vent’anni. È un po’ come il vecchio West ma va bene così. Io vado avanti, seguendo le mie regole».

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