Red Hot Chili Peppers, Flea: "Noi odiavamo l’hair metal!"

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Red Hot Chili Peppers, Flea: "Noi odiavamo l’hair metal!"

Il bassista: "Ripensandoci oggi alcune di quelle band di Los Angeles non erano niente male. I Guns N' Roses erano grandiosi"

In attesa del dodicesimo album dei Red Hot Chili Peppers, Unlimited Love in uscita il 1 aprile, Anthony Kiedis e Flea hanno raccontato in una intervista lo spirito e l’atteggiamento che li ha guidati agli inizi della loro carriera, quando erano due studenti scatenati della Fairfax High School di Los Angeles impegnati a vivere al massimo e creare una nuova fusione di punk rock e funk. Il loro primo album omonimo, The Red Hot Chili Peppers esce nell’agosto del 1984 ed è prodotto da Andy Gill, chitarrista della band post-punk inglese Gang of Four, il secondo Freaky Stiley viene realizzato con una icona del funk, George Clinton e la collaborazione della leggendaria sezione fiati di James Brown, guidata da Maceo Parker e Fred Wesley e subito dopo la band riceve un anticipo dalla casa discografica (che spenderà quasi tutto in eccessi) per fare un demo con Keith Levene dei Public Image Limited, la band formata da John Lydon dopo i Sex Pistols. «Eravamo una band da festa, ma avevamo sempre chiara in mente una cosa: anche nella festa più scatenata devi portare qualcosa. Io e Flea ci dicevamo sempre: dobbiamo essere bravi, dobbiamo scrivere canzoni originali e innovative, dobbiamo avere qualcosa che smuova il pubblico. Eravamo sempre molto carichi».

Gli anni in cui i Red Hot Chili Peppers si fanno strada nei club di Los Angeles e poi nei loro primi tour americani insieme ai Faith No More per lanciare il terzo album The Uplift Mofo Party Plan (che arriva al numero 148 in classifica nel 1987), sono anche gli anni dell’esplosione della della scena hair metal guidata da band come Motley Crue, Poison, W.A.S.P, Cinderella, Skid Row e portata al successo in classifica dai Guns N' Roses con l’album di esordio Appetite for Destruction.

«Noi odiavamo l’hair metal» ha detto Flea, «Ci consideravamo una band underground che faceva art-rock, sperimentava ed era strana. Secondo noi quelle band non facevano altro che copiare gli Aerosmith e i Kiss».

L’atteggiamento sfacciato, la trasgressione e la voglia di creare un proprio stile originale hanno guidato i Red Hot Chili Peppers attraverso momenti molto difficili, dalla tragica comparsa del chitarrista Hillel Slovak e l’abbandono del batterista Jack Irons, alla disintossicazione di Anthony Kiedis fino alle session difficili con il batterista dei Dead Kennedys D.H.Peligro e il bassista dei Funkadelic DeWayne McKnight  (che quando viene allontanato dalla band minaccia di dare fuoco alla casa di Kiedis), fino all’arrivo di Chad Smith e John Frusciante e la consacrazione con l’album Mother’s Milk che vince un disco d’oro nel 1989 e poi la gloria di Blood Sugar Sex Magik nel 1991.

«C’era tanta arroganza» ha detto Flea, «Eravamo sempre noi contro il mondo, contro il sistema, la musica commerciale e i potenti. Ci credevamo davvero e non avevamo freni. Ripensandoci oggi, dicevamo un sacco di idiozie. Alcune di quelle band di Los Angeles non erano niente male, e i Guns N' Roses erano grandiosi». 

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