Pink Floyd, Roger Waters: “Con la nostra musica ci hanno sempre associati alla droga ma in realtà siamo stati fraintesi”

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Pink Floyd, Roger Waters: “Con la nostra musica ci hanno sempre associati alla droga ma in realtà siamo stati fraintesi”

Il leggendario musicista ha ribadito che la band non faceva uso di stupefacenti per comporre musica.

La musica degli anni ’60 e ’70 è ancora oggi associata al mondo della droga. Quando divennero famosi, anche i Pink Floyd furono considerati dei musicisti che facevano uso di sostanze stupefacenti, perché quella era la moda di quegli anni nell’ambito del rock. Questa associazione ha portato a molte teorie bizzarre sulla loro musica e, a tal proposito, secondo Roger Waters sono state dette cose davvero esagerate sul conto della band.

Secondo Britannica.com, quando i Pink Floyd si formarono negli anni ’60 inizialmente restarono nell’ombra dei Beatles: mentre i Fab Four godevano della reputazione di bravi ragazzi che suonavano musica pop con testi soft, la band di Roger Waters fu giudicata in modo diverso perché faceva un tipo di musica diverso.

I Pink Floyd non componevano musica pop, ma brani di elevata qualità in stile blues con riferimenti psichedelici anche alla letteratura. La band ottenne successo con i primi due album, poi il fondatore Syd Barrett abbandonò le scene a causa dei suoi problemi di salute dovuti all’abuso di LSD. Gli altri, però, andarono avanti e pubblicarono The Dark Side Of The Moon raggiungendo livelli davvero elevati, conquistando il pubblico con sonorità mai realizzate e mai sentite prima.

I Pink Floyd divennero ben presto delle leggende del rock: da Animals fino a The Wall, la band si fece conoscere non tanto per singole hit, quanto proprio per gli album che costituivano ciascuno un’unità narrativa a sé stante. Ancora oggi questa band è considerata come una delle più grandi della storia; Roger Waters, però, ancora adesso non riesce ad accettare che, gli inizi, la loro reputazione fu in un certo senso danneggiata da quella errata associazione con l’abuso di sostanze stupefacenti. Secondo lui i media calcarono un po’ troppo la mano sul presunto ruolo che la droga aveva nella composizione della loro musica, offuscando così i loro reali meriti e la loro creatività.

In particolare, secondo il bassista i riferimenti allo spazio in alcuni loro brani furono fraintesi e interpretati come riferimenti all’uso di droghe. “I fan dei Pink Floyd sono arrivati a formulare la teoria secondo la quale la nostra musica avesse a che fare con lo spazio, ma questo è accaduto all’inizio – ha commentato Waters in un’intervista per l’HuffPost nel 2013 – penso che sia dovuto al fatto che una canzone era intitolata Interstellar Overdrive, mentre un’altra si intitolava Astronomy Domine ed erano state composte entrambe da Syd”.

In realtà, molti testi dei Pink Floyd furono ispirati dalla letteratura più che dalle droghe e questo portò il pubblico a dare un’interpretazione sbagliata alle canzoni della band. Quella non fu l’unica volta in cui Waters parlò di questo argomento e ciò indica che si tratta di una questione che lo tocca nel profondo ancora oggi: in un’intervista con Howard Stern, il musicista ha ammesso di essere stato dipendente dalla nicotina e di aver provato gli acidi due volte, ma ha ribadito di non essersi mai affidato alle droghe per creare nuova musica.

Che la storia di questo gruppo, così come quella di tanti altri gruppi, sia inevitabilmente legata anche alla droga non si può certo negare; tuttavia, probabilmente Roger Waters ha ragione: i media e anche parte dei fan hanno sempre dato un peso eccessivo a questo aspetto, quando, al contrario, i meravigliosi brani realizzati da questa band sono stati solo il frutto del loro genio e del loro immenso talento, grazie ai quali hanno scritto una pagina indelebile della storia della musica.

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