Dai Nirvana ai The Smashing Pumpkins fino ai Foo Fighters, tutti i segreti delle band in studio di registrazione raccontati da Butch Vig

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Dai Nirvana ai The Smashing Pumpkins fino ai Foo Fighters, tutti i segreti delle band in studio di registrazione raccontati da Butch Vig

Il produttore e batterista dei Garbage racconta la produzione dei grandi album di alcune delle più grandi rockband di sempre

Butch Vig è un batterista e soprattutto un produttore discografico di fama internazionale, perché è anche grazie a lui se alcune delle band più famose e amate degli ultimi anni sono riuscite a realizzare degli album entrati ormai a far parte della storia della musica.

In una nuova intervista per guitar.com, Butch Vig ha raccontato tutti i segreti che riguardano la registrazione di questi dischi ormai iconici, soprattutto per quanto riguarda la parte delle chitarre. Il produttore ha iniziato spiegando che, nel suo lavoro, non lascia mai nulla al caso: ogni dettaglio viene curato sin dall’inizio. “La prima cosa sulla quale ho bisogno di lavorare quando registro una parte di chitarra è il tipo di tonalità necessario – ha spiegato – deve essere una tonalità pulita o una tonalità più marcata? Devono essere presenti degli effetti particolari? È una parte ritmica, una parte solista o una parte melodica? Capire tutto questo ti aiuta a impostare il suono dell’amplificatore e a scegliere il tipo di chitarra. Poi devi capire il modo di suonare del chitarrista: sono musicisti più propensi a un suono pulito o a un suono più sporco? Sono punk o sono rock? Questo aspetto ti aiuta a scegliere le impostazioni giuste”.

Butch Vig negli anni ha dunque sviluppato un suo metodo di lavoro che ha poi saputo adattare alle esigenze di ogni singolo gruppo con il quale ha collaborato e di ogni singola canzone che ha registrato. Nel corso della sua lunga carriera, il produttore ha anche utilizzato diversi strumenti, riuscendo sempre a scegliere quelli più adatti per le esigenze di ogni band, dal tipo di amplificatori, fino agli strumenti digitali di ultima generazione, compresi quelli per il missaggio.

In seguito, nell’intervista Vig ha parlato più nello specifico di alcune grandi band con le quali ha lavorato, come gli Smashing Pumpkins: “Siamese Dream è probabilmente l’album per il quale ho registrato il maggior numero di parti di chitarra – ha raccontato – una canzone come Hummer, ad esempio, probabilmente contiene circa 50-60 parti di chitarra. Abbiamo dovuto fare molta attenzione quando abbiamo unito tutte queste parti, per far sì che ciascun suono si adattasse bene agli altri. Non si può semplicemente metterne uno sopra l’altro e ottenere così dieci pezzi di chitarra con la stessa tonalità, in questo modo il risultato sarebbe pessimo. Siamo stati davvero bravi a capire come individuare le frequenze giuste in un determinato brano per mescolarle poi a un’altra frequenza. È un lavoro che ha richiesto tempo ma penso che il disco sia venuto davvero bene, il risultato è davvero ottimo e molto focalizzato su ogni dettaglio. Si possono ascoltare davvero tutte le tonalità utilizzate. Billy Corgan è davvero un chitarrista tosto. Ha davvero un grande talento ed è sempre stato bravo anche a capire, dal punto di vista sonoro, ciò di cui aveva bisogno”.

Sia il frontman degli Smashing Pumpkins che Butch Vig, inoltre, sono sempre stati aperti a nuove idee e, quando si sono presentate le occasioni giuste, le hanno sempre colte, sfruttandole al meglio: “Il nostro tecnico in studio, Mark Richardson, aveva una strana chitarra lap steel che era dotata di un piccolo pulsante che potevi premere all’occorrenza per ottenere una distorsione – ha raccontato ancora il produttore – gli chiesi se avesse potuto toglierlo e lui lo fece. Ciò che tolse da quella chitarra era una scatoletta che poi abbiamo utilizzato per l’overdrive. Billy ce l’ha ancora. Questo strumento produceva un ronzio assurdo che ti faceva impazzire. Ma aveva anche un obiettivo preciso e infatti lo abbiamo utilizzato in molte parti legate agli assoli di Siamese Dream, perché avevano una frequenza specifica. È stato un evento casuale in studio – ha concluso - abbiamo scoperto questo strumento e alla fine lo abbiamo utilizzato”.

Butch Vig, dunque, è sempre riuscito a individuare ciò di cui aveva bisogno e a sfruttare ogni strumento per raggiungere il suo scopo, persino quelli che ha trovato per caso. Alcuni dei suoi risultati migliori in studio, il produttore li ha raggiunti attraverso la sperimentazione: “Questa è la cosa più bella di quando lavori in uno studio di registrazione – ha detto – ci sono così tante opzioni per i musicisti, dai sistemi digitali come Pro Tools o Logic, fino ai pedali analogici con gli amplificatori e i microfoni. Abbiamo a disposizione una tavolozza gigante per dipingere e io incoraggio sempre le persone a utilizzarla. È bello quando vuoi fare qualcosa velocemente e hai già un’idea di suono specifica in testa, ma io adoro sperimentare e lavorarci su per giorni. Con i Garbage, ad esempio – ha proseguito – è capitato che Shirley ci dicesse ‘Non vengo in studio oggi così voi ragazzi potete andare avanti a studiare come dei nerd tutto il giorno per registrare qualcosa di folle con la chitarra’. Altre volte capitava che registrassimo per tutto il giorno senza usare nulla, era comunque divertente. In altri casi, invece, trovavi qualcosa che poi diventava un gancio o un anello da qualche parte per poi finire in una canzone, io amo fare questo tipo di cose. Incoraggio sempre i giovani artisti a provare a sperimentare”.

Il suo desiderio di spingersi sempre oltre e di provare qualcosa di nuovo lo ha guidato anche nella realizzazione di Nevermind, l’album che ha portato i Nirvana al successo internazionale: “Ricordo di aver letto qualcosa a proposito di una canzone dei Beatles – ha raccontato Butch Vig – mi pare fosse Helter Skelter o una simile. In ogni caso, parlando della realizzazione di questa canzone, John Lennon disse di essersi collegato direttamente a un preamplificatore (non c’erano dei veri amplificatori), poi aumentò semplicemente la portata e ottenne questo incredibile suono graffiante. Così ho usato lo stesso sistema nel mio studio Smart e lo suggerii ai Nirvana per un paio di canzoni, ovvero Breed e Territorial Pissings”.

Il resto dell’album della band di Cobain fu registrato in maniera molto semplice: “Mi pare che quando abbiamo registrato Nevermind Kurt avesse un amplificatore Mesa/Boogie. Io noleggiai un Vox AC30 perché, come ho spiegato, mi piacciono i suoni puliti su questi apparecchi – ha spiegato ancora il produttore – noleggiai anche un Fender Bassman, ne avevamo uno agli Smart Studios che usavamo sempre. Uno dei tecnici, Doug Wilson, lo aveva modificato. Non so cosa gli avesse fatto, ma produceva la tonalità di chitarra più spessa, graffiante e pesante mai sentita. Per questo lo presi per realizzare Nevermind e, sebbene non producesse proprio quello stesso suono, lo utilizzammo per Lithium e per qualche altro suono pesante dell’amplificatore della chitarra. Utilizzammo solo un paio di pedali. Kurt aveva un Big Muff. Io, invece, mi pare avessi un Russian Big Muff che è molto simile. Lui aveva anche un RAT e uno Small Clone, che produce quella sorta di effetto acquoso durante le strofe di Smells Like Teen Spirit e anche di Come As You Are. E questo è tutto. In realtà – ha concluso - il setup che utilizzammo era piuttosto semplice”.

Vig utilizzò un’impostazione molto basilare ma altrettanto efficace anche per Wasting Light, l’album dei Foo Fighters pubblicato nel 2010: “Quando Dave mi contattò, la prima cosa che mi disse fu che voleva registrare il disco nel suo garage – ha raccontato il produttore in proposito – io pensai che fosse una bella idea. Quando andai a casa sua a vedere il garage, lui aveva già installato gli strumenti e iniziò subito a suonare, mentre io davo un’occhiata in giro e ascoltavo. Il garage era piccolo, ma il suono dal vivo era abbastanza duro e potente e potevamo riuscire a farlo funzionare. Poi mi disse che voleva registrarlo su nastro e io pensai ‘Accidenti, non voglio tornare alle registrazioni analogiche’, anche se ero piuttosto bravo in quel campo. Alla band dissi che il problema era la resa su nastro. Potevo editarla, ma non potevo correggere l’intonazione, se ci fossero stati dei fuori tempo non avrei potuto sistemarli. Così gli dissi più volte ‘Ragazzi dovete suonare al massimo, perché ciò che registrerete sarà quello che finirà sul nastro’. Loro si mostrarono all’altezza della situazione – ha sottolineato – Penso che, proprio per questa ragione, Wasting Light sia la rappresentazione più autentica di ciò i Foo Fighters riescono a fare dal vivo”.

Butch Vig, dunque, si è sempre impegnato per tirare fuori il meglio da ciascuna band con la quale ha collaborato e per trovare la soluzione più adatta in ogni occasione, riuscendo sempre a ottenere risultati incredibili. Ancora oggi, il produttore, non a caso, è tra i più apprezzati nel suo campo.

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