Jeff Buckley, il suo talento non rientra in alcuna categoria. Ecco perché

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Jeff Buckley, il suo talento non rientra in alcuna categoria. Ecco perché è considerato un genio assoluto

Nonostante sia stato un grande artista, non viene mai inserito nelle classifiche dei migliori musicisti

Qualche settimana fa Total Guitar ha stilato la classifica dei 100 migliori chitarristi di tutti i tempi e Brian May ha vinto su tutti, seguito da Jimi Hendrix, Jimmy Page, Eddie Van Halen ed Eric Clapton. Da questo elenco sono stati esclusi tanti musicisti che, invece, secondo tanti altri esperti, avrebbero meritato un riconoscimento.

Tra questi c’è, ad esempio, Jeff Buckley: come sostiene guitarworld.com, che aveva un talento che di fatto non rientra in alcuna categoria per diverse ragioni. Innanzitutto, forse per molti critici è difficile valutarlo, considerando che il suo repertorio è composto da un solo album in studio, Grace, uscito nel 1994, un album postumo e incompiuto, Sketches For My Sweetheart the Drunk, pubblicato nel 1998, e una raccolta di registrazioni varie e cover, You and I, pubblicata anch’essa postuma, nel 2016. In secondo luogo, lo stile di Buckley era molto personale e originale, del tutto diverso da quello di qualsiasi altro musicista.

Non a caso, Jeff viene indicato ancora oggi come un musicista alternative rock, folk, soul, blues, reggae e jazz e questo conferma la difficoltà riscontrata nel riuscire a includerlo in un genere ben definito. Basta ascoltare, ad esempio, alcune registrazioni dei suoi live per scoprire che nei suoi concerti lui inseriva anche elementi di musica corale; anche le sue cover erano molto particolari e costituiscono ancora oggi degli omaggi davvero originali ai suoi artisti preferiti, come Edith Piaf, Nusrat Fateh Ali Khan, Bob Dylan, Nina Simone, The Smiths e tanti altri.

Jeff Buckely è difficile da classificare anche per la sua incredibile voce: era un tenore con quattro ottave di estensione, ma riusciva anche a eseguire il falsetto senza alcuno sforzo, arrivando direttamente al cuore di chi lo ascoltava. L’album Grace, tra l’altro, è quasi del tutto privo dei convenzionali assoli di chitarra ma è pieno di arrangiamenti complessi, bellissime armonie dove è presente anche la chitarra melodica.

Intervalli, arpeggi, accordi jazz ma anche suoni dissonanti, sono tutti elementi che Buckley sapeva comporre e unire insieme, riuscendo a far sembrare normali anche degli accostamenti inusuali e a creare così una vera e propria magia. Come ha raccontato in una recente intervista il suo compagno di band Michael Tinge, Jeff era alla continua ricerca di suoni, li studiava per trasformarli e renderli personali e in questo è diventato fonte di ispirazione, non solo per il suo amico, ma probabilmente per tanti altri musicisti dopo di lui.

La grandezza di Jeff Buckely sta proprio in questo: il suo talento non viene esibito, non viene celebrato, nessuno si azzarda ad accostarlo ai mostri sacri nelle classifiche dei più grandi chitarristi della storia; eppure, per l’abilità che ha dimostrato creando la musica che conosciamo, sia a livello creativo sia come chitarrista in senso stretto, meriterebbe di essere ricordato come un grande compositore, libero da qualsiasi schema e in grado di mescolare elementi musicali diversi per creare qualcosa di unico e coinvolgente.

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