John Belushi, dalla timidezza agli eccessi sfrenati: ecco perché il docufilm di R.J. Cutler racconta la sua vera storia

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John Belushi, dalla timidezza agli eccessi sfrenati: ecco perché il docufilm di R.J. Cutler racconta la sua vera storia

Il grande attore e performer è stato raccontato in tutte le sue sfaccettature nell'inedito docufilm "Belushi"

R. J. Cutler è il regista che ha diretto Belushi, un documentario che racconta la vita e la carriera del grande attore comico. In quest’opera John Belushi è stato raccontato sia dal punto di vista umano che da quello artistico, senza omettere nulla delle tante sfaccettature che componevano il suo carattere, così come il suo personaggio. Ecco perché secondo la critica il regista è davvero riuscito a rendere giustizia al grande artista morto prematuramente.

Come riporta variety.com, nel documentario è stata inserita anche un’intervista in cui Belushi parlava di sé spiegando di non essere un comico ancorato al passato, bensì un artista che voleva provare a creare qualcosa di nuovo. Ovviamente, anche lui ha avuto delle influenze ma queste non emergono nel suo lavoro, laddove, invece, sono ben evidenti i tratti distintivi della sua forte personalità, del suo carisma magnetico e del suo desiderio costante di portare ogni cosa al limite.

Il documentario evidenzia anche le contraddizioni di Belushi: l’attore viene dipinto come una persona gentile, dolce e cordiale, il classico ragazzo leale e affabile del Midwest, nel cui cuore, però, si nascondeva uno spirito ribelle e anarchico. Cutler racconta queste sfumature anche attraverso foto inedite, clip tratte dalle performance dell’attore, lettere scritte a mano da lui stesso in cui utilizza un linguaggio sincero e informale che rivela anche com’era nel privato, lontano dai riflettori.

Il documentario, insomma, ci mostra chi era davvero Belushi: grazie al lavoro di Cutler, ad esempio, possiamo scoprire che l’attore ai tempi del liceo era anche un batterista hipster dei una band chiamata The Ravens; possiamo scoprire anche il lato romantico dell’artista perché molte delle lettere che vengono mostrate sono indirizzate a Judy Jacklin, la donna della quale si innamorò sin da ragazzo e alla quale scriveva quando era lontano per seguire un corso di recitazione. “Questo è ciò che voglio fare”, scrisse Belushi alla sua amata che divenne poi la sua sposa.

Dal lato privato, il documentario passa poi a quello pubblico, raccontando la grande ascesa di Belushi come showman al Saturday Night Live fino ad arrivare al cinema. Infine, viene raccontato anche l’ultimo paradosso di questo artista, ossia il suo rapporto con la droga: Belushi divenne dipendente dalla cocaina ma in realtà non era tormentato da demoni. Aveva raggiunto l’apice del successo quando morì, a soli 33 anni: in un’intervista l’attrice Carrie Fisher raccontò che John non volle mai andare in riabilitazione, convinto di essere in grado di chiudere con la droga da solo. Alla fine, però, non ci è mai riuscito e ha perso così la sua sfida, privando il mondo della sua arte.

Nel 1978 Rolling Stone scrisse un articolo sull’attore, sostenendo che il grande impeto che aveva reso grande Belushi avrebbe finito per distruggerlo. In effetti, in alcune delle sue ultime lettere, l’artista parlò ai suoi amici della paura di aver raggiunto il punto di non ritorno, seppur involontariamente. John Belushi era un grande artista che forse si è solo spinto troppo oltre, uscendo di scena come la rock star che era: oggi avrebbe avuto 71 anni e questo documentario di Cutler lo celebra nel migliore dei modi, ossia raccontandolo per come era realmente.

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