Mike Shinoda: “Ecco cosa provo quando oggi ascolto la musica dei Linkin Park”

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Mike Shinoda: “Ecco cosa provo quando oggi ascolto la musica dei Linkin Park”

Il cantante ha raccontato cosa rappresentano adesso per lui le canzoni del gruppo con Chester Bennington

Dopo la morte di Chester Bennington, per i restanti componenti dei Linkin Park non è stato facile andare avanti. Mike Shinoda alla fine ha trovato la forza per farlo e nel 2018 ha pubblicato un album solista, intitolato Post Traumatic. Oggi per l’artista riascoltare la musica realizzata in passato con la band non è semplice, però in un certo senso è come se avesse accettato ciò che è successo e riascoltare i pezzi dei Linkin Park adesso non fa più così male come prima.

Il cantante ne ha parlato in un’intervista per KROQ: “Tutto dipende da quel sentimento di gratitudine – ha detto – a casa mia, prima di andare a letto faccio due domande ai miei figli: ‘Qual è stata la parte più bella della giornata?’ e ‘Sei grato per quello che hai fatto?’. Una cosa è quando hai vissuto una bella giornata, in tal caso la domanda è semplice. Le cose cambiano, invece, quando hai avuto una brutta giornata. In questo caso evito altre domande e rispondo ‘Ok, hai avuto una brutta giornata, non voglio discuterne con te, ma sei grato comunque?’”.

Nella mia situazione – ha proseguito – se facessi a me stesso questa domanda, risponderei di sì, anche grazie al sostegno dei fan per così tanti anni… Numb e In the End sono ancora molto ascoltate. In the End, in particolare, ha da poco superato un miliardo di visualizzazioni su YouTube. È assurdo, mi pare sia la nostra seconda canzone ad aver raggiunto questa cifra. Restare nella mente delle persone e aver composto canzoni che significano qualcosa per molta gente – ha sottolineato – è un traguardo che non mi sarei mai aspettato di raggiungere. Certamente non ce l’avremmo mai fatta senza i fan. È stato uno sforzo congiunto”.

In seguito, Mike ha ricordato anche com’è nata In the End: “In quel periodo provavamo in una piccola sala prove a Hollywood – ha raccontato – e quando dico Hollywood, intendo la parte più brutta di Hollywood. In quegli anni a Hollywood e a Vine Street c’erano le prostitute e gli spacciatori. A un angolo c’era un negozio di tacos, accanto c'erano poi un parrucchiere, un alimentari gestito da una coppia di coreani, e una sede di adepti di Scientology. Esisteva un posto chiamato ‘centro di lettura’, nel quale insegnavano come leggere. Ma tutti i libri presenti erano di Scientology e questo era piuttosto sinistro. Questa zona, però, è stata l’unica in cui abbiamo trovato una sala prove che potevamo permetterci”.

In quella sala – ha continuato – componevamo, lavoravamo ai nostri show e alle nostre canzoni. Una sera ho deciso di fermarmi lì per la notte e in quell’occasione ho composto In the End. Credo che il batterista Rob Bourdon sia stato il primo a presentarsi alla sala prove il giorno seguente, così gliel’ho fatta subito ascoltare e lui ne è rimasto subito molto colpito. In realtà, la canzone parla della strana battaglia contro la disperazione e la natura effimera del tempo e delle nostre vite. E la cosa davvero assurda di questo pezzo è che parla di queste cose e dice ‘Non ho alcuna risposta’. Di solito le canzoni non dicono di non avere risposte, giusto? – ha proseguito – è come se questo pezzo, a livello lirico, girasse in circolo, intorno a sé stesso. Da giovane ragazzo quale ero, era proprio così che mi sentivo. È così che ci sentivamo tutti. Non sapevamo che farcene delle cose e, in un certo senso, è così ancora oggi. È un concetto universale e senza tempo”.

Sarebbe facile fare come con i quarterback del lunedì mattina con queste cose – ha continuato – dicendo ‘Ok, è popolare, ecco perché è popolare’. Non puoi dire ‘Questo è ciò che diventerà popolare’ e poi realizzarlo – ha aggiunto ridendo per poi concludere – puoi dirlo solo dopo che è davvero accaduto. E ciò che è successo è proprio questo, In the End è una delle nostre più grandi canzoni ed è stata la più grande per molto tempo”. Questo pezzo, infatti, ancora oggi è tra i preferiti dei fan dei Linkin Park, i quali non potranno mai scordare i dischi della band realizzati con Chester Bennington alla voce.

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