Purple Rain: dal successo in radio alla conquista dell'Oscar, la vera storia del malinconico capolavoro di Prince

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Purple Rain: dal successo in radio alla conquista dell'Oscar, la vera storia del malinconico capolavoro di Prince

Con 8 minuti e 40 secondi il cantautore di Minneapolis scardinò i generi entrando nell'olimpo della musica mondiale

Il 25 marzo 1985 Prince vince l’Oscar come migliore colonna sonora per Purple Rain, il film di Albert Magnoli girato nel First Avenue di Minneapolis, il club in cui ha costruito la sua leggenda dal vivo, uscito nei cinema nel 1984.

Prince racconta la sua vita, il rapporto con il padre, il pianista jazz John Lewis Nelson (che aveva preso il nome d’arte di Prince Rogers), la scoperta della musica e l’inizio della sua carriera con un’allegoria di musica e immagini nere e viola, spettacolare come un concerto e coinvolgente a livello visivo come un videoclip, inserendo anche squarci intimi sulla sua misteriosa e complessa vita interiore, come nella scena in cui spiega l’origine di un brano per lui definitivo come When Doves Cry.

La scena più importante è il finale, quando The Kid (il protagonista interpretato da Prince) sale sul palco e dice: «Suonerò una canzone che hanno scritto le ragazze della band». È il momento della catarsi: Prince accetta il contributo creativo di Wendy e Lisa, chitarrista e tastierista dei Revolution, supera la rivalità con la band Time di Morris Day e i propri conflitti interiori e conquista l’amore di Apollonia.

Tutto succede sotto gli occhi del pubblico e sulle note di un assolo favoloso negli otto minuti e 40 secondi di Purple Rain.

È uno dei pezzi più importanti degli anni ’80, ed è diventata la canzone simbolo del mondo artistico di Prince, il brano con cui ha reclamato le origini del rock riportandolo nelle mani dei musicisti neri.

Bozzy Z, batterista dei Revolution, ha ricordato il momento in cui Prince l’ha presentata al mondo: «Eravamo nel camerino del First Avenue, ci ha guardato e ha detto: “Stiamo per fare la storia”».

È il 3 agosto del 1983, e i Revolution fanno un concerto benefico di 45 minuti per il loro coreografo, Loyce Holton che si chiude con Purple Rain. «Per anni avevamo fatto di tutto per non essere considerati solo una band R&B» ha raccontato Lisa Coleman, «Prince scriveva una canzone per le radio di musica nera e una per quelle di rock, era continuamente in conflitto con sé stesso e il pubblico riguardo alla sua stessa identità. Era abbastanza nero? Era abbastanza rock? Poi è arrivata Purple Rain che è stata passata da tutte le radio ed ha avuto un successo mondiale. È fantastico che sia stato proprio lui a farla, un artista che nessuno riusciva a definire».

I Revolution registrano Purple Rain in sei ore nel loro studio The Warehouse. «L’intro di chitarra è di Wendy Melvoin, che ha reinterpretato a modo suo una serie di accordi che in origine erano quasi folk, in stile Joni Mitchell o Stevie Nicks e io ho aggiunto l’arrangiamento di archi usando un sintetizzatore Obie FX» ha raccontato Lisa Coleman, «Prince era entusiasta del suono creato da Wendy e amava il modo in cui gli archi entrano lentamente mentre canta quelle strofe molto personali. Nel finale, quando la sua voce si alza è come se con la loro struttura ripetitiva lo aiutassero a non volare via. E quando arriva l’assolo è come se ti stesse dicendo: “per favore resta qui”».

Bobby Z ha ricordato la reazione del pubblico quella sera di agosto al First Avenue, mentre uno studio mobile del Record Plant Studio parcheggiato fuori registrava la performance: «Faceva caldissimo, il posto era strapieno e noi eravamo stravolti dalla fatica e dalla tensione di suonare canzoni che nessuno aveva mai sentito. Quando ho cominciato a fare l’ìntro di batteria è calato il silenzio. Eravamo tutti lì con lui, è stato un momento speciale».

Nessuno può rimanere indifferente di fronte ad una canzone come Purple Rain: «Quando Prince ha fatto l’assolo io continuavo a guardarlo per vedere se aveva bisogno di qualcosa, ma lui era completamente trasportato dalla bellezza della musica» ha detto Lisa Coleman, «Allora ho guardato il pubblico, avevano gli occhi spalancati e la bocca aperta e quando è partito il coro hanno cantato tutti. Mi sono venuti i brividi, continuavo a ripetere a me stessa: continua a suonare la tua parte, non ti distrarre». Secondo i Revolution, Purple Rain è: «Come Stairway to Heaven, una canzone non religiosa verso cui il pubblico prova una sorta di reverenza spirituale. Può suonarla chiunque ed è sempre speciale». Il colore viola diventa il simbolo della creatività e della visione del mondo di Prince, che in un’intervista ha spiegato: «Quando il cielo si tinge di rosso, la fusione di blu e rosso diventa viola. La pioggia viola è un simbolo: se il mondo sta finendo, resta vicino alla persona che ami e lascia che la fede ti guidi attraverso la tempesta».

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