Queen, tutti i segreti di "Another One Bites The Dust": dai presunti messaggi subliminali al giro di basso di John Deacon

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Queen, tutti i segreti di "Another One Bites The Dust": dai presunti messaggi subliminali al giro di basso di John Deacon

La storia di una delle più grandi hit dei Queen, dal rinnovamento di un genere alle accuse di satanismo

Another One Bites The Dust è una delle più grandi hit dei Queen: come racconta il biopic Bohemian Rhapsody, questo brano nacque durante una session in studio di registrazione, quando Freddie Mercury suggerì ai compagni di cambiare un po’ il loro sound, abbandonando le loro radici rock per avventurarsi in qualcosa di diverso, seguendo le nuove tendenze del momento che stavano spopolando nei club.

Da quella sperimentazione uscì fuori il ritmo funky di Another One Bites The Dust, basato sul potente e coinvolgente giro di basso e sulla profonda e inconfondibile voce di Freddie Mercury. L’intuizione del frontman si rivelò essere quella giusta: con questo pezzo dalle sonorità nuove i Queen raggiunsero la settima posizione nelle classifiche inglesi, mentre negli Stati Uniti il successo fu ancora più grande e la canzone rimase in vetta alla classifica Billboard Hot 100 per ben tre settimane dopo la pubblicazione, avvenuta nell’autunno del 1980.

Il merito di questo successo, oltre che di Mercury, fu anche di John Deacon: fu lui, infatti, a comporre l’ormai celeberrimo giro di basso, ispirandosi agli Chic, famoso gruppo funk statunitense e, in particolare, al dinamismo di Nile Rodgers alla chitarra e di Bernard Edwards al basso. Con questo pezzo, i Queen conquistarono un’altra ampia fetta di pubblico, appassionata di questo genere di musica.

Tuttavia, questa canzone causò alla band anche qualche problema: alcuni fondamentalisti cristiani, infatti, criticarono i Queen sostenendo che il pezzo nascondesse un messaggio subliminale. Ascoltando il brano al contrario secondo queste persone si può udire la frase “It’s fun to smoke marijuana”, ossia “è divertente fumare marijuana”. Qualcuno ha pubblicato un video su YouTube in cui si può ascoltare la canzone al contrario, così tutti possono verificare di persona questo fatto.

I Queen non sono stati i primi musicisti a essere accusati di aver inserito dei messaggi subliminali all’interno delle loro canzoni. Questa tecnica, in realtà, ha iniziato a preoccupare l’opinione pubblica sin dagli anni ’50, quando molte aziende iniziarono a utilizzarla nelle loro pubblicità, come ha spiegato molto bene il libro The Hidden Persuaders, pubblicato in quegli anni. Alla base di tutto c’era l’idea di nascondere, appunti, dei messaggi all’interno di brani musicali, film e spot televisivi per condizionare le persone che li avrebbero visti o ascoltati, spingendole ad esempio ad acquistare dei prodotti.

Negli anni ’60 tanti fan iniziarono ad ascoltare i dischi al contrario nella speranza di scoprire qualche messaggio nascosto da parte delle loro band preferite; nacquero così teorie assurde e strampalate. La più famosa è sicuramente quella che riguarda i Beatles e la storia della presunta morte di Paul McCartney: secondo alcune persone, la band avrebbe inserito degli indizi nelle canzoni e nelle copertine degli album per rivelare al pubblico che il musicista era morto, quando in realtà non era così.

Tornando ai Queen, ad attaccarli per primo con queste accuse fu Michael Mils, un pastore cristiano del Michigan che iniziò a parlare di presunti “messaggi satanici” nella musica rock durante uno show radiofonico cristiano che conduceva nel 1981. Durante il programma, il pastore attaccò tantissime band come ad esempio i Led Zeppelin, gli Eagles, i Rolling Stones e i Fleetwood Mac. Alla fine toccò anche a Freddie Mercury e compagni: “Il gruppo musicale che si fa chiamare Queen ha un messaggio per voi – annunciò Mills durante una puntata del suo show – nel loro album A Night At The Opera cantano ‘Beelzebub has a devil put aside for me’. Nella loro hit Another One Bites The Dust, il messaggio nascosto, ascoltato al contrario, è ‘some of us smoke marijuana’ (qualcuno di noi fuma marijuana)”.

Questa teoria oggi appare assurda, eppure allora creò non pochi problemi ai Queen, così come alle altre band accusate per ragioni simili. I Judas Priest finirono addirittura in tribunale con l’accusa di aver istigato al suicidio due adolescenti con dei messaggi subliminali nelle loro canzoni. Fortunatamente per i Queen non ci furono conseguenze così estreme ed Another One Bites The Dust è ancora oggi una delle loro canzoni più amate e più famose.

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