Johnny Cash: 10 curiosità che il documentario "The Gift: The Journey of Johnny Cash" ci rivela sul grande Man In Black

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Johnny Cash: 10 curiosità che il documentario "The Gift: The Journey of Johnny Cash" ci rivela sul grande Man In Black

L’opera prodotta da YouTube Originals ripercorre la vita di Johnny Cash, dagli anni più bui fino alla sua redenzione.

Oggi, 11 novembre, YouTube Originals pubblicherà in streaming The Gift: The Journey of Johnny Cash, un documentario che ripercorre la vita travagliata della grande icona della musica. La colonna sonora dell’opera, diretta dal regista Thom Zimny, già noto per altri lavori come Elvis Presley: The Searcher e Springsteen on Broadway, è firmata da Mike McCready, chitarrista dei Pearl Jam; nei 90 minuti del documentario, tanti personaggi racconteranno la figura di Johnny Cash, tra i quali artisti e musicisti a lui vicini, come Bruce Springsteen, ma anche dei suoi parenti, come la figlia Rosanne Cash e il figlio John Carter Cash

Come riporta Rolling Stone, The Gift intende raccontare la vita di Johnny Cash attraverso il suo percorso verso la redenzione, partendo dalla tragedia che lo colpì nel 1944, quando suo fratello morì in un incidente, passando per gli anni più bui, fino ad arrivare al culmine della sua trasformazione a livello spirituale. "Sembra come se mio padre cercasse di fuggire dal dolore - spiega la figlia Rosanne - cercava di superare i suoi problemi più profondi sul palco, davanti al suo pubblico”. Questo film, insomma, rivela tanti dettagli della vita del Man in Black, tra i quali molti che probabilmente non tutti conoscono.

Lo stesso titolo dato all’opera nasconde una storia: in un’intervista, Johnny Cash raccontò cosa gli disse sua madre quando lo sentì cantare per la prima volta da bambino. “Dio ha posato le sue mani su di te - gli disse - non dimenticare mai il tuo dono”. “Quella fu la prima volta che mia madre parlò di questo - ha spiegato il musicista - cantare, comporre canzoni per la mia voce… questo per lei era il mio dono”.

The Gift racconta anche l'esperienza di Cash come militare: entrò a far parte dell’Air Force One una settimana prima dell’inizio della guerra in Corea, ma alla fine fu spedito in Germania. Durante il servizio militare in Texas conobbe la sua prima moglie, Vivian Liberto: lei aspettò il suo ritorno dalla guerra, poi si sposarono ed ebbero quattro figlie, Rosanne, Kathy, Cindy e Tara

Un terzo aspetto della storia di Johnny Cash rivelato dal documentario è la sua abilità nel comprendere lingue e linguaggi diversi: durante la sua permanenza nell’esercito, l’artista lavorava nel reparto radio e aveva il compito di ascoltare le comunicazioni. “Riusciva a comprendere come le parole riuscissero a combinarsi - ha spiegato il figlio John - e come i versi e i ritmi riuscissero a combaciare e a stare bene insieme”. Fu proprio in quegli anni che vide il film Inside the Walls of Folsom Prison, opera che lo ispirò per la composizione del famoso brano Folsom Prison Blues.

Tralasciando il suo passato nell’esercito, il film rivela una curiosità che riguarda, invece, le case discografiche con le quali Johnny Cash ha collaborato: dopo aver raggiunto un grande successo con l’etichetta Sun Records, all’artista fu proposto un contratto con la Columbia Records e per convincerlo gli fu promesso che lavorando con questa etichetta avrebbe avuto una maggiore libertà per realizzare anche gli album gospel e i concept album che aveva in mente. In effetti, con la Columbia ebbe maggiore libertà di espressione e anche maggiore successo, ma questo, però, non gli evitò altri problemi, come l’abuso di droghe e il conseguente inizio della crisi con sua moglie Vivian: “Sia lei che le mie figlie soffrirono molto”, spiegò Cash in un’intervista.

A parte per le questioni personali, quegli anni furono importanti per la carriera dell’artista che riuscì così a rendere concreto il suo proposito di raccontare le vicende che riguardavano i nativi americani: “Sarebbe bene ammettere gli errori che abbiamo commesso - disse il Man in Black in proposito - ciò che abbiamo fatto a queste minoranze, l’antisemitismo che ancora c’è nel nostro paese, l’odio verso i neri, gli immigrati, le donne, e quello che è stato quasi un genocidio degli aborigeni d’America”. Le radio opposero resistenza e non passavano i brani del disco del 1964 dedicato a queste tematiche, Bitter Tears: Ballads of the American Indian. Cash reagì a questa situazione con una dichiarazione al magazine di Billboard, definendo i DJ dell’epoca come dei “vigliacchi”.

Nel film, in seguito, viene anche descritto il rapporto di Johnny con colei che divenne poi la seconda moglie, June Carter: viene raccontato, ad esempio, di quando lei nel 1962 partecipò a un suo concerto, durante il quale si esibirono insieme nel famoso brano gospel Where You There When They Crucified My Lord. Negli anni successivi, l’abuso di droga iniziò a causare all’artista dei seri problemi, compromettendo anche le sue esibizioni; nel 1965, ad esempio, Johnny Cash si esibì al Grand Ole Opry e fu un vero disastro. “Ero un mucchio d’ossa - raccontò lui stesso in seguito - sembravo un morto vivente e lo sapevo. Dentro di me si era sviluppato un lato violento che mi portava a distruggere tutto, a rompere gli oggetti solo per il gusto di farlo. Di quella sera non ricordo molto. Ricordo che ho provato a togliere il microfono dall’asta ma non ci riuscivo, così ho lanciato l’asta sul palco, rompendo un paio di luci”. Alla fine le luci furono distrutte tutte e dopo quell’episodio Cash non venne più invitato all’Opry per molto tempo.

Ma è anche da episodi come quello che nacque nella rock star il desiderio di redimersi: nel 1967 aveva divorziato dalla prima moglie e gli fu impedito di vedere i figli. Anche per questo motivo, Johnny trascorreva le giornate a bere; all’abuso di alcol si aggiungeva poi quello di farmaci, per colpa del quale una volta rimase sveglio per tre giorni e tre notti. Alla fine si rifugiò in una grotta per non farsi vedere da June in quelle condizioni ed è proprio lì che ebbe una sorta di rivelazione: “Ho sentito una presenza - raccontò - ho visto una piccola luce a intermittenza in lontananza. Così ho iniziato a strisciare verso l’entrata della grotta. Quando mi sono svegliato June era lì accanto a me. Aveva capito che stavo passando un momento davvero brutto. ‘Sei quasi morto, vero?’, mi chiese. Le risposi ‘Io voglio vivere’”.

Da quella notte la vita di Johnny Cash cambiò radicalmente: riuscì a uscire dal tunnel della dipendenza da alcol e droghe e tenne alcuni concerti memorabili. Poi si sposò con June e in seguito nacque John. “Mio padre ha causato così tanto caos nella mia famiglia - spiega la figlia Rosanne in The Gift - e così tanto dolore a mia madre e a sé stesso. Era un’anima tormentata, ma voleva redimersi. Tutto è iniziato con la morte di suo fratello Jack”. E alla fine l’iconica star è riuscita a ritrovare la serenità: nell’ultima parte del documentario vengono raccontati gli anni ’70 e ’80, quando le vendite dei dischi di Cash diminuirono notevolmente ma, al contrario, dal punto di vista personale la sua vita migliorò anche perché riuscì a recuperare il rapporto con i figli. Dal punto di vista professionale, continuò comunque a esibirsi e alla fine è entrato tra le leggende della musica; ma ciò che The Gift vuole sottolineare in questa storia è la vicenda umana e il percorso che ha portato questo grande artista dalle tenebre alla luce.

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