Jimi Hendrix: la storia del più grande chitarrista di tutti i tempi

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Jimi Hendrix: la storia del più grande chitarrista di tutti i tempi

Il 18 settembre del 1970, a Londra, moriva il leggendario musicista di Seattle

Il 18 settembre 1970, alle undici del mattino, Jimi Hendrix viene ritrovato in stato di incoscienza nel suo appartamento al Samarkand Hotel di Londra dalla sua ragazza, Monika Danneman, unica testimone dell’ultima notte del più grande chitarrista di tutti i tempi. Trasportato al St. Mary Abbot’s Hospital viene dichiarato morto alle 12.45. La causa del decesso è morte per asfissia a causa di una intossicazione di barbiturici: Monika Danneman dichiara che quando sono andati a letto alle sette del mattino, dopo aver fatto shopping a Kensington Market, cenato a casa e fatto un salto ad una festa da un amico, Hendrix ha preso nove pastiglie di un sonnifero, il Vesparax, superando di circa 18 vote il dosaggio raccomandato.

Lithofayne “Faye” Pridgon, sua amica, musa e amante, la “Foxy Lady” cantata da Hendrix nel suo primo album Are You Experienced, ha detto: «Jimi soffriva di apnea notturna. Quando dormiva con me lo facevo sempre girare su un fianco nel sonno. La ragazza con cui ha passato la sua ultima notte purtroppo non lo sapeva».

Finisce così, nel modo più banale, e quasi inevitabile, la storia di un ragazzo povero e senza futuro di Seattle, cresciuto come un vagabondo blues nei club del sud degli Stati Uniti (il cosiddetto “chitline circuit” di locali in cui i musicisti si esibivano in cambio di vitto e alloggio), arrivato a New York in cerca di fortuna, scoperto da Chas Chandler degli Animals (su suggerimento di Linda Keith, fidanzata di Keith Richards) mentre suona al Cheetah Club sulla 53esima e diventato una star in Inghilterra.

Nessun altro chitarrista ha avuto un impatto così forte sull’evoluzione dello strumento. Tutti i più grandi chitarristi degli anni Sessanta, da Jeff Beck a Eric Clapton, da Pete Townshend fino ai Beatles e ai Rolling Stones si arrendono di fronte al suo genio e lo aiutano ad esprimerlo: Jimi Hendrix è pura energia, una scarica elettrica che crea un mondo psichedelico e selvaggio, in cui blues, rock e soul si fondono in una musica mai sentita prima.

L’esordio Are You Experienced esce il 4 giugno del 1967 e arriva secondo in classifica in Inghilterra subito dietro a Sergent Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, l’America dove è sconosciuto lo scopre grazie al suo incredibile concerto al festival di Monterey (viene inserito in cartellone su insistenza di Paul McCartney) in cui brucia la sua Fender Stratocaster sul palco. Nel 1968 il secondo album Axis: Bold As Love  arriva al numero tre in classifica in America, poi Hendrix entra ai Record Plant Studios di New York e crea il suo disco definitivo, Electric Ladyland. La sua apoteosi è la chiusura del festival di Woodstock il 18 agosto del 1969 e la sua interpretazione psichedelica dell’inno americano, che diventa il manifesto della lotta contro la guerra in Vietnam e di una generazione che vuole cambiare il mondo.

Una meteora che ha attraversato il rock e in pochi anni lo ha cambiato per sempre. Jimi Hendrix è da sempre al primo posto nella classifica dei migliori chitarristi di tutti i tempi. Oltre cinquanta anni dopo la sua morte,  nessuno lo ha mai superato. Tom Morello ha detto: «Si discute su chi sia stato il primo chitarrista ad usare il feedback, ma in realtà non importa a nessuno, perché Hendrix era comunque il migliore di tutti. Ha fatto esplodere la nostra idea di quello che il rock poteva essere. Ha manipolato la chitarra, lo studio di registrazione e il palco e lo ha fatto senza fare alcuno sforzo, perché la musica scorreva dentro di lui». 

Questa tensione verso l’alto, verso qualcosa che ancora non esiste è quello che ha reso Jimi Hendrix il più grande e per chi ama credere alle leggende del rock è il vero motivo per cui la sua vita è durata così poco, bruciata da un talento troppo potente. Tutti si chiedono cosa avrebbe fatto Jimi Hendrix se fosse rimasto vivo, probabilmente avrebbe fatto semplicemente la musica che gli scorreva dentro, continuando a portarci verso territori sconosciuti del rock.

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