Joy Division, ecco la storia di come nacque il nome della band di Ian Curtis

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Joy Division, ecco la storia di come nacque il nome della band di Ian Curtis

Dai Sex Pistols a David Bowie, come la storia del rock e il punk influenzarono la band a trovare un nome

Il nome di una band rappresenta, di fatto, il suo primo biglietto da visita: scegliere un nome in grado di conquistare il pubblico è fondamentale per far sì che un gruppo esordiente si faccia notare sin da subito. Per i Joy Division, ad esempio, trovare un nome adatto non fu affatto semplice.

Il gruppo fu fondato nel 1976 ed era composto dal cantante Ian Curtis, dal bassista Peter Hooks, dal chitarrista Bernard Sumner e dal batterista Stephen Morris. In particolare, l’idea di iniziare a suonare insieme nacque da Sumner e Hook che erano amici d’infanzia e grandi fan dei Sex Pistols: i due trovarono l’ispirazione giusta dopo aver assistito a un concerto della celebre band, un’esibizione che è passata alla storia e che ha influenzato molto la scena musicale dell’epoca.

Per Sumner i Sex Pistols erano riusciti a “distruggere il mito dell’essere una pop star, del musicista considerato come una sorta di dio da venerare”. In quel periodo Curtis stava pensando di intraprendere una nuova avventura musicale e fu così che trovò l’annuncio per un posto come cantante in quella che poi diventerà la sua futura band. Ian fece il provino e fu subito preso: “Sapevo che lui era quello giusto – disse Sumner – è su questo che avevamo deciso di basare il nostro gruppo. Se qualcuno ci piaceva, allora era dei nostri”.

Dopo l’arrivo di Curtis, il gruppo era al completo: bisognava, appunto, solo trovare il nome più adatto per debuttare sulla scena musicale e provare a farsi largo. Il manager dei musicisti, Richard Boon, suggerì un nome soft, gli “Stiff Kittens” da utilizzare per il loro primo concerto in assoluto nel 1977. Questo nome si riferiva a una triste vicenda vissuta da Pete Shelly dei Buzzcocks, il cui gattino nacque morto. Di certo era un nome che non si dimenticava facilmente, ma forse non era proprio il più bello tra le tante scelte possibili.

Alla fine, però, quando i musicisti salirono sul palco quella sera si presentarono come i Warsaw, nome ripreso dalla canzone contenuta nell’ultimo album di David Bowie, Low. Ian Curtis era un grande fan del Duca Bianco e per lui questo nome era perfetto per la band che, in effetti, continuò a utilizzarlo per un breve lasso di tempo, fino a quando Morris non scoprì che esisteva già un altro gruppo punk con un nome simile e con un discreto seguito, i Warsaw Pakt, formatisi a Ladbroke Grove.

In questa situazione, Curtis e compagni furono costretti a trovare un altro nome per non rischiare di essere confusi con gli altri musicisti: fu così che nel gennaio del 1978 iniziarono a utilizzare il nome Joy Division, ripreso dall’ala dedicata alle prostitute nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. I giovani presero ispirazione dal libro House of Dolls, scritto da un sopravvissuto allo sterminio e la loro fu una mossa piuttosto azzardata: in tanti, infatti, interpretarono la scelta di questo nome come una presa di posizione politica. I Joy Division furono accusati di essere di estrema destra e furono molto criticati per questo malinteso ma loro andarono avanti comunque, lasciando che fosse la musica a parlare per loro.

Nei due anni successivi la band pubblicò brani che sono entrati nella storia della musica ma purtroppo, com’è noto, la loro carriera fu molto breve. Ian Curtis si suicidò il 18 maggio del 1980, appena 24 ore prima l’inizio del tour negli Stati Uniti: a quel punto, gli altri componenti della band vissero momenti di grande difficoltà, perché volevano continuare a fare musica ma sapevano che portare avanti i Joy Division non sarebbe stata la stessa cosa senza il frontman. Così decisero di cambiare nome e di rispettare così non solo la memoria del cantante, ma anche un accordo che avevano fatto all’inizio della loro carriera e che prevedeva, appunto, un cambiamento del nome della band nel caso in cui uno dei componenti originali se ne fosse andato per una qualsiasi ragione.

Trovare un nuovo nome, però, si rivelò un’impresa ancora più ardua rispetto a quella compiuta un paio d'anni prima: a luglio del 1980 i musicisti si esibirono senza un nome, così il loro manager Rob Gretton decise che ne avrebbe trovato uno a ogni costo perché non avrebbero potuto continuare così a lungo. Furono vagliate diverse possibilità ma furono tutte scartate, anche perché alcune contenevano pericolosi richiami alla politica e la band non voleva incappare nello stesso problema del passato; alla fine, il manager prese un titolo da un giornale e disse ai ragazzi di utilizzarlo come nome. Il titolo in questione era “The New Order of the Kampuchean Front”.

Dopo varie modifiche, il nome definitivo della band divenne New Order. A Los Angeles, in realtà, esisteva già una band chiamata The New Order, il cui frontman era l’ex chitarrista degli Stooges, Ron Ashton. Poiché Ian Curtis amava la famosa band di Iggy Pop, ai suoi compagni questa scelta sembrò sensata. Purtroppo, però, ben presto i musicisti si resero conto che l’espressione “New Order” aveva dei legami con Adolf Hitler: il dittatore la utilizzò diverse volte nel suo libro Mein Kampf per descrivere i suoi folli piani per l’olocausto. I restanti componenti dei Joy Division di nuovo furono accostati al nazismo, loro malgrado. Nel suo libro Substance: Inside New Order, anni dopo il bassista Peter Hook spiegò: “Mai, in nessun caso, qualcuno di noi considerò un tal Signor Hitler… questo dimostra solo quanto eravamo sciocchi. Noi pensammo semplicemente che quell’espressione potesse riassumere in modo perfetto il nostro nuovo inizio”.

Questo tipo di malintesi, in realtà, sono molto più frequenti nella storia della musica di quanto non si pensi. Ad ogni modo, nonostante questo ennesimo ostacolo, i New Order riuscirono ad andare avanti e a pubblicare album incredibili come Regret, Power Corruption and Lies, Movement e True Faith. Nei primi anni senza Ian Curtis i musicisti si rifiutarono categoricamente di eseguire dal vivo le canzoni dei Joy Division; col tempo decisero poi di tornare a suonare live alcuni grandi successi come Love Will Tear Us Apart e Trasmission. Dietro a quei nomi tanto criticati si nascondevano, dunque, dei grandi talenti: la loro storia e i loro successi hanno offuscato quei malintesi iniziali, lasciando spazio esclusivamente alla loro musica.

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