The Doors, la vera storia di The End e il complesso di Edipo secondo Jim Morrison

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The Doors, la vera storia di The End e il complesso di Edipo secondo Jim Morrison

Il brano, uno dei più controversi, introspettivi e misteriosi della band, racchiude più di un significato

The End è una delle canzoni più famose dei The Doors: com’è noto, Jim Morrison fu un cantante e un compositore che ben presto divenne un mito per la sua generazione e per quelle successive. Questo brano sembra descrivere la fine, quell’uscita di scena che prima o poi riguarderà tutti gli esseri viventi. In realtà, però, The End affronta anche altri temi significativi, come il complesso di Edipo. Anche per questo motivo, a causa di questa canzone ai The Doors venne vietato di esibirsi nel celebre locale di Hollywood Whisky-A-Go-Go.

Il brano fu pubblicato nel 1967, nel periodo durante il quale la cosiddetta “summer of love” continuava a diffondersi in California e in altri Paesi, conquistando folle di giovani. Jim Morrison in origine la compose per la sua fidanzata Mary Werbelow che lo seguì trasferendosi per lui dalla Florida alla West Coast. La canzone inizialmente era dunque una dedica e aveva anche una struttura piuttosto semplice; era un pezzo che forse sarebbe finito nel dimenticatoio se non fosse stato proprio per il Whisky-A-Go-Go che ingaggiò i The Doors per alcuni concerti. Durante queste esibizioni, la band eseguì più volte The End: di solito il brano veniva suonato per concludere ogni performance ma poi i musicisti iniziarono ad allungarlo per occupare più tempo nella loro scaletta. A un certo punto, ai The Doors fu chiesto di realizzare due concerti per ciascuna serata, dunque riuscire a espandere alcuni brani diventò ben presto una necessità. Con l’approvazione dei gestori del locale, la band riuscì a trasformare quella semplice canzone in un’opera di ben dodici minuti.

Nel 1969 Morrison spiegò: “Ogni volta che ascolto quella canzone, per me assume un significato diverso. È nata come una semplice canzone d’addio – ha aggiunto – probabilmente era rivolta solo a una ragazza, ma mi rendo conto che potrebbe essere interpretata anche come l’addio all’infanzia in un certo senso. Non saprei davvero. Penso sia sufficientemente complessa e universale nel suo immaginario, al punto che potrebbe essere interpretata in qualsiasi modo vogliate”.

Come anticipato, in tanti intesero The End come una canzone sulla morte, ma in realtà il suo significato potrebbe essere ancora più oscuro. Secondo il tastierista della band Ray Manzarek, ad esempio, il famoso “blue bus” di cui si parla nel testo e che è stato interpretato da molti come un veicolo con il quale fuggire, in realtà indicherebbe ben altro: “È la versione di Jim della Barca Solare degli antichi Egizi – ha spiegato – è la barca a bordo della quale i faraoni e chiunque altro attraversavano l’infinito e l’eternità. Per me il blue bus era il mezzo con cui tutti noi avremmo intrapreso il viaggio verso posti magici”.

Questo riferimento è una prova che, in effetti, Morrison probabilmente si riferiva all’ultimo viaggio che riguarda tutti; allo stesso tempo, nel suo testo il cantante sembra voler dire al suo pubblico di vivere la vita in libertà il più possibile, senza sprecare tempo. Non si può però ignorare la frase edipica che ha fatto molto discutere: “Father, yes son, I want to kill you Mother, I want to…”, ossia “Padre, sì figlio, voglio ucciderti, Madre, voglio…”.

Quando la band decise di allungare il brano, Morrison iniziò a cantare il testo per intero: una sera il cantante arrivò al Whisky-A-Go-Go in ritardo e così decise di eseguire The End non alla fine del set, com’era suo solito, ma più o meno a metà della seconda scaletta in programma. Il frontman cantò il testo dall’inizio alla fine, senza escludere la parte più esplicita e, per questo motivo, dopo quell’esibizione la band fu cacciata dal locale, dove non tornò mai più.

Quando la canzone fu registrata, fu chiesto a Jim di trattenersi nel cantare la parte più controversa; solo nel 1999, infatti, il tecnico Bruce Botnik introdusse di nuovo la parte vocale che ripete “F**k” nella strofa finale del brano. Tutti questi particolari contribuiscono a rendere questa canzone una poesia a tinte forti che, almeno in parte, ancora oggi mantiene il suo carattere misterioso.

Bisogna ricordare sempre che Jim Morrison era un poeta prima ancora che un musicista, dunque è comprensibile che in una sua stessa opera lui abbia mischiato sfumature e significati diversi. The End, ad ogni modo, rimane un grande classico della musica e in fin dei conti, come disse lo stesso artista, ciascuno di noi può leggerci il significato che ritiene sia il più consono.

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