Pearl Jam, ecco perché "Alive" non è un inno alla vita come molti credono

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Pearl Jam, ecco perché "Alive" non è un inno alla vita come molti credono

Il brano contenuto nell’album di debutto della band racconta un trauma infantile di Eddie Vedder

Come è capitato ad altre canzoni di altri artisti, anche Alive, il famosissimo brano dei Pearl Jam contenuto nel loro album di debutto, Ten, è stato interpretato male da molti fan. Tante persone considerano in particolar modo il ritornello come un inno, come un canto della vittoria dopo una sfida, come a dire "ce l'ho fatta" quando magari tutti pensavano che avresti fallito. In realtà, il testo della canzone parla di ben altro e il tema non è così allegro come si potrebbe pensare.

I’m still alive” è una frase che, in effetti, Eddie Vedder probabilmente pronunciò dopo aver scoperto un terribile segreto legato alla sua infanzia ed essersi reso conto che, dopo tutto, poteva e doveva continuare a vivere lo stesso: il brano racconta di quando il frontman scoprì che l’uomo che aveva sempre considerato come suo padre era, in realtà, il patrigno. Come racconta la canzone, fu la madre a rivelargli la verità dopo molti anni ma ormai era troppo tardi, in quanto il vero padre era già morto quando Eddie aveva 13 anni.

Alive fa parte di una trilogia di canzoni insieme a Once, altro pezzo di Ten, e Footsteps, brano che non fu inserito nell’album ma nel singolo Jeremy, come B-side. Once parla di un uomo che impazzisce e diventa un serial killer, mentre Footsteps parla di un carcerato che, poco prima della sua condanna a morte per omicidio, ripensa al suo passato. Le tre canzoni sono dunque legate da un filo conduttore anche se, ovviamente, solo Alive parla di un esperienza reale; Eddie Vedder ha spesso definito questo pezzo come una “maledizione” della quale si è liberato, in realtà, proprio quando i fan gli hanno conferito un nuovo significato. “La storia originale parla di un ragazzo che scopre delle verità scioccanti – ha raccontato il frontman alla serie VH1’s Storyteller – la prima è che l’uomo che credeva suo padre in realtà non lo era. La seconda, invece, è che il suo vero padre era morto solo pochi anni prima. Come se l’adolescenza non fosse già abbastanza difficile da affrontare…”.

Quel ragazzo – ha proseguito Vedder – ero io, ma a quel tempo mi conoscevo appena. Così questa storia è diventata una maledizione, come a dire, mi hai rivelato questo segreto ma adesso io devo trovare un modo per conviverci. Quindi ok, mio padre è morto ma io sono ancora vivo e devo convivere con questa cosa. Ecco perché era una maledizione”.

Come anticipato, però, nel tempo i fan hanno cambiato le cose: “Pochi anni dopo quella canzone, abbiamo iniziato a suonare di fronte a un pubblico sempre più grande – ha raccontato ancora Eddie – tutti i fan rispondevano a questo ritornello in un modo che non avrei mai immaginato. Le persone saltavano, usando il proprio corpo per esprimersi, mentre cantavano ‘I’m still alive’ in massa. Così, ad ogni show, quando vedevo questo mare di persone che reagivano di fronte a questo brano dandogli un’interpretazione positiva, era davvero incredibile. Il pubblico ha cambiato il significato di queste parole – ha sottolineato – quando cantano ‘I’m still alive’ è come se festeggiassero. Questo è il cuore della questione. Quando hanno modificato il significato di queste parole, la maledizione è svanita”.

Oltre all’emozionante origine del testo, dietro a questo meraviglioso pezzo, pubblicato il 27 agosto del 1991 e diventato ben presto un simbolo del grunge, si nasconde anche un’altra storia. Nel 1990 il chitarrista dei Pearl Jam, Stone Gossard, compose la musica per una canzone intitolata Dollar Short: in quel periodo il musicista faceva ancora parte dei Mother Love Bone, la band di Andy Wood. Pare che sia stato proprio il frontman a cantare, in origine, un pezzo sulle note che poi divennero quelle di Alive. In seguito, com’è noto, Wood morì per un’overdose di eroina; Gossard e il bassista Jeff Ament iniziarono poi a suonare con Mike McCready, mettendo su una nuova band.

La canzone Dollar Short finì, insieme ad altri quattro pezzi, in una demo che poi fu chiamata Stone Gossard Demos ’91: fu proprio quello il nastro che Eddie Vedder ricevette quando entrò a contatto con i tre musicisti nella speranza di diventare il frontman della loro band. In quel periodo il futuro cantante lavorava in una stazione di benzina in California e riuscì a ottenere la demo dall’allora batterista dei Red Hot Chili Peppers, Jack Irons. I due si conoscevano bene perché Vedder per un periodo aveva lavorato come roadie, ossia come tecnico per i concerti di alcune band, tra le quali anche i RHCP.

Il resto è una storia che i fan dei Pearl Jam conoscono molto bene: Eddie ascoltò i pezzi, poi andò a fare surf ed ebbe l’ispirazione giusta per scrivere i testi. In seguito registrò le sue parti vocali e rispedì il nastro a Gossard, Ament e McCready che ne rimasero molto colpiti e lo chiamarono subito, chiedendogli poi di unirsi a loro. Fu così che iniziò l’incredibile carriera dei Pearl Jam e che Dollar Short si trasformò in Alive, grazie al toccante testo composto da Eddie Vedder.

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