Il prossimo 30 dicembre Patti Smith compirà 80 anni. Un traguardo che la sacerdotessa del rock festeggierà sul palco, continuando il tour europeo (iniziato il 12 aprile in Francia e che si concluderà a fine luglio a Roma) dove Patti sta ripercorrendo le fasi della sua carriera, l’incontro con le forme di espressione artistica che hanno influenzato la sua scrittura (dalla poesia di Allen Ginsberg alla fotografia di Robert Mapplethorpe) e l’evoluzione dei generi musicali che ha visto svilupparsi, dal punk al grunge fino all’indie rock. Il suo giudizio è sempre passato da due elementi fondamentali: le idee e la passione.
In questa ricerca, che va avanti dai primi anni ‘70, Patti Smith ha intercettato artisti come Kurt Cobain, registrando una cover riarrangiata e acustica di Smells Like Teen Spirit e riflettendo sulla sua tragica scomparsa anche nell’album Gone Again del 1996, ma ha anche espresso giudizi controversi.
Per esempio, su David Bowie: “Negli anni ‘70 non mi ha emozionato”, ha detto in una conversazione con lo scrittore William Burroughs nel 1979, nel suo loft The Bunker sulla Bowery, di fronte al CBGB’s. Si trattava della sua ultima intervista prima di lasciare la musica e New York per qualche anno e trasferirsi a Detroit con il marito Fred Sonic Smith.
“Non sono una persona nostalgica, non voglio dire che mi mancano gli anni ‘60. Non vedo l’ora di vedere cosa succederà negli anni ‘80 e ‘90, ma il culto delle star degli anni ‘70 non mi è mai interessato. Per il resto, non c’è molto altro da sapere sugli anni ‘70.”
La sua analisi parte dal ruolo di icona che David Bowie cerca all’inizio della propria carriera, mentre sperimenta diverse creazioni artistiche, dal folk psichedelico di Space Oddity alla fantascienza glam rock di Ziggy Stardust, cercando la propria identità o, più spesso, fuggendo da ogni possibile definizione.
“Tutti volevano conquistare il trono di ultima rockstar”, ha detto Patti Smith citando il ruolo di Iggy Pop e Lou Reed. “Bowie è una delle cose più interessanti che siano successe in questo decennio, ma non mi ha esaltato del tutto. Io amo la spontaneità. Quello che è successo davvero è che abbiamo capito di avere una fame che non sapevamo di avere: ci sentivamo soli e aspettavamo che succedesse qualcosa. I Television si sentivano soli, e anche i ragazzi dei Sex Pistols, e anche noi che abbiamo portato avanti gli anni ‘60. Il nostro unico credo era: svegliatevi!”

