«Quello che è successo a noi ha aperto le porte a tantissime band. Fino ad un paio di anni fa era una cosa impossibile» con queste parole Kurt Cobain e Krist Novoselic spiegavano ad un giornalista tedesco durante un’intervista nel 1993 le conseguenze del successo improvviso ed inaspettato dei Nirvana, che nel gennaio 1992 sono arrivati al numero uno in classifica in America con il loro secondo album Nevermind uscito il 24 settembre 1991.
La loro più grande soddisfazione (e anche l’unica, considerando il disagio che Kurt Cobain provava verso ogni aspetto del successo di massa) era quella di aver portato l’attenzione del pubblico sul mondo dell’indie rock e del punk rock alternativo che altrimenti sarebbe sempre rimasto nell’underground. Krist Novoselic ha raccontato di essere entrato nella sezione musica di un piccolo centro commerciale di Longview nello stato di Washington e di essere rimasto stupito di vedere esposti album di band come Mudhoney, Sebadoh e Sonic Youth: «È una cosa molto positiva che i ragazzi oggi siano esposti a questo tipo di musica» ha detto.
Secondo Kurt Cobain, prima di loro il mondo del rock era composto di: «Vecchi dinosauri e band con i capelli cotonati che facevano tutti la stessa cosa, cercando di imitare gli Hanoi Rocks». Il rovescio della medaglia del successo dei Nirvana e dell’estetica delle band di Seattle raccolte sotto il nome di grunge è che tutto il mondo del mainstream ha cominciato a seguire la loro strada. È la stessa sensazione di insofferenza raccontata da Eddie Vedder in un pezzo dei Pearl Jam, Corduroy dall’album Vitalogy del 1994, dopo aver visto in vendita a 650 dollari la stessa giacca di pelle scamosciata che aveva comprato per dodici (indossata anche in una puntata della sitcom General Hospital dal personaggio interpretato da Rocky Martin): “Potete comprare i miei vestiti ma non potete metterli addosso” dice nel testo.
Nella stessa intervista con il giornalista tedesco, Dave Grohl ha raccontato anche un altro episodio: «Un fotografo con cui abbiamo scattato la copertina di qualche rivista ci ha detto che qualche giorno prima aveva lavorato con Jon Bon Jovi, che si è presentato sul set con una camicia di flanella e ha detto: “Fatemi sembrare uno dei Nirvana”. Se Bon Jovi vuole assomigliare a te, c’è qualcosa che non va». Kurt Cobain ha commentato con la sua ironia sferzante: «Bè è una cosa che fa piacere. Prova quanto sia un disperato senza talento». Dopo aver attaccato Jon Bon Jovi, Kurt Cobain ha subito chiarito: «Comunque siamo costantemente al centro dell’attenzione della stampa e non voglio più dire niente sulle altre band perché non li conosco personalmente. Forse anche se la sua musica fa schifo, Jon Bon Jovi è una delle persone migliori del mondo».

