“Il rock non è morto? No, ha solo cambiato veste”. L'opinione di Zakk Wilde, chitarrista di Ozzy Osbourne

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“Il rock non è morto? No, ha solo cambiato veste”. L'opinione di Zakk Wylde, chitarrista di Ozzy Osbourne

Il chitarrista di Ozzy e dei Black Label Society risponde a chi sostiene che questo genere musicale sia ormai finito

Quante volte abbiamo sentito dire la frase “rock is dead”, ossia “il rock è morto”? Sono davvero molti, in effetti, i nostalgici delle grandi band del passato a sostenere che dopo questi artisti ormai leggendari non sia stata più prodotta musica dello stesso livello, e sarebbe proprio questa situazione che, secondo loro, starebbe portando alla morte del rock.

In realtà, sono ancora tante le band storiche ancora in attività e sono molte anche le band rock emergenti, quindi questa frase è forse un po’ troppo disfattista. A pensarlo è anche Zakk Wylde che ha detto la sua sull’argomento in un’intervista per Loudwire: “Penso che questo riguardi qualsiasi stile musicale, che sia metal, jazz o qualsiasi altro – ha detto – tutti dicono che il rock è morto o cose simili, ma io penso si possa dire di ogni genere di musica. Ad esempio, la disco music è morta? No, la disco non è morta. Lo Studio 54 (nota discoteca di New York chiusa nel 1986 ndr) è stato attivo tra gli anni ’70 e ’80 e poi dopo è finito tutto. No, non è così. Quando andate nei rave clubs, nei posti dove si suona musica elettronica, o BPM music, ecco, anche questo è lo Studio 54. Quel tipo di musica ha solo cambiato veste”.

La stessa cosa si può dire del rock – ha continuato il chitarrista – non è morto, ha solo cambiato veste. Questo vale per qualsiasi genere musicale, si potrebbe dire che anche il jazz sia morto. Ma non è così, perché ci sono ancora un sacco di musicisti jazz incredibili che fanno ancora musica. Allo stesso modo, ci sono ancora incredibili band rock ma anche band metal, o black metal, death metal e così via, è la stessa cosa per qualsiasi tipo di musica”.

Il fondatore dei Black Label Society, insomma, è contrario all’opinione comune ed è convinto che il rock abbia ancora molto da dire: “Sento anche tante persone sostenere che la chitarra sia ormai uno strumento morto – ha continuato – poi vai sui social e scopri che ci sono così tanti chitarristi incredibili e c’è ancora chi ha il coraggio di dire che la chitarra è morta? Ma per favore, tutto questo non ha senso. Quello che voglio dire è semplicemente che certe cose non si spengono mai. Nascono ma non muoiono mai”.

Dopo questo discorso generale sulla situazione del rock, Zakk ha parlato più nello specifico delle sue esperienze musicali, come quelle al fianco di Ozzy Osbourne in qualità di suo chitarrista. “A volte alcune persone che mi hanno sentito suonare i Black Sabbath o Jimi Hendrix mi hanno detto cose del tipo ‘Wow… non ho mai sentito un suono così orrendo in tutta la mia vita’. Per questo teniamo sempre dei secchi per vomitare a portata di mano – ha scherzato – io rido sempre per queste cose perché quando avevo 15-16 anni e mi esibivo ai birra party, suonavamo proprio i Black Sabbath e Jimi Hendrix. E adesso eccomi qui, a 52 anni, e ancora li suono alle feste. L’unica differenza è che adesso sono feste un po’ più grandi. È un bel periodo, senza dubbio, davvero fortunato”.

Per Wylde, insomma, l’importante è continuare suonare e cercando di farlo sempre al massimo delle proprie possibilità: “Ci sono sempre nuove sfide – ha aggiunto – io sono un artista e mi piace affrontarle, anche se comportano dei rischi. È come indossare scarpe con tacchi alti 8-10 centimetri e correre il rischio di rompersi un’anca, di slogarsi una caviglia, di rompersi un ginocchio o stirarsi un tendine. Nonostante questo – ha concluso – passo molto tempo ad assicurarmi che le mie calze a rete si abbinino bene ai miei tacchi, al mio fard o al mio ombretto. Butto un sacco di tempo così. Ma faccio questi sacrifici per l’arte”.

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