Bohemian Rhapsody, la biografa di Freddie si scaglia contro il film: «Sognava solo normalità e anonimato»

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Bohemian Rhapsody, la biografa di Freddie si scaglia contro il film: «Sognava solo normalità e anonimato»

Secondo Lesley-Ann Jones "la vita e la personalità di Freddie erano troppo complesse per un film di due ore appena"

«Freddie Mercury si sentiva imprigionato dalla fama». Tutto quello che desiderava erano «anonimato e normalità». A dirlo è una persona che conosceva bene il frontman dei Queen, Lesley-Ann Jones, la biografa di Mercury, che è stata anche tra i consulenti per le prime bozze della sceneggiatura del suo biopic, in uscita questo weekend. A Jones, però, Bohemian Rhapsody non è affatto piaciuto: «È un superficiale assemblaggio di istantanee», ha spiegato. «La sua vita e la sua personalità erano troppo complesse per un film di due ore appena».

Lesley-Ann Jones racconta di un Freddie Mercury diverso dalla sua iconografia ufficiale. «Era un uomo incredibilmente timido. Nel corso degli anni sono andata in tour con i Queen, era molto aperto nel raccontare come la fama e la fortuna lo avessero spinto a fare troppi compromessi e in alcuni casi addirittura lo avessero rovinato». Il suo ricordo preferito di Freddie era stare seduti insieme alle rive del lago di Ginevra a Montreux: «Mi disse che voleva essere seppellito lì senza fanfare una volta morto. Sapeva che il suo tempo era limitato, mi disse: "Quando me ne vado buttatemi in questo lago"».

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