In  ricordo di Ronnie Spector, incredibile voce delle Ronettes e ispirazione per generazioni tra musica e cinema

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In ricordo di Ronnie Spector, incredibile voce delle Ronettes e ispirazione per generazioni tra musica e cinema

Dall'esordio ad Harlem al tour con i Rolling Stones fino all'ispirazione per Martin Scorsese e Beach Boys

Si dice che la sua voce fosse «L’incontro perfetto di seta e carta vetrata». Ronnie Spector, nata con il nome di Veronica Yvette Bennett a New York nel 1943 è scomparsa il 12 gennaio a 78 anni nella sua casa nel Connecticut.

La sua voce ha segnato la storia della musica pop americana: nata dal matrimonio tra un padre irlandese e una donna di origine afroamericana e Cherokee in una famiglia multirazziale del quartiere di Washington Heights a Manhattan, Ronnie Spector è cresciuta assorbendo le influenze musicali della vicina Harlem che negli anni ’50 creano nelle strade di New York il genere doo-wop e comincia a cantare fin da bambina insieme alla sorella maggiore Estelle e alla cugina Nedra Talley.

«Ci trovavamo a casa di mia nonna e creavamo armonie a tre voci» ha raccontato Ronnie Spector che nel 1957, ispirandosi ad un gruppo doo-wop del suo quartiere, Frankie Lymon and the Teenager  (che nel 1956 arrivano al successo con il singolo Why Fools Do Fall in Love) forma una band, insieme ad altre tre cugine e a un cugino, Ira.

L’esordio sul palco è durante una delle serate per principianti organizzate all’Apollo Theater di Harlem da cui sono usciti alcuni dei più grandi talenti della musica nera. La band si presenta per cantare Why Fools Do Fall in Love, ma come ha raccontato Ronnie Spector: «Mio cugino Ira si è bloccato e non ha aperto bocca. Io ero la più piccola ma ho fatto un passo avanti e ho cantato con tutta la voce che avevo. Quando ho sentito i primi applausi ho cantato ancora più forte. Era tutto quello di cui avevo bisogno».

Ronnie, Estelle e Nedra rimangono in tre, prendono lezioni di canto due volte a settimana, scelgono il nome Ronnie and the Relatives e nel 1961 dopo una audizione con il produttore Stu Phillips pubblicano i primi due singoli, I Want a Boy e I’m Gonna Quit While I’m Ahead che non hanno molto successo. La band cambia nome in The Ronettes e continua ad esibirsi nei locali di New York in cerca di un’occasione, ma nessuna delle tre ragazze poteva aspettarsi quello che è successo.

Si presentano ad un’audizione con il produttore Phil Spector che le mette subito sotto contratto con la sua etichetta Philles Records (inizialmente voleva scritturare solo Ronnie, ma la madre gli dice che non avrebbe firmato senza sua sorella e sua cugina) e nel 1963 registrano una delle più grandi hit degli anni ’60, Be My Baby numero due in classifica in America. Un pezzo che diventa un classico del pop americano: viene usata nella colonna sonora di Mean Streets da Martin Scorsese nel 1973, in quella di Quadrophenia nel 1979 e nella prima scena di Dirty Dancing nel 1987 entrando nell’immaginario di tre decenni.

L’intro di batteria suonato da Hal Blaine (lo stesso che userà nel 1966 per registrare Strangers in the Night con Frank Sinatra) viene imitato, campionato o risuonato in decine di canzoni di ogni genere ed epoca, da Billy Joel ai Jesus & Mary Chain ai Manic Street Preachers fino a Amy Winehouse, Taylor Swift e Lana Del Rey.

Brian Wilson dei Beach Boys ha raccontato di essere rimasto ossessionato da Be My Baby per anni: «Ho sempre cercato di fare qualcosa che fosse al livello di quella perfezione ma non ci sono mai riuscito. Ho smesso di provarci, è la canzone migliore che sia mai stata fatta». «Ogni cosa nella mia vita è cambiata, tutto quello che avevo sognato si è realizzato» ha detto Ronnie Spector a proposito di Be My Baby.

Le Ronettes diventano il primo “girl group” di successo, pubblicano un’altra hit Baby I Love You e nel 1964 partono in tour in Inghilterra, incontrano i Beatles e girano l’Inghilterra con i Rolling Stones che vengono scelti come gruppo di spalla del loro tour. Ronnie Spector ha una relazione con Keith Richards: «La prima volta in cui sono andato in paradiso è quando mi sono svegliato e ho visto Ronnie Spector che dormiva al mio fianco con un sorriso sul volto» ha detto Keith, «Eravamo dei ragazzini».

Le Ronettes pubblicano altri singoli, Walking in the Rain, (The Best Part of) Breakin’ Up e Do I Love You, riescono a rimanere al successo anche durante la British Invasion dei gruppi inglesi e si sciolgono nel 1967 dopo un tour in Europa. Ronnie Spector sposa Phil Spector ed entra in un periodo buio della propria vita da cui esce solo con il divorzio nel 1972. «Phil era un produttore geniale ma non era in grado di vivere una vita normale fuori dallo studio» ha raccontato nella biografia Be My Baby: How I Survived Mascara, Miniskirts and Madness del 1990, «La musica che abbiamo fatto insieme vivrà per sempre, ma non i ricordi degli anni che ho passato con lui». Nel 1976 Ronnie Spector riprende in mano la sua vita e la sua carriera grazie a Steve Van Zandt che la chiama per cantare nell’album di debutto di Southside Johnny & The Asbury Jukes e per registrare con la E Street Band di Bruce Springsteen la cover di Billy Joel Say Goodbye to Hollywood. Torna al successo in modo del tutto casuale quando nel 1986 duetta con la popstar Eddie Money nel singolo Take Me Home Tonight che diventa uno dei video più trasmessi da MTV.

Ronnie Spector diventa un’icona, un simbolo della pura bellezza delle melodie dei girl group anni ’60, una voce unica nella musica americana, e un esempio per generazioni di cantanti (una su tutte Amy Winehouse) e star come l’attrice e modella Zendaya che la interpreterà nel biopic ispirato alla sua vita. Nel 2016 ha registrato l’album di cover English Heart in cui ha reso omaggio ai suoi amici, i gruppi della British Invasion con cui ha scritto la storia del rock: «Se qualcuno mi avesse detto negli anni ’60 che 50 anni dopo avrei cantato queste canzoni» ha detto in una delle sue ultime interviste con la rivista Rolling Stone, «Avrei detto: siete fuori di testa».

Quando Keith Richards ha introdotto Ronnie Spector con le Ronettes nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2007 ha detto: «Poteva cantare attraverso un muro di suoni. La sua voce non aveva bisogno di niente».  

 

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