Metallica, il racconto del tragico giorno in cui morì il bassista Cliff Burton

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Metallica, il racconto del tragico giorno in cui morì il bassista Cliff Burton

La tragica scomparsa del bassista segnò per sempre la vita del resto della band

Nel 1986 i Metallica stavano vivendo un momento d’oro ma poi, purtroppo, un tragico evento rovinò il loro momento più bello, segnando per sempre le loro vite: la morte del bassista Cliff Burton.

Con Master of Puppets, il loro terzo LP nonché il primo con una grande etichetta discografica, la Elektra Records, la band aveva raggiunto l’apice del successo. Nel disco Burton aveva dato il meglio di sé e, con il suo stile unico, aveva trasformato il ruolo del basso che fino ad allora era stato sempre quello di elemento ritmico: lui lo rese, invece, un elemento fondamentale nella melodia, compito che di solito veniva affidato solo alla chitarra. L’album riuscì a vendere oltre sei milioni di copie diventando il primo disco d’oro della band e oggetto di un tour grandioso che portò i musicisti anche in Europa.

Fu proprio qui che Burton trovò la morte: era la notte del 26 settembre del 1986 e i Metallica stavano viaggiando in Svezia per raggiungere la prossima tappa del tour. Kirk Hammett e il bassista tirarono a sorte pescando due carte per stabilire chi avrebbe scelto per primo la cuccetta sul bus. Burton pescò l’asso di spade e scelse il posto che precedentemente aveva occupato il chitarrista. “Io gli dissi ‘ok, prendi la mia cuccetta - ha raccontato Hammett nel documentario Behind the Music – io dormirò in quella di fronte, che probabilmente è anche migliore’”.

Poco prima delle 7 di mattina del 27 settembre, i musicisti si svegliarono bruscamente perché il pullman sul quale viaggiavano aveva iniziato a sbandare da un lato all’altro della strada. Ben presto il bus uscì di strada e si ribaltò su un lato: per l’impatto, Burton fu scaraventato fuori dal finestrino e subito dopo il bus, precipitando, gli finì addosso schiacciandolo.

Quando arrivarono i soccorritori fu fatto di tutto nella speranza di riuscire a salvare il bassista: il pullman venne sollevato con una gru, ma quest’ultima scivolò perdendo la presa e così il bus finì addosso al 24enne una seconda volta. Secondo alcuni presenti, Burton era già morto con l’incidente, mentre secondo altri forse era ancora vivo e perse la vita solo dopo essere stato schiacciato una seconda volta.

In seguito l’autista raccontò alle autorità di aver perso il controllo del mezzo dopo aver urtato del ghiaccio presente sulla carreggiata. Su questo aspetto ancora oggi ci sono dei dubbi: James Hetfield raccontò che subito dopo l’incidente tornò sulla strada che avevano appena percorso, vestito così come stava al momento dell’impatto, ossia con addosso solo i calzini e il pigiama: il frontman cercò il ghiaccio di cui parlava l’autista ma non lo trovò. I musicisti pensarono che l’autista avesse assunto droga o alcol, oppure che avesse avuto un colpo di sonno. Furono fatte le indagini e l’uomo risultò pulito ma circa la presenza di ghiaccio restano dei dubbi, così come sulla possibilità di un colpo di sonno.

Cliff Burton venne cremato e le sue ceneri furono poi sparse al Maxwell Ranch in California. Durante la cerimonia funebre fu suonata la canzone Orion della band, mentre sulla lapide commemorativa del bassista sono state incise queste parole del brano To Live Is To Die: “Cannot the Kingdom of Salvation take me home”.

La tragica morte di Burton è una delle vicende più tristi nella storia della musica; la perdita del compagno colpì profondamente i musicisti della band e anche tanti loro amici. Il primo chitarrista dei Metallica, Dave Mustaine compose In My Darkest Hour con i Megadeth in memoria dell’amico; gli Anthrax, invece, dedicarono a Burton il loro album Among The Living. Il 4 aprile del 2009, in qualità di componente dei Metallica, il nome del bassista è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame insieme a quello dei suoi compagni. Il suo nome resterà per sempre nella storia della musica e nel cuore dei fan.

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