Nel 1988 il giornalista inglese Jeremy Andrew Thackray entra a far parte della redazione della rivista Melody Maker dopo essere stato licenziato dai rivali del New Musical Express e sceglie uno pseudonimo che entra nella storia, Everett True. Dopo pochi mesi, trova e crea la sua prima storia: parte per Seattle per seguire la nuova scena grunge, la racconta per primo, incontra tutte le band, intervista i Nirvana e diventa amico di Kurt Cobain.
Si dice che sia stato lui a presentargli Courtney Love ad un concerto dei Butthole Surfers. Il suo modo di vivere e raccontare Seattle, l‘etica delle band e le influenze che collegano Replacements, Melvins, Mudhoney e Soundgarden contribuisce a lanciare il grunge nel mondo, e nel 2006 Everett True scrive il libro definitivo sui Nirvana, Nirvana: The True Story. Tra i racconti in presa diretta della vita dei Nirvana e del loro modo di vivere il salto dall’underground al successo c’è anche quello dell’abitudine di distruggere gli strumenti, ma anche qualsiasi cosa trovassero in hotel.
Everett True parte in tour con i Nirvana. La loro etichetta gli ha dato un budget massimo di 750 dollari a settimana per gli strumenti, ma loro lo superano ad ogni data. “Sono l’unica band al momento a conoscere davvero cosa è il rock’n’roll” scrive Everett True in un articolo pubblicato l’11 febbraio del 1991 dal titolo Station to Devastation.
Quando si trovano a suonare in un club con cui non hanno niente a che fare e si sentono intrappolati nel sistema che li sta lanciando al successo, reagiscono con rabbia e spaccano tutto. A Pittsburgh discutono con i proprietari di un locale, distruggono il camerino e Kurt chiude il concerto scagliando la chitarra nella grancassa della batteria di Dave Grohl: “E’ il tipico posto da cocainomani e mafiosetti, in cui suonano bar band come Huey Lewis and the News. Cosa c’entrano con il rock’n’roll?” dice Kurt a Everett True. Nel backstage del 9:30 Club di Washington DC, Everett True raccoglie anche una confessione di Kurt: “Non abbiamo ancora incendiato niente. Quando eravamo in Europa abbiamo quasi dato fuoco al nostro van”.

