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Virgin Radio Rock News Queen, Brian May: “ci dava fastidio quando il pubblico cantava le nostre canzoni durante i concerti”

Queen, Brian May: “ci dava fastidio quando il pubblico cantava le nostre canzoni durante i concerti”

Il chitarrista: "Pensai: perché non ascoltano e basta come fanno con i Led Zeppelin? Ma poi cambiammo idea"

Nel 1977, Brian May scrive uno degli inni più famosi nella storia del rock, We Will Rock You, un brano che nella tracklist dell’album News of the World è la prosecuzione naturale di We Are The Champions, scritta da Freddie Mercury. Due brani che escono come singolo il 7 ottobre 1977, diventano una hit in tutto il mondo, vengono inseriti nella Grammy Hall of Fame e vengono suonati da allora in tutti gli eventi sportivi.

È un omaggio dei Queen al pubblico che li ha sempre sostenuti fin dagli inizi della loro carriera, all’intensità di Freddie Mercury sul palco e alla sensazione di condivisione che la band avverte ad ogni tappa dei suoi tour : «Ai nostri concerti c’è la stessa atmosfera di una partita di calcio» dice Brian May, «Solo che con noi stanno tutti dalla stessa parte». Si dice che l’idea per i due brani gemelli sia arrivata dopo un concerto del tour di lancio dell’album A Day the Races alla Bingley Hall di Stafford nella Midlands inglesi: «Quando siamo usciti dal palco prima del bis, invece di imitarsi ad applaudire il pubblico ha cominciato a cantare un coro da stadio per noi. È stata una emozione incredibile» ha raccontato Brian May, che pensa subito ad un coro da stadio a tema rock e scrive We Will Rock You che diventa uno dei momenti più esaltanti dei loro concerti, dai tour dei due anni successivi raccolti nell’album dal vivo Live Killers del 1979, al trionfo del Live Aid con Freddie Mercury al massimo della potenza fino ai 26 concerti dell’ultimo Magic Tour nell’estate del 1986 .

Eppure, secondo quanto ha raccontato Brian May in un episodio della serie su YouTube The Greatest Live che raccata la loro carriera dal vivo, all’inizio i Queen erano «Irritati» quando il pubblico cantava le loro canzoni durante i concerti. Era la conseguenza del perfezionismo e della cura dell’art-rock dei primi quattro album dei Queen (Queen, Queen II, Sheer Heart Attack e A Night at the Opera) in cui la band sperimentava suoni, arrangiamenti e strutture musicali sempre più raffinate: «Pensavamo: ragazzi, abbiamo lavorato tantissimo su queste canzoni, perché non le ascoltate? Ma erano inarrestabili».

Nella prima metà degli anni ’70 questo tipo di partecipazione e vicinanza con la band era ancora una novità, soprattutto in Inghilterra: «Sono andato ad un concerto dei Led Zeppelin e non ricordo il pubblico che cantava le parole di Communication Breakdown» ha detto Brian May, «Invece una sera ad un nostro concerto hanno cantato ogni singola strofa delle nostre canzoni. Ci sono rimasto male, ho pensato: perché non ascoltano e muovono la testa come fanno con i Led Zeppelin?».

Dopo quella sera alla Bingley Hall di Stafford, tutto cambia: «Freddie era esaltato dall’energia che arrivava dal pubblico, ci siamo guardati e ci siamo detti: forse dovremmo incoraggiarli a  cantare ancora di più e vedere cosa succede. E così abbiamo iniziato a sperimentare e siamo arrivati a We Will Rock You».