The Who, Pete Townshend si racconta: “L’arresto mi ha salvato la vita”. Tutti i retroscena nella sua biografia

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The Who, Pete Townshend si racconta: “L’arresto mi ha salvato la vita”. Tutti i retroscena nella sua biografia

Il chitarrista anticipa i contenuti del suo nuovo libro The Age of Anxiety

Come tutte le rockstar, anche Pete Townshend ha vissuto una vita all’insegno del detto “sesso, droga & rock and roll”. Oggi, a 74 anni, il chitarrista ha deciso di raccontarsi, di parlare di ciò che ha vissuto e di chi è davvero, senza timore di affrontare anche argomenti scomodi. Di tutto questo la rockstar ha scritto nel suo nuovo libro dal titolo The Age of Anxiety, in uscita il 5 novembre: non si tratta di un’autobiografia come quella uscita nel 2013 con il titolo Who I Am, ma è piuttosto un romanzo nel quale, appunto, si parla di sesso, droga e rock and roll. 

In un’intervista al Daily Mail, Townshend ha voluto dare qualche anticipazione di ciò che i fan potranno leggere poi nel libro. “Ciò che racconto in questo libro non è qualcosa che ho vissuto io, in prima persona – ha subito precisato – non sono mai stato accusato di stupro, neanche lontanamente. Poi certo, di sesso ne ho fatto tanto e ho anche vissuto una vita selvaggia, ho bevuto molto. Ma ricordo tutto ciò che ho fatto e sono sicuro di non poter mai essere accusato di stupro”.

In passato, però, il musicista è stato accusato di un’altra cosa molto grave. Ecco perché ha voluto parlarne, affrontando l’argomento forse più spinoso della sua vita, ossia quello del suo arresto avvenuto nel 2003: l’accusa era quella di aver usato la sua carta di credito per accedere a un sito pedopornografico. In realtà, Townshend non scaricò alcuna immagine però, nell’iscriversi al sito, accettò una policy che gli è valsa poi la denuncia; in seguito al suo arresto, il musicista spiegò di aver fatto quel che ha fatto solo con l’intento di dimostrare la complicità delle banche nell’industria della pedopornografia. 

Per la cronaca, il mio arresto – ha detto – è stato forse una delle cose migliori che mi sia mai accaduta. Probabilmente mi ha salvato la vita”. In quel periodo, infatti, il chitarrista avrebbe dovuto sottoporsi a dei controlli per prevenire il cancro all’intestino, visto che il padre era morto proprio a causa di questa malattia ereditaria. “Avevo un polipo all’intestino – ha raccontato – mentre aspettavo che la polizia analizzasse i miei computer ho deciso di sottopormi alla colonscopia che avevo rimandato per così tanto tempo. Il dottore mi ha mostrato il polipo e mi ha detto ‘Questo ti avrebbe ucciso nel giro di sei mesi’. Per questo motivo si può dire che l’arresto mi abbia salvato la vita”. 

Nonostante questo, questi guai con la legge lo hanno segnato: “È qualcosa a cui ripenso spesso – ha confessato – mi impegno a sostenere le associazioni che si occupano di aiutare i bambini che hanno subito abusi sessuali, compresi quelli che vengono fotografati. No, non penso sia una cosa che ho superato. Tuttavia – ha aggiunto – l’arresto mi ha salvato la vita sotto tanti punti di vista perché mi ha liberato dall’idea che io sia in grado di poter sempre sistemare le cose. Ho la sindrome del cavaliere”. Lo stesso Townshend da piccolo ha subito maltrattamenti, da parte di sua madre, dei suoi insegnanti e persino quando frequentava i Sea Scouts, una famosa associazione americana di boy scouts.

Mi sento libero da tutto questo adesso – ha spiegato – sono riuscito a lasciarmi tutto alle spalle. È come quando le signore anziane dopo aver avuto un attacco di cuore dicono ‘Dio trova sempre il modo per farti rallentare un po’ il ritmo’. Era qualcosa di cui avevo bisogno”. 

E se oggi va avanti e continua a suonare è anche merito dei fan: “Fanno ancora di tutto per venirci a vedere – ha detto – sono incredibilmente fedeli. È come se seguissero una pessima squadra di calcio ma senza preoccuparsi di come gioca”.

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