Soundgarden, il produttore ricorda la genesi di Spoonman: “Fu incredibile, c’era sangue ovunque”

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Soundgarden, il produttore ricorda la genesi di Spoonman: “Fu incredibile, c’era sangue ovunque”

Il brano fu ispirato da un artista di strada che suonava se stesso con dei cucchiai

Spoonman è una canzone molto famosa dei Soundgarden: contenuto nell’album Superunknown del 1994, questo brano fu lanciato come primo singolo tratto dal disco e racconta una storia vera. La canzone, infatti, fu ispirata da un artista di strada di Seattle che si faceva chiamare Artis the Spoonman: il suo spettacolo consisteva nel creare musica utilizzando cucchiai di forma e dimensione diverse.

Artis ha partecipato anche alla registrazione del brano dei Soundgarden e quella session fu davvero incredibile. A ricordare quella giornata è oggi Michael Beinhorn, l’allora produttore della band che nella sua carriera ha lavorato con tanti altri grandi artisti, come i Red Hot Chili Peppers, Marylin Manson e Ozzy Osbourne.

A proposito della canzone in questione, Beinhorn ha spiegato: “Il brano è abbastanza secco, fatta eccezione per ciò che è stato poi aggiunto nel mix, che non è poi molto per quanto io ne sappia – ha detto in un’intervista per Produce Lika e Pro – nessun ritardo, ci sono solo le percussioni. Ma per spiegarvi questo punto, bisogna tornare indietro alla genesi del pezzo stesso. Questa canzone parla di un ragazzo di nome Artis, un musicista di strada di Seattle. Era lui Spoonman ed è questo il motivo per il quale sentite questo rumore metallico sullo sfondo, visto che Artis partecipò alla registrazione del brano”. 

È stato uno degli eventi più memorabili ai quali io abbia mai assistito in uno studio di registrazione in tutta la mia vita – ha continuato il produttore – Artis si presentò allo studio con questa specie di sacco a pelo che conteneva tutta una serie di utensili di metallo. Vedendoli, noi tutti ci chiedemmo ‘Che diavolo farà con questi oggetti?’”.

E fu così che quell’artista di strada al quale era dedicata la canzone partecipò alla realizzazione del brano suonando quelli che erano i suoi strumenti musicali nel bridge del pezzo: “Così impostammo i microfoni utilizzando per lui mi pare una coppia del modello 67 – ha raccontato ancora Beinhorn – a un certo punto lui disse ‘Assicuratevi di avere la telecamera accesa, perché desidererete rivedere ciò che sto per fare’. Così partì la canzone e lui si tolse la maglietta per poi iniziare a colpirsi ovunque con questi strumenti di metallo e a produrre la musica praticamente con il suo stesso corpo”. 

Fu incredibile – ha continuato – tutti quanti nello studio restammo seduti a guardarlo, non avevamo mai visto nulla di simile. Si stava letteralmente colpendo e anche molto forte con questi cucchiai di metallo, non sto scherzando. E abbiamo persino fatto circa cinque prove. Alla fine c’era sangue ovunque. A forza di suonare in quel modo Artis si stava provocando delle ferite. Un’espressione come ‘soffrire per la propria arte’ non è stata mai tanto azzeccata come in quell’occasione. È stato davvero sensazionale”. 

Artis the Spoonman divenne poi anche il protagonista del video della canzone dei Soundgarden che, per la clip, decisero di lasciare spazio alla sua arte e di comparire solo attraverso alcune foto.

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