Led Zeppelin, Jason Bonham parla della mancata reunion: "Rendermi conto che non sarebbe mai più accaduto mi ha distrutto”

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Led Zeppelin, Jason Bonham parla della mancata reunion: "Rendermi conto che non sarebbe mai più accaduto mi ha distrutto”

Il figlio dello storico batterista della band ricorda i bei momenti passati con i leggendari musicisti

Alla storica reunion dei Led Zeppelin nel 2007, Jason Bonham prese il posto di suo padre alla batteria. Quell’esperienza, durata in realtà solo poche settimane, ha avuto un impatto molto forte su di lui a livello emotivo: se da una parte è stata un’avventura bellissima, dall’altra, quando è terminata, gli ha lasciato addosso una sorta di nostalgia che forse in parte ancora si porta dietro. Nonostante l’enorme pressione addosso e la grande responsabilità che gli era stata affidata, Jason ha sempre detto che quella è stata una delle più importanti esperienze della sua carriera. Dopo il rifiuto di Robert Plant di portare avanti la reunion, i restanti membri dei Led Zeppelin decisero di cercare un altro cantante e fecero vari provini, anche a Steven Tyler e Myles Kennedy, ma non riuscirono a portare avanti il progetto, con grande dispiacere di Jason.

Ma del resto, si sa, le cose belle sono destinate a finire; il segreto è riuscire a goderne pienamente nel momento in cui accadono e Jason ci è riuscito. Il batterista ha ricordato come andarono le cose in un’intervista per Q105.7: “In quel periodo, quell’esperienza era una di quelle per le quali dovevo ricordare a me stesso di godermela, molto semplicemente – ha spiegato – mi dicevo ‘non restarne intrappolato perché potrebbe non accadere mai più’. È stata un’esperienza davvero bella e anche lunga, non l’ho percepita come breve. Ho assaporato ogni momento e mi sono lasciato coinvolgere. Ho sempre espresso il desiderio di suonare insieme a loro Black Dog – ha continuato – e posso dire che persino su Ramble On ho iniziato a riuscirci bene, mi sentivo a mio agio. Dopo Black Dog, ho iniziato a fare cose che non avevo mai fatto prima. Si potrebbe dire che è stato proprio in quel momento che ho iniziato a essere davvero a mio agio. Penso ancora che abbiamo realizzato alcune delle più belle versioni delle loro canzoni. Adoro la versione di Nobody’s Fault But Mine, In My Time Of Dying e Kashmir”. 

Robert Plant spiegò di aver accettato di partecipare alla reunion anche per Jason che, proprio in quel periodo, era riuscito a uscire dal tunnel della dipendenza: “È stato davvero speciale – ha spiegato il batterista – non solo suonare con loro, ma anche trascorrere del tempo con loro, sei settimane. Siamo andati a cena insieme qualche volta. Poi ho trascorso del tempo con Robert nelle Midlands dove viveva. Ho trascorso del tempo con Jimmy Page quando mi trovavo a Londra, l’ho scarrozzato ovunque. Non potevo chiedere di meglio. Ormai ero un uomo che trascorreva del tempo con loro, non più il bambino che sono stato ai tempi che furono. Eppure mi sentivo ancora come quel bambino”.

Dopo quelle meravigliose sei settimane trascorse insieme ai Led Zeppelin, Jason Bonham è però dovuto tornare alla realtà: “Dopo poco tempo, Robert in persona mi disse che la reunion non sarebbe andata avanti – ha raccontato ancora il batterista – ma è stato comunque qualcosa di davvero speciale per me. Poco più tardi, dopo che Robert mi aveva informato circa la sua decisione, ho ricevuto la telefonata di Jimmy e John Paul e poi abbiamo iniziato a fare un po’ di prove insieme”.

Iniziare a scrivere, trovarsi nella situazione di poter scrivere con quei due artisti era un altro mondo – ha continuato – a un certo punto Jimmy si è girato verso di me e ha detto ‘Ok, hai qualche idea sulla quale vorresti lavorare, Jason?’. E io gli ho risposto tipo ‘Cosa?’. È stato così divertente far parte di quell’ambiente e stare lì con loro. La fine di tutto questo – ha sottolineato – mi ha distrutto persino di più della fine della reunion dei Led Zeppelin. È stato terribile rendersi conto che tutto quello non sarebbe mai più accaduto”. 

Proprio per concentrarsi sul lavoro con Jimmy Page e John Paul Jones, tra l’altro, Jason abbandonò i Foreigner, gruppo nel quale militava all’epoca; ma nonostante il progetto con i Led Zeppelin sia poi naufragato, il batterista non si pente della sua scelta, perché di certo il tempo trascorso accanto a questi grandi musicisti ha contribuito alla sua crescita, sia a livello professionale sia a livello personale.

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