Temple Of The Dog: la vera storia di un disco entrato nella leggenda del rock

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Temple Of The Dog: la vera storia di un disco entrato nella leggenda del rock

Fu Chris Cornell a dare vita al supergruppo in memoria del vocalist dei Mother Love Bone, Andy Wood

Il 16 aprile del 1991 i Temple Of The Dog pubblicarono l’omonimo album che è passato alla storia e che è amatissimo ancora oggi da tutti i fan dei componenti di quel supergruppo e non solo. In realtà, la storia di questo disco è iniziata circa un anno prima, il 19 marzo del 1990: quel giorno accadde una tragedia che sconvolse il mondo della musica e, in particolare, la scena musicale di Seattle.

Stiamo parlando della morte di Andy Wood, il frontman dei Mother Love Bone, scomparso a causa di un’overdose da eroina. Il cantante era molto legato a tanti altri esponenti della panorama musicale grunge dell’epoca, genere che proprio in quel periodo stava iniziando a farsi largo, per poi raggiungere il suo momento d’oro poco tempo dopo. La sua morte cambiò tutto per tanti musicisti, a cominciare da Chris Cornell: fu proprio il leader dei Soundgarden a concepire l’idea di un tributo alla memoria dell’amico scomparso. La sua idea era quella di utilizzare la musica come una sorta di catarsi, come un mezzo per esprimere quei sentimenti di dolore e rassegnazione di fronte a quell’assurda morte. Secondo lui, riuscire a sfogare quella sofferenza poteva rappresentare per tutti loro un modo per affrontare la scomparsa di Andy, per accettarla e andare avanti.

È proprio su questa base che Chris scrisse due delle canzoni che faranno poi parte di quell’album, ossia Reach Down e la toccante Say Hello 2 Heaven, entrambe dedicate a Wood. “Ho pensato fosse una grande cosa – ha spiegato poi Cornell ai microfoni della radio di Seattle, KISW-FM – stare lontano da casa e non vedere i luoghi che frequentavo con lui o le cose che mi avrebbero fatto pensare a lui e ho pensato che sarebbe stato fantastico, ma in realtà era orribile perché non ne potevo parlare con nessuno. Così ho iniziato a scrivere delle canzoni. Questa era l’unica cosa che pensavo di poter fare”. 

I pezzi che ho scritto – ha spiegato ancora Chris – non erano stilisticamente vicini allo stile dei Soundgarden, non rappresentavano qualcosa che noi avremmo suonato normalmente, ma costituivano del materiale che ad Andy sarebbe davvero piaciuto molto, così ho deciso di non buttarlo via né di lasciarlo chiuso in un cassetto”. Quella musica parlava di Andy e a suonarla, raccontando la sua storia, non potevano che essere i suoi amici di sempre: fu così che Chris contattò due dei membri dei Mother Love Bone, ossia Stone Gossard e Jeff Ament, musicisti che in seguito diedero vita a un’altra grande band, i Pearl Jam.

Chris chiese loro di far parte del suo progetto e loro ne furono entusiasti: “Avevo iniziato a fare amicizia con questi ragazzi prima che Andy morisse – ha raccontato Cornell in proposito – e così ho pensato che fosse una buona idea coinvolgerli. Anche loro avevano del materiale al quale avevano lavorato sia prima che dopo la sua morte. All’inizio sembrava fosse quasi un requiem, ma alla fine abbiamo concluso dicendoci ‘Facciamo un album’, e così è nata questa collaborazione e questo è ciò che è poi diventata”. Chris si riferiva, appunto, all’album Temple Of The Dog, il primo e unico disco nato dal supergruppo che si formò proprio in onore di Andy Wood.

Fu una grande cosa anche per noi – ha spiegato in seguito Jeff Ament – perché io e Stone stavamo ancora cercando di capire cosa diavolo avremmo dovuto fare. Questa collaborazione ci ha trasportato di nuovo all’interno di una band dove avremmo potuto suonare e fare musica e in un certo senso è stato così bello che alla fine abbiamo deciso di non fermarci più”. Dopo la scomparsa del loro cantante che era poi, di fatto, l’anima dei Mother Love Bone, gli altri componenti della band vissero comprensibilmente un periodo di confusione, non sapendo se e come avrebbero dovuto continuare. Ma la musica era il loro destino e nemmeno questa tragedia avrebbe mai potuto cambiare ciò che loro erano.

Ecco perché Jeff Ament e Stone Gossard per andare avanti sono ripartiti proprio dalla musica fondando, di lì a poco, i Mookie Blaylock, che poi diventarono i Pearl Jam: a loro si unì un giovane e talentuoso cantante proveniente da San Diego, Eddie Vedder, che li colpì facendo un provino e incise poi con loro quello che diventò il loro primo grande album, Ten.

Nel grande progetto dei Temple Of The Dog, Cornell coinvolse poi anche il batterista dei Soundgarden, Matt Cameron (che tempo dopo entrò a far parte dei Pearl Jam dove suona tuttora), mentre Ament e Gossard coinvolsero il chitarrista dei Pearl Jam, Mike McCready, e poi anche lo stesso Vedder, che iniziava ormai a integrarsi nell’ambiente musicale di Seattle. In realtà, fu lo stesso Cornell a volere a tutti i costi anche la voce di Eddie per la canzone che è considerata da molti il vero capolavoro di questo supergruppo, ovvero Hunger Strike: “Lui venne a sentire una delle nostre prove con i Temple Of The Dog perché era in città – ha raccontato Chris – credo fosse la settimana in cui stava provando con i Pearl Jam e in seguito mi ha detto che gli piaceva davvero tanto quella canzone che, tra l’altro, insieme a un altro paio di pezzi, rappresentava qualcosa che stilisticamente non avevo mai fatto in nessun disco. Non era proprio il mio modo di cantare e, ascoltando Eddie, ho subito pensato che la sua voce fosse perfetta per quella canzone e che avremmo potuto fare un grande duetto. Così lui l’ha provata, cantandone metà senza nemmeno sapere che avrei voluto la cantasse. E l’ha cantata esattamente nel modo io pensavo di farla, così, istintivamente”.

Grazie al suo talento naturale che colpì Chris, Vedder si unì agli altri nel progetto, cantando anche in altri pezzi, come Pushin Forward Back, Your Savior e Four Walled World. Il suo ingresso nei Temple Of The Dog fu del tutto casuale ma l’esito fu meraviglioso: “Quando gliel’ho chiesto lui ne fu lusingato – ha raccontato Cornell – era qualcosa che nessuno di noi aveva pianificato. È semplicemente successo che lui si trovasse là al momento giusto e che fosse un bravo ragazzo e un cantante incredibile. Ho pensato che il nostro fosse davvero un bel progetto, così mi sono detto ‘perché non coinvolgere anche lui?’”. 

Questo progetto, dunque, è nato in modo del tutto spontaneo e si è trasformato in qualcosa di grande, qualcosa che nessuno di loro si aspettava: il disco è stato registrato in soli 15 giorni al London Bridge Studios di Seattle, insieme al produttore Rick Parasher che suggerì ai ragazzi di concentrarsi solo sul loro materiale inedito piuttosto che sul fare delle cover di Wood, considerando il problema per i diritti che sarebbe scaturito. Quando uscì, però, questo album fu accolto senza troppo entusiasmo; uscì prima dei capolavori Superunknown dei Soundgarden e Ten dei Pearl Jam e, com’è noto, questi due dischi portarono le due band alla ribalta. Fu così che nel 1992 la casa discografica A&M Records ebbe l’idea di ripubblicare il disco Temple Of The Dog, facendo uscire Hunger Strike come singolo con tanto di video con tutti i musicisti coinvolti nel supergruppo, gli stessi musicisti che in quel momento, grazie al grande successo ottenuto nelle rispettive band, erano richiestissimi anche dal circuito mainstream, come ad esempio dai canali di MTV

Il resto è storia: Hunger Strike scalò ben presto tutte le classifiche, attestandosi nella top 5 dei singoli più venduti. “Questa è una delle tantissime incredibili canzoni scritte da Chris”, ha detto in seguito Mike McCready, che fu onorato di suonare in quel brano e anche in altri del disco, un’esperienza unica per lui, visto che era la sua prima volta in assoluto in uno studio di registrazione. Il singolo fece aumentare anche le vendite dell’album, che arrivò in quinta posizione nella classifica di Billboard; il secondo singolo, Say Hello 2 Heaven, raggiunse la vetta come il primo, mentre purtroppo il terzo, Pushin Forward Back, non riuscì a eguagliare i primi due.

Il disco dei Temple Of The Dog è stato poi riproposto nel 2016 in un’edizione speciale per il 25esimo anniversario dell’uscita: negli anni sia i Soundgarden che i Pearl Jam hanno spesso suonato live, insieme e non, i brani di questo album, mantenendo viva non solo la memoria di quello che fu un grande talento della musica scomparso troppo presto, Andy Wood, ma anche il ricordo di quegli anni nei quali tutti questi artisti iniziavano a muovere i primi passi nel mondo della musica per poi scrivere una pagina importante della sua storia, entrando nella leggenda.

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