Queen, Bohemian Rhapsody: ecco perché probabilmente non ci sarà un sequel

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Queen, Bohemian Rhapsody: ecco perché probabilmente non ci sarà un sequel

Dopo il trionfale successo, sono in tanti a chiedersi verrà realizzato un altro film per raccontare gli ultimi anni di Freddie Mercury

Il biopic che racconta la storia dei Queen e, in particolare, di Freddie Mercury, Bohemian Rhapsody, ha ottenuto un successo planetario, culminato con la vittoria dell’Oscar come Miglior attore protagonista di Rami Malek, l’attore che ha interpretato il frontman della band. Visti gli ottimi risultati ottenuti dalla pellicola, sono in tanti a chiedersi se in futuro verrà prodotto un sequel.

Qualche mese fa, Brian May scherzò proprio su questo, dicendo che l’ipotesi non era da escludere ma poi non è stato più detto nulla in merito. Sebbene d’istinto verrebbe da pensare che Bohemian Rhapsody sia già perfetto così com’è stato realizzato e che non abbia dunque bisogno di un seguito, in realtà ci sono alcuni fattori che renderebbero un secondo film più che legittimo.

Innanzitutto, bisogna considerare il fatto che, per riuscire a condensare 15 anni di storia in sole due ore di film, la produzione ha dovuto fare delle scelte e porre maggiore attenzione su alcuni aspetti, trascurandone per forza di cose degli altri: ad esempio, nel film vediamo Freddie Mercury scoprire di essere sieropositivo poco prima del Live Aid, concerto che chiude la pellicola. In realtà, il cantante scoprì la sua malattia solo dopo quell’evento. Inoltre, nel film la storia d’amore tra Freddie e Jim Hutton è un argomento marginale nella storia, mentre nella realtà questa fu probabilmente la relazione più importante per l’artista: i due si conobbero nel 1985 e Jim rimase accanto a Freddie fino alla sua morte, avvenuta nel 1991. Lo stesso Rami Malek, in più occasioni, ha riconosciuto che questa grande storia d’amore avrebbe meritato più spazio nel biopic. Al contrario, alla relazione con Mary Austin e alla scoperta della bisessualità di Freddie è stato dato molto spazio; poi sono stati trascurati anche l’importante ruolo del dj Kenny Everett agli esordi della band e tanti altri aspetti che avrebbero meritato di essere raccontati in maniera più dettagliata. 

Oltre a tutti questi elementi, c’è anche da dire che la storia di Freddie Mercury e dei Queen non finì affatto con il Live Aid, come potrebbe sembrare dal film: come hanno spiegato più volte i produttori, sicuramente quello è stato un evento chiave nella carriera dei Queen che, come confermato dagli stessi Brian May e Roger Taylor, in quel momento erano sul punto di sciogliersi e, invece, proprio grazie alla partecipazione a quel concerto sono riusciti a ritrovarsi. Ma da lì, appunto, la loro storia è andata avanti, collezionando altri successi: la band ha infatti pubblicato altri tre album, A Kind Of Magic nel 1986, The Miracle nel 1989 e Innuendo all’inizio del 1991. Freddie Mercury morì nel novembre di quello stesso anno, ma fino ad allora continuò a lavorare, a comporre e a registrare dei pezzi che sono poi stati raccolti nell’album postumo Made in Heaven, uscito nel 1995.

Insomma, considerando tutti questi aspetti, l’idea di un sequel non sarebbe poi così insensata, ma sarebbe comunque una lama a doppio taglio. Il problema è capire cosa raccontare ancora e come raccontarlo, considerando che a questo punto non sarebbe affatto facile ottenere lo stesso successo di Bohemian Rhapsody. Secondo alcuni rumors, l’ipotetico secondo film potrebbe raccontare il post-Mercury, ossia la storia dei Queen dopo la scomparsa del frontman; è difficile, però, che il racconto dell’esperienza con Paul Rodgers o di quella con Adam Lambert possa interessare il pubblico come la storia di Freddie. Allo stesso tempo, è anche impensabile raccontare gli ultimi giorni di vita del cantante perché sarebbe davvero straziante ed eccessivamente drammatico. L’intento di un eventuale sequel dovrebbe essere lo stesso del film già prodotto, ossia quello descritto dal produttore di Bohemian Rhapsody, Graham King: “Bisogna sollevare il pubblico, non farlo deprimere o rattristare per Freddie e per ciò che ha passato nella sua vita”.

Secondo altre voci, l’ipotetico nuovo film potrebbe raccontare gli ultimi anni della band con Freddie e culminare, però, non con la sua morte ma con il grande concerto tributo alla sua memoria che ha avuto luogo il 20 aprile 1992, esibizione che, tra l’altro, ha segnato anche l’addio del bassista John Deacon. In questo modo sarebbe possibile seguire il consiglio di King, ossia concludere l’opera con un culmine a livello emotivo, come è stato con il Live Aid per il primo film, senza però dover per forza raccontare nei dettagli l’ultima fase della vita di Freddie Mercury.

Le difficoltà di un’eventuale realizzazione di un sequel di successo sono dunque notevoli; per questi motivi al momento appare abbastanza improbabile che qualcuno decida di avventurarsi in questa impresa. Per raccontare ancora i Queen e Freddie Mercury senza rischiare di essere scontati o eccessivamente drammatici, è necessario trovare la chiave di lettura giusta e per i produttori di Bohemian Rhapsody significherebbe rischiare molto, senza alcuna garanzia di ottenere lo stesso successo di questo primo film. Forse sarebbe meglio lasciare le cose come stanno, anche perché, come ha detto più volte Brian May, il Live Aid ha rappresentato il miglior finale per questa storia, il suo “naturale epilogo”.

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