Droga e Rock and Roll, i pentimenti delle rock star: Steven Tyler è "pulito" da 9 anni, Joe Walsh non beve da 25

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Droga e Rock and Roll, i pentimenti delle rock star: Steven Tyler è "pulito" da 9 anni, Joe Walsh non beve da 25

In una recente intervista il leader degli Aerosmith e il chitarrista degli Eagles hanno raccontato il loro passato

Com’è noto, tanti musicisti della scena rock hanno fatto, o fanno tuttora, uso di sostanze stupefacenti. Fortunatamente c’è anche chi dal tunnel della dipendenza è riuscito a uscirne e oggi può parlarne apertamente e magari essere anche d’esempio a chi, invece, non riesce a ritrovare la retta via.

Un articolo di GQ riporta le dichiarazioni su questo argomento di due artisti in particolare, il leader degli Aerosmith, Steven Tyler, e l’ex chitarrista degli Eagles, Joe Walsh. Entrambi i musicisti, raggiunta i 70 anni, guardano al passato forse con qualche rimpianto, ma oggi si dicono orgogliosi di aver vinto la battaglia contro la dipendenza.

Sono al quarto giro – ha detto Steven Tylera dicembre saranno nove anni che sono pulito e ne sono molto orgoglioso”. Prima di raggiungere questo risultato, però, Steven aveva provato a chiudere con la droga più volte e ha dunque avuto diverse ricadute, l’ultima delle quali è stata molto pesante, perché è stata dura uscirne. “Ho dovuto sottopormi ad alcune operazioni, ho dovuto prendere dei farmaci, sono dovuto stare a letto e ho pure rotto con la mia fidanzata – ha raccontato – è questa la ricetta”. Le sue prime esperienze con la droga risalgono a quando aveva 17-18 anni e ha iniziato a fumare marijuana: “Ero un bellissimo ragazzo che viveva nei boschi del New England, nel New Hampshire – ha raccontato il cantante – così sono cresciuto, nei boschi ascoltando il vento. C’era solo il silenzio e Madre Natura, nessun altro e sembrava tutto bellissimo e magico. Quando ho iniziato a fumare l’erba, nel '65-'66, queste sensazioni magiche sono aumentate”.

Noi musicisti eravamo convinti che la strada per la saggezza fossero gli eccessi – ha detto ancora Tyler – ma le cose sono peggiorate negli anni '80. Stupidamente e ingenuamente, quando è capitato che un album non andasse bene come quello prima ho pensato che non avessi bevuto abbastanza. Il problema dell’uso di droga – ha concluso – è che funziona all’inizio ma smette di funzionare alla fine. Ti butta giù. Si può finire solo in tre modi: in prigione, al manicomio o sotto terra”.

A proposito di alcool, la dipendenza dalla bottiglia è quella che ha accompagnato Joe Walsh durante gran parte della sua carriera ma, per fortuna, anche lui è riuscito a uscirne e ha raccontato che ormai non beve più da 25 anni. “Sono riuscito a chiudere con questa cosa orribile – ha detto – ho fatto cose folli, non avevo più nessun amico, mi sono persino scordato di essere un musicista e che suonavo la chitarra. Ho smesso di fare ogni cosa – ha ricordato – mi sono isolato e mi sono chiuso dentro casa, dove avevo il mio piccolo universo di cui ero il sovrano. L’unica cosa che contava per me era non rimanere mai senza vodka e cocaina”.

Il problema di molti musicisti è che si convincono di non poter creare senza utilizzare le sostanze stupefacenti: Tyler, ad esempio, ha raccontato che quando è stato costretto ad andare in riabilitazione dai suoi compagni di band che lo avevano minacciato di sciogliere il gruppo, la sua unica paura era quella che gli facessero il lavaggio del cervello o che potesse perdere la sua creatività. I suoi amici, in realtà, lo salvarono costringendolo a curarsi.

Anche Jow Walsh temeva di non riuscire più a comporre o a suonare ma poi è stato salvato proprio dai suoi colleghi: “Dopo 15 anni, Don Henley e Glenn Frey un giorno sono venuti da me e mi hanno detto che stavano pensare di riunire gli Eagles – ha raccontato il chitarrista – ‘Non possiamo farlo senza di te, ma non possiamo farlo nemmeno se non sei sobrio’, mi dissero queste parole. In sostanza, se mi fossi ripulito gli Eagles sarebbero tornati a suonare insieme. A quel punto mi sono detto ‘amico, questa è la tua occasione per uscirne’”.

Sia Tyler che Walsh hanno nostalgia, in parte, di quegli anni in cui si sentivano liberi di fare qualsiasi cosa ma adesso quel periodo è finito. “Sì, a volte mi manca com’ero – ha detto il leader degli Aerosmith – ma quando scopri cosa accade quando ti spingi troppo oltre, non vuoi più ricaderci. So che potrebbe accadere, per questo mi circondo di persone sobrie e mi affido a loro”. “Ho dei bei ricordi di alcune serate – ha concluso invece Walsh – e di alcune canzoni che forse non avrei mai scritto se non fossi stato su di giri. C’è qualcosa di bello e di brutto in quel periodo. Ma adesso sono certo che se ci ricadessi non ne uscirei più – ha sottolineato – e non voglio farlo. La vita è troppo bella”.

 

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