Chris Cornell, Vicky parla per la prima volta della morte del marito: "Chris non aveva mai avuto pensieri suicidi, e non era depresso"

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Chris Cornell, Vicky parla per la prima volta della morte del marito: "Chris non aveva mai avuto pensieri suicidi, e non era depresso"

La vedova: "Era confuso, non parlava correttamente, era evidente che qualcosa non andava. Era in una specie di delirio. Trenta minuti dopo non c’era più"

Vicky Cornell ha parlato per la prima volta del suicidio di suo marito Chris Cornell, che si è tolto la vita nella sua stanza d’albergo a Detroit dopo un concerto dei Soundgarden il 18 maggio 2017 e ha descritto l’impatto devastante della tragedia sulla sua famiglia come: “Uno tsunami. Non era neanche immaginabile”. Chris Cornell, sposato con Vicky Karayannis dal 2004 e padre di una figlia, Toni e di un figlio Christopher Nicholas di 13 e 12 anni, era in un momento di grande creatività, uno dei migliori della sua carriera. Il suo ultimo album solista Higher Truth del 2015 era stato un grande successo e i successivi tour semi acustici in teatro lo avevano consacrato come un interprete straordinario, capace di andare con la sua voce ben oltre i confini della sua personalità da semidio del metal. Nel frattempo i tour di reunion con i Soundgarden a partire dal 2010 sono un successo, così come le incursioni nel mondo del cinema con la cover di Stay With Me Baby per la serie televisiva Vinyl e il brano scritto per i titoli di coda del film The Promise, la sua ultima registrazione.

Il crollo psicologico improvviso che lo ha portato al suicidio poche ore dopo essere sceso dal palco del Detroit Fox Theater con i Soundgarden rimane un mistero. Vicky Cornell ha puntato il dito contro un farmaco, Ativan (durante l’ultima telefonata con la moglie, Chris ha detto di averne preso “forse una o due di troppo”) e ha presentato una denuncia contro il suo medico Robert Koblin per averglielo prescritto per un periodo di venti mesi senza mai fare una visita di controllo, che si è risolta nell’aprile 2021 con un accordo riservato.  

Chris non aveva mai avuto pensieri suicidi, e non era depresso” ha detto Vicky in un’intervista radiofonica, “Si stava curando.” L’esame tossicologico effettuato durante l’autopsia ha rivelato la presenza di diverse sostanze (dall’ansiolitico lorazepam presente nell’Ativan all’analgesico Butalbital) ma tutte in dosi terapeutiche, e ha concluso che i medicinali non sono da considerare tra le cause di morte. “Io so perché è successo” ha detto Vicky Cornell che ha parlato con Chris al telefono alle 23.15 la notte del 17 maggio, subito dopo il concerto: “Era confuso, non parlava correttamente, era evidente che qualcosa non andava. Era in una specie di delirio. Trenta minuti dopo non c’era più.” È stata Vicky, allarmata dalla telefonata a chiamare la guardia del corpo di Chris Cornell, Martin Kirsten che a mezzanotte e quindici sfonda la porta della sua stanza al MGM Grand Detroit Hotel (dopo aver allertato la sicurezza che dice di non poter intervenire) e lo trova impiccato nel bagno con un nastro di gomma usato per chiudere le casse con gli strumenti e il materiale. L’ambulanza arriva alle 12.56 e Chris Cornell viene dichiarato morto alla 1.30 di notte.

Vicky Cornell ha detto che oltre al lavoro di prevenzione e ascolto necessario per prevedere le conseguenze tragiche dei problemi di salute mentale e depressione (che porta avanti attraverso la Chris and Vicky Cornell Foundation creata con il marito nel 2012), l’unico modo per superare la tragedia è continuare a parlare di Chris con i figli e tutte le persone che conoscevano: “Per mantenerlo in vita nella nostra casa. Lasciateci parlare di lui ogni giorno, è la cosa più importante.

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