Pink Floyd, l'inquietante storia della scrittura di Wish You Were Here (e di come Syd Barrett ne cambiò per sempre il significato)

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Pink Floyd, l'inquietante storia della scrittura di Wish You Were Here (e di come Syd Barrett ne cambiò per sempre il significato)

Il fondatore della band si presentò improvvisamente in studio, per poi sparire per sempre senza più farsi rivedere dai membri del gruppo

Nel 1975 i Pink Floyd entrano agli Abbey Road Studios di Londra per registrare il loro nono album, dopo lo straordinario successo di The Dark Side of The Moon. Roger Waters, Richard Wright, Nick Mason e David Gilmour continuano ad essere ispirati dal ricordo di Syd Barrett, fondatore del gruppo, travolto dalla pazzia e dall’abuso di droghe: è lui ad averli lanciati nel 1966 nella sperimentazione dei primi concerti al club UFO di Londra e nei primi due dischi, The Piper at the Gates of Dawn e A Sacerful of Secrets, ma la sua mente si perde proprio mentre la band arriva al successo, le sue visioni psichedeliche che hanno dato ispirazione alla band si portano via la sua capacità di suonare, di essere presente, di stare in una band.

Il 26 gennaio 1968 esasperati dai suoi comportamenti sempre più folli e dalla sua incapacità di stare sul palco, i Pink Floyd decidono di non passare a prenderlo prima di partire per un concerto a Southampton. Syd Barrett esce dai Pink Floyd ma rimane nella loro memoria, come un fantasma che li insegue nel corso di tutta la loro carriera

Con la chitarra spaziale di David Gilmour che lo ha sostituito i Pink Floyd hanno preso il volo e sono entrati nella storia e mentre The Dark Side of The Moon continua a vendere milioni di copie tornano in studio con in mano una serie di canzoni scritte durante il tour in cui il tema centrale è proprio l’assenza di Syd. Tutto questo è Wish You Were Here, una delle canzoni più belle e più famose nella storia della musica.

C’è una storia da brividi sulla registrazione di Wish You Were Here: i Pink Floyd sono ad Abbey Road, ad un certo punto entra un uomo che si siede tra loro con lo sguardo assente, dice qualche frase poi chiede: «Dove entro con la chitarra?» È grasso, pelato, irriconoscibile, ma è Syd Barrett. La band all’inizio non lo riconosce, poi capiscono che è lui, gli chiedono cosa ne pensa del pezzo che stanno registrando e lui risponde: «E’ un po’ vecchio».

La sera stessa c’è una festa, chiedono a Syd di fermarsi, lui dice di sì poi ad un certo punto sparisce. Da quel giorno, nessuno dei Pink Floyd lo ha più visto. Ispirato da questo episodio, David Gilmour prende una chitarra acustica a 12 corde e scrive un blues lento, su cui Roger Waters compone un testo che si riferisce a Syd Barret, ma parla in generale dell’assenza e dell’abbandono. E’ la canzone che dà il titolo al nono album dei Pink Floyd che esce il 12 settembre 1975 e arriva al numero uno in classifica sia in Inghilterra che in America. Il tastierista dei Pink Floyd Richard Wright non ha mia dimenticato quel giorno: «E’ molto inquietante» ha detto in una intervista «Come ha fatto Syd a venire in studio proprio mentre stavano registrando un pezzo che parlava di lui?»

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