I Rage Against The Machine non faranno mai un live con distanziamento: "Non siamo dei venduti, dipendiamo dal nostro pubblico!"

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I Rage Against The Machine non faranno mai un live con distanziamento: "Non siamo dei venduti, dipendiamo dal nostro pubblico!"

Il bassista Tim Commerford: "Vai ad un concerto dei Rage per vedere il pubblico almeno quanto la band. Abbiamo bisogno di loro"

Nel 2020 i Rage Against the Machine erano pronti per un grande ritorno. Tre date che si preannunciavano esplosive a marzo a El Paso, Las Cruces in New Mexico e Glendale in Arizona, lungo il confine con il Messico e poi altri sedici concerti negli Stati Uniti con due ultime date a Chicago il 19 e 20 maggio, con la fenomenale band rap Run the Jewels come supporto.

Sarebbe stato il primo tour dal 2011, il ritorno in campo della band più radicale e impegnata degli anni ’90. La pandemia ha bloccato tutto, e i Rage Against the Machine hanno deciso di tornare solo quando sarà davvero possibile.

«I Rage Against the Machine dipendono dal loro pubblico» ha detto il bassista Tim Commerford. «Vai ad un concerto dei Rage per vedere il pubblico almeno quanto la band. Abbiamo bisogno di loro». Per questo, dopo aver rimandato una prima volta il tour, la band ha deciso di spostarlo definitivamente all’estate 2021.

In questo periodo in America si comincia a parlare di riaperture e del ritorno della musica dal vivo, anche se in forme diverse da quelle a cui siamo abituati. Oltre alla decisione del Texas e del Tennessee di eliminare ogni divieto, lasciando agli organizzatori la libertà di scegliere se e come fare un evento dal vivo, i concerti con la formula del drive-in da seguire in macchina sono già una realtà. Lo dimostra il livestreaming organizzato nel parcheggio del Dodger Stadium di Los Angeles il 5 e 6 marzo in favore della organizzazione benefica Core di Sean Penn, a cui hanno partecipato i Foo Fighters, Juliette Lewis, Sheryl Crow, Gavin Rossdale e molti altri.

Ci sono anche le tante soluzioni proposte per le “socially distanced gig”, i concerti con un pubblico ridotto e il distanziamento sociale. L’idea più geniale (ma anche più inquietante) è quella dei Flaming Lips che hanno fatto l’esperimento “space bubble” con il pubblico chiuso nelle stesse grandi sfere di plastica che il cantante Wayne Coyne usa di solito per galleggiare sulla folla durante i concerti.  Tim Commerford però ha detto che i Rage Against the Machine non hanno nessuna intenzione di fare niente del genere: «Tutti i musicisti sono stati messi al tappeto da questa situazione, ma noi non saremo mai dei venduti» ha detto il bassista, che nelle sue dichiarazioni è spesso stato il più radicale di una band militante, «Non andremo mai a suonare in un posto che contiene 100.000 persone per vederne solo 10.000, e tantomeno davanti ad una fila di auto parcheggiate. Non ci può essere un buon concerto senza il pubblico. Deve essere un’esperienza condivisa». 

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