Alice Cooper: "Non sarò mai troppo vecchio per il rock’n’roll, e non dirò mai alla mia band di abbassare il volume!"

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Alice Cooper: "Non sarò mai troppo vecchio per il rock’n’roll, e non dirò mai alla mia band di abbassare il volume!"

Il Re dello Shock Rock : "In Inghilterra diventammo i cattivi del rock, volevano bandirci perché sul palco decapitavamo le bambole"

Il 26 febbraio Alice Cooper pubblicherà il suo ventisettesimo album, Detroit Stories, dedicato alla sua città e alla scena musicale che ha lanciato la sua carriera, iniziata nel 1969 con Pretties for You l’esordio della band che portava il suo nome: «Detroit era l’unico luogo che riconobbe il tipico sound hard rock e i nostri spettacoli folli dal vivo» ha raccontato, «Era un porto sicuro per gli emarginati, l’unico posto dove ci sentivamo a casa».

Quando ha deciso di trasformarsi da Vincent David Furnier nel personaggio di Alice Cooper, ispirato all’estetica dei film horror (tra cui Che fine ha fatto Baby Jane? un classico del 1962 con Bette Davis) e all’etica ribelle e controversa del rock’n’roll, che lui trasforma nel macabro “shock rock”, forse nemmeno lui immaginava che la sua maschera sarebbe durata così a lungo.

In un’intervista con il magazine Kerrang! in occasione dell’uscita di Detroit Stories, registrato con il produttore Bob Ezrin e una band composta interamente da musicisti di Detroit, tra cui Wayne Kramer degli MC5, Alice Cooper ha raccontato tutta la sia vita all’insegna della trasformazione, dello scandalo e dell’hard rock, dell’enorme influenza che ha avuto su generazioni di band, dai Sex Pistols (Johnny Rotten ha detto che la sua carriera è iniziata facendo finta di cantare I’m Eighteen di Alice Cooper davanti allo specchio) ai Kiss fino agli Slipknot e su come a 73 non abbia alcuna intenzione di mollare: «Non sarò mai troppo vecchio per il rock’n’roll, e non dirò mai e poi mai alla mia band di abbassare il volume».

Alice Cooper ha raccontato la sua formazione musicale, dalla rivelazione di vedere Elvis Presley in televisione all’Ed Sullivan Show il 9 settembre 1956 quando aveva solo otto anni, al primo disco di Chuck Berry ricevuto in regalo dallo zio fino ai Beatles: «Avevo l’età perfetta quando ho ascoltato per la prima volta Please Please Me dei Beatles. Non sapevo chi fossero o che aspetto avessero, ma sono diventato un fan. Non si può superare la grandezza di una melodia dei Beatles».

Il passo successivo per Alice Cooper è stato creare un suono e un immaginario: «Siamo diventati i cattivi del rock’n’roll, eravamo scandalosi, in Inghilterra volevano bandirci perché sul palco decapitavamo le bambole e cose del genere. Ma tutti volevano venire a vederci, perché amavano le canzoni e perché il nostro spettacolo era unico. L’elemento fuorilegge mi ha reso famoso»

Nonostante le controversie dello shock rock, Alice Cooper ha avuto dei sostenitori insospettabili, da John Lennon che amava il suo brano Elected a Bob Dylan che ha elogiato il suo stile di scrittura. «Sono rimasto sconvolto: non pensavo neanche che sapesse della mia esistenza».

Con il passare del tempo l’aspetto estetico di Alice Cooper è diventato dominante, negli anni ’80 lui stesso ha ammesso di aver pubblicato album di cui non ricorda niente perché era sempre ubriaco: «La cosa divertente è che sono anche gli album preferiti dai fan» ha detto a Kerrang!, «Mi dico sempre: dovrei riascoltarli perché non mi ricordo neanche una canzone. Alice Cooper è dieci volte più estremo di quanto sono io, ma negli anni ho trovato un modo di convivere con lui, altrimenti mi avrebbe ucciso».

Oggi Alice Cooper è sobrio, gioca a golfHo scambiato alcool e droghe con questa nuova forma di dipendenza» ha detto) aspetta di tornare in tour con gli Hollywood Vampires, band che ha formato con Johnny Depp e Joe Perry degli Aerosmith, e continua a credere nell’hard rock: «L’unico genere musicale che non è mai cambiato e che non mi stancherà mai. Nella mia carriera a volte la musica è stata un po’oscurata dalla teatralità ma continuo a provare a scrivere grandi canzoni. Nel rock’n’roll se non sei convinto che il tuo prossimo album sia il migliore e non pensi che non hai ancora scritto la tua canzone perfetta, è meglio se ti ritiri»

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