System Of A Down, ecco come la band ha deciso di tornare in studio a fare musica: “Questo va al di là del nostro ego”

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System Of A Down, ecco come la band ha deciso di tornare in studio a fare musica: “Questo va al di là del nostro ego”

La band ha pubblicato due inediti per l'Armenia, ispirati al conflitto tra la Repubblica dell'Artsakh e l’Azerbaigian

Dopo 15 anni dall’uscita del loro ultimo disco Hypnotize, i System Of A Down sono tornati a fare musica insieme: venerdì scorso la band ha pubblicato due inediti, Protect The Land e Genocidal Humanoidz, brani ispirati al conflitto scoppiato di recente, con grande violenza, tra la Repubblica del Nagorno Karabakh (uno stato de facto conosciuto anche come Repubblica dell'Artsakh) e l’Azerbaigian, con la partecipazione della Turchia a favore di quest’ultimo. Il chitarrista Daron Malakian ha composto i brani e li ha anche prodotti: ora i due pezzi sono disponibili per i fan su Bandcamp e le royalties saranno devolute all’Armenia Fund. Tutti i musicisti dei SOAD hanno origini armene e per questo motivo si sentono coinvolti nella triste vicenda che si sta consumando in questo periodo.

In un’intervista per Fox 11, il bassista Shavo Odadjian ha spiegato la genesi di queste due nuove canzoni. Tutto è nato da un messaggio che il batterista John Dolmayan ha inviato a tutti i componenti del gruppo: “Lui ci ha scritto dicendo che avremmo dovuto mettere ogni cosa da parte – ha spiegato Shavo – abbiamo bisogno di far parte di tutto questo. Dobbiamo aiutare come possiamo. Questa è una cosa più grande di noi, più grande delle nostre emozioni, più grande dei nostri sentimenti, e più grande del nostro ego. È andata così. E subito dopo, Daron ha risposto dicendo di avere qualcosa che ci avrebbe fatto risparmiare tempo”.

Il chitarrista aveva già composto un pezzo ispirandosi alla vicenda del Nagorno: Protect the Land l’aveva scritta per il prossimo album del suo secondo gruppo, gli Scars On Broadway, mentre Genocidal Humanoidz è stata composta circa tre o quattro anni fa, quando Malakian, Dolmayan e Odadjian si erano riuniti per una jam session dalla quale nacquero diversi pezzi. Questi brani in seguito furono abbandonati quando Tankian dichiarò di non aver intenzione di realizzare un nuovo album con la band. Alla fine, però, quel lavoro non è stato inutile e quella canzone si è rivelata fondamentale per una nobile causa, insieme a quella composta dal chitarrista. Così i SOAD non hanno dovuto fare altro che riunirsi: in sole due settimane, Malakian, Odadjian, Dolmayan e Serj Tankian hanno registrato le due canzoni e hanno girato un video.

Noi abbiamo passato tanto tempo insieme – ha proseguito il bassista – siamo stati in tour insieme, ci siamo esibiti insieme, siamo usciti insieme, siamo andati a pranzo e a cena insieme. Siamo amici insomma, capite ciò che voglio dire? Siamo tutti amici. È solo che ultimamente non ci siamo trovati d’accordo dal punto di vista creativo. Così, quando ci siamo riuniti, all’inizio la tensione era un po’ alta perché non sapevamo come ciascuno di noi si sarebbe comportato, ma dopo soli cinque minuti, abbiamo iniziato a parlare, a scherzare e a parlare della canzone, di come avrebbe dovuto essere, di come avremmo potuto aiutare e di ciò che tutto questo potrebbe rappresentare per la nostra gente. È proprio questo il punto – ha sottolineato - capire come questa canzone avrebbe potuto funzionare per aiutare il nostro popolo. Perché a me sembra come se fosse un cavallo di Troia, è come se noi stessimo arrivando e il mondo fosse pronto per ascoltarci perché sono 15 anni che non facciamo niente”.

Di certo, i System Of A Down con questi due brani hanno attirato l’attenzione proprio perché, di fatto, si tratta di una reunion dopo molto tempo. In questo modo, però, la band ha fatto in modo che si parlasse del conflitto tra Nagorno e Azerbaigian e che la gente sapesse davvero cosa sta accadendo in quella regione. Su questo punto, è intervenuto anche Serj Tankian, il quale ha spiegato: “Il nostro scopo è quello di accrescere la consapevolezza della gente a proposito della catastrofe umanitaria perpetrata dall’Azerbaigian e dalla Turchia. L’obiettivo è anche quello di raccogliere fondi. La nostra band donerà tutto il ricavato all’Armenia Fund”.

Odadjian è il produttore esecutivo del video di Protect The Land e ha curato anche la copertina e il concept grafico del progetto. La clip mostra immagini recenti delle proteste e degli scontri in Nagorno: “Volevo dimostrare che possiamo riunire l’intera comunità della nostra gente sparsa per il mondo per una causa comune, illustrando il nostro potere con i numeri – ha spiegato il bassista – così abbiamo messo insieme persone di tutte le età e di tutti i mestieri che credono e lottano per la stessa causa. Una cosa è avere un’idea, ma vederla prendere vita come è accaduto con questo video, è stato davvero incredibile”.

Alla fine, il bassista ha pronunciato delle parole molto significative: “È stato davvero un grande piacere per noi ritrovarci di nuovo in studio. È stato tutto rassicurante e naturale, come se il tempo non fosse mai passato”. In questa occasione importante e molto sentita da tutti loro, i System Of A Down hanno dunque anche riscoperto il piacere di lavorare e di suonare insieme, superando i loro contrasti per una buona causa. Che questo sia il preludio di una reunion vera e propria che porti anche alla realizzazione di un nuovo album? Solo il tempo potrà dirlo, ma i fan non perdono la speranza.

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