Chester Bennington, la storia mai raccontata della sua adolescenza. Il padre: "non riesco più ad ascoltare le sue canzoni"

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Chester Bennington, la storia mai raccontata della sua adolescenza. Il padre: "non riesco più ad ascoltare le sue canzoni"

La storia di Chester raccontata dal padre, dagli amici e dai i compagni della sua prima band

Un padre ricorda l'adolescenza del figlio morto troppo presto. Ricorda un ragazzo magro, che ha passato ore, giorni, anni a sognare un palco rock dove esibirsi, a incrociare le dita per un contratto discografico e sperare di vendere milioni di dischi. Un padre qualsiasi, a un figlio così, avrebbe detto di tornare sui libri: ma Lee Bennington non era un padre qualsiasi, come Chester Bennington non era un adolescente qualsiasi. Chester Bennington sarebbe diventato uno dei cantanti più iconici della sua generazione

A quasi 3 anni dalla sua morte, vogliamo ricordare Chester con le parole degli amici e dei familiari. Parole mai raccontate che ci fanno capire l'uomo e l'artista, e ci danno una possibile chiave di lettura di tutta la sua vita e carriera. Fino all'ultimo capitolo, quello più brutto. 

Secondo Lee, un ex detective della polizia, suo figlio non aveva solo un talento per il canto mentre cresceva a Phoenix. Certo, aveva una voce bellissima, anche in tenera età, ma c'erano anche altri doni. "Era un bambino davvero intelligente e un atleta - ricorda il padre - Era un corridore incredibile, sarebbe potuto diventare una star della pista. Aveva anche una eccellente memoria fotografica. Nel suo primo anno al liceo ha vinto il primo premio in una gara di canto. A quel tempo viveva con sua madre [dopo il divorzio della coppia ndr.], quindi non avevo molti contatti con lui, ma aveva una piccola rock band. E poi ha incontrato Sean Dowdell". 

Sean Dowdell è una figura fondamentale nella vita di Chester, insieme fondarono la band "Grey Daze", la prima dell'artista morto nel 2017. Insieme a loro c'erano Jonathan Krause al basso e Jason Barnes alla chitarra. Il loro primo album fu "Wake Me", pubblicato nel 1994, al quale seguì "No Sun Today", nel 1997, che vide una diversa formazione. C'erano, infatti, Mace Beyers al basso e Bobby Benish alla chitarra. 

"Quando ho sentito Chester urlare per la prima volta, gli ho detto: Come hai intenzione di mantenere la voce, cantando in quel modo? - continua il padre - Mi ha detto: Mi sono allenato in modo da non stressarmi la gola. Tutta la sua energia era orientata al canto. I Grey Daze sono stati il primo vero inizio e hanno suonato in tutti i pub di Phoenix".

Durante gli anni dell'adolescenza, il cantante è stato vittima di bullismo. Era troppo piccolo e troppo magro, e anche troppo strano, e per questo era preso di mira dai suoi compagni di scuola. All'epoca Chester ascoltava il grunge, era un nerd, aveva i capelli lunghi, indossava magliette a fascia e pantaloncini corti. Nirvana, Alice In Chains, Stone Temple Pilots e Pearl Jam erano le band più passate in radio all'epoca. Ed è in questo tessuto, con questa musica, che Chester si formò fino a diventare il grande artista che è stato. 

Non ci sono stati segni evidenti di problemi personali o turbamenti particolari, durante gli anni del liceo. Era un ragazzo come tanti, che quando non suonava si perdeva nella folla e condivideva con i suoi coetanei emozioni e sogni di vita. "Era sempre di buon umore", afferma Lee Bennington. "Adorava fare il clown. Si divertiva molto, non ha mai avuto quel lato oscuro". Ma una ferita psicologica lo stava divorando. I suoi genitori erano divorziati. E ancora più inquietante, dall'età di otto anni, Chester era vittima di abusi sessuali da un amico più grande di lui. 

"Mi picchiava ed ero costretto a fare cose che non volevo fare". Queste furono le parole di Chester anni dopo. "Ha distrutto la mia autostima... Avevo troppa paura di dire qualcosa. Non volevo che la gente pensasse che fossi gay oppure che mentivo. È stata un'esperienza orribile. Le aggressioni sessuali sono continuate fino a quando ho compiuto 13 anni". Per far fronte a questo dolore, il cantante si è buttato nella droga.  

Cristin Davis, amico e chitarrista, ha riascoltato i testi scritti per i Grey Daze e ha dichiarato: "Non mi rendevo conto che l'oscurità di quei testi fosse così vicina a lui. Dopo che è morto, e abbiamo iniziato ad ascoltare di nuovo quei brani, abbiamo pensato: Oh, mio ​​Dio, in pratica si è scusato 20 anni prima che accadesse qualcosa di tragico. Non l'ho mai visto stordito o parlare di qualcosa di deprimente. Come molte persone, ha combattuto i suoi demoni per lo più da solo". 

Ma Sean capì. Grazie alla loro speciale amicizia, ​il batterista conosceva l'inferno personale che stava vivendo il suo "fratellino" Chester. "Mi ha parlato molto e conosco quasi tutto. L'unica cosa che non mi ha mai detto era chi fosse la persona che lo aveva molestato da bambino. Non lo avrebbe mai condiviso con me, non gliel'ho mai chiesto perché credevo che si sentisse imbarazzato a parlarne. Non sapeva come affrontare quelle emozioni quando era giovane".

Da una parte c'era un adolescente ferito, dall'altra una star in attesa di esplodere. Questo era Chester negli anni di liceo. Pian piano i Grey Daze ebbero successo, ma per lui non era abbastanza, lui voleva di più. Voleva diventare una rock star. "Sapeva che sarebbe diventato una rock star", afferma Sean. "Non per motivi di fama: voleva essere un grande cantante in una grande band, era proprio questa la sua motivazione. Era molto competitivo".

È in questo scenario che entrano in gioco i Linkin Park. All'epoca Chester iniziò a lavorare come cameriere per pagare le bollette. "Ha trascorso un anno e mezzo circa nel tentativo di trovare qualcosa da fare", spiega il padre. "Chiamava i rocker locali e andava nei loro studi. Un giorno gli chiesi: Cosa farai se non trovi qualcosa? Disse: mi darò altri 6 mesi e poi mi metterò a cercare un vero lavoro". E fu allora che venne contattato dai ragazzi che stavano mettendo su i Linkin Park. Il resto è storia. Se nella sua vita non ci fosse stata la musica, sarebbe stato in grado di fare qualsiasi cosa. Era molto intelligente. 

Il vuoto lasciato da Chester è incolmabile. I Grey Daze hanno da poco pubblicato il loro terzo album, "Amends", a distanza di 23 anni dal precedente. Il disco contiene una rivisitazione di alcuni brani degli LP precedenti con la voce del cantante scomparso. Per Sean e Cristin ri-registrare quei brani è stata la cosa più dolorosa in assoluto. "Amends" offre una sbirciatina negli anni dell'adolescenza di Chester Bennington. Anche se le canzoni risentono dell'atmosfera grunge che si respirava all'epoca, la trama dell'album è stata realizzata in modo tale che le canzoni portino con loro qualcosa del 21° secolo. 

La moglie Talinda, in merito a questo progetto, ha dichiarato: "Io e i miei figli non riusciamo ad ascoltarlo. Ci sono ricordi collegati a queste canzoni che sono profondamente personali. Anche se allora non lo conoscevo, lo ha condiviso con me"

Anche per il padre è un dolore ascoltare le canzoni del figlio: "Come mi sento quando ascolto i Linkin Park o i Grey Daze? Non ascolto la sua musica da quando è morto. Non ascolto più musica rock. Non posso proprio. È troppo emotivo per me".

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