Pink Floyd, ecco cosa accadde a Syd Barrett dopo aver lasciato la band

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Pink Floyd, ecco cosa accadde a Syd Barrett dopo aver lasciato la band

Fu la vera mente creativa della genesi di una delle band più grandi e importanti del rock

Senza Syd Barrett probabilmente i Pink Floyd non sarebbero mai nati: questa è un’opinione molto diffusa tra i fan, anche perché il vero genio creativo dell’album di debutto della band fu proprio lui. Come riporta biography.com, Syd Barrett ha manifestato la sua propensione per l’arte e la musica sin da bambino, quando si dilettava a disegnare e iniziava a imparare a suonare i primi strumenti musicali, tra i quali l’ukulele, il banjo, il pianoforte e la chitarra.

Dopo una prima esperienza con una band, si trasferì a Londra nel 1964 per studiare pittura. Lì rincontrò un vecchio compagno di scuola, Roger Waters, con il quale intraprese una nuova avventura musicale. Nel 1965 i Pink Floyd iniziarono a realizzare le loro prime registrazioni: in quello stesso anno, Syd Barrett scoprì l’acido lisergico dietilamide, ossia la droga nota come LSD, purtroppo molto in voga tra i giovani dell’epoca.

Il musicista iniziò ad abusarne e ben presto iniziò ad avere seri problemi fisici e psicologici. Nel 1967, quando fu pubblicato l’album di debutto dei Pink Floyd, The Piper at the Gates of Dawn, Barrett stava già raggiungendo il limite. Ben presto non riuscì più a suonare e a esibirsi sul palco, dove cadeva in stati catatonici, durante i quali continuava a suonare la stessa nota all’infinito. Alla fine i suoi compagni di band si stufarono: loro volevano andare avanti, ma con lui ormai era diventato impossibile. Così fu tagliato fuori e al suo posto arrivò David Gilmour.

Che fine fece Syd Barrett dopo l’addio ai Pink Floyd? Per un periodo continuò a suonare: decise di intraprendere una carriera solista ma ottenne un successo modesto. Realizzò due album, "The Madcap Laughs" di gennaio 1970 e "Barrett" di novembre 1970. Questo secondo disco venne prodotto da David Gilmour e Richard Wright, i quali parteciparono alle registrazioni come turnisti.

In uno dei pochissimi concerti in cui Barrett si esibì come solista, seguito da David Gilmour, al quarto brano abbandonò il palco. In seguito Barrett dichiarò: “Non penso di essere una persona semplice di cui parlare – disse in un’intervista del 1971 per Rolling Stone – ho una mente molto irregolare. In ogni caso, non sono nulla di ciò che pensate”.

Barrett si chiuse sempre di più in sé stesso, fino a decidere di dare via tutti i suoi averi e fare ritorno nella casa di sua madre a Cambridge. Lì si rimise a dipingere e continuò a starsene da solo, interagendo solo con sua sorella Rosemary. Per il resto della sua vita visse lontano dai riflettori fino alla sua morte, avvenuta nel 2006 a 60 anni per colpa di un cancro al pancreas. Sulla sua salute mentale si è detto tanto: si è parlato di schizofrenia, di disturbo bipolare e di sindrome di Asperger e in tanti hanno attribuito all’abuso di droghe l’insorgere della sua follia. La verità è che la sua patologia non è mai stata chiarita del tutto.

Qualunque siano stati i suoi problemi, Syd Barrett resta una leggenda della musica perché è lui il fondatore dei Pink Floyd, il “diamante pazzo” che “da giovane splendeva come il sole”, come recita la meravigliosa canzone che la band gli dedicò, Shine On You Crazy Diamond.

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