Nel 2012, durante la cerimonia di tributo ai Led Zeppelin del Kennedy Cener Honors, Jack Black è salito sul palco e ha detto: «Dicono che i Led Zeppelin hanno venduto l’anima al diavolo. Ovviamente lo avete fatto! Non c’è altro modo per spiegare il vostro talento sovrumano. Voglio ringraziarvi perchè quando sarete all’inferno la razza umana potrà godersi la vostra musica celestiale fino alla fine dei tempi». Una battuta di un grande fan che spiega l’impatto del suono dei Led Zeppelin su generazioni di appassionati di rock: Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones e John Bonham hanno elettrificato il blues e lo hanno trasformato in una esperienza di suono hard rock misteriosa e trascendente che ha catturato l’attenzione del mondo con il volume, la potenza e la precisione tecnica. Per i fan, il Martello degli Dei creato dai Led Zeppelin si può spiegare solo ipotizzando una origine semidivina dei membri della band, ma per Robert Plant, le vere ragioni della loro grandezza sono chiare: amore incondizionato per la musica, tensione creativa e un po’ di fortuna.
I Led Zeppelin nascono nel 1968 dall’incontro di elementi opposti: l’esperienza, la padronanza tecnica e la versatilità di Jimmy Page e John Paul Jones che suonano fin da giovanissimi nei migliori studi di registrazione di Londra come turnisti, collaborando con tutti fino a quando Jimmy Page diventa il chitarrista degli Yardbirds in cui hanno suonato Eric Clapton e Jeff Beck e il furore espressivo di due ragazzi della Black Country inglesi, John Bonham e Robert Plant, cresciuti nei pub e nel circuito dei club blues rock delle Midlands. L’incontro di talento e intenzione e personalità così grandi crea un equilibrio irripetibile: se avessero dato tutto contemporaneamente tutti e quattro, la loro musica sarebbe stata complicata, difficile da capire e non immediata. Un analisi che secondo Robert Plant vale soprattutto per John Bonham: «Bonzo era inarrestabile, ma sapeva quando doveva tirarsi indietro» ha detto il cantante dei Led Zeppelin, che ha suonato con lui fin dai tempi della sua prima band, Band of Joy, «Capiva come tirare fuori il meglio dalle canzoni e non solo dalla sua performance». Robert Plant ha scherzato sul suo stile: «Non si agitava freneticamente come un polipo demente come facevano i batteristi al tempo». L’esempio migliore del suo contributo all’impatto grandioso dei Led Zeppelin è in due canzoni: «Kashmir e The Song Remains the Same. La batteria fa tutto in quei due pezzi».

