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Virgin Radio Rock News Led Zeppelin, i segreti del sound unico di John Bonham: “poteva suonare qualunque cosa, ma era sempre il suono di Bonzo”

Led Zeppelin, i segreti del sound unico di John Bonham: “poteva suonare qualunque cosa, ma era sempre il suono di Bonzo”

I trucchi e lo stile del leggendario batterista raccontati da John Paul Jones, Robert Plant e Jimmy Page

Una delle caratteristiche che hanno reso John “Bonzo” Bonham dei Led Zeppelin uno dei batteristi più grandi, potenti e riconoscibili nella storia del rock (anzi per molti come Dave Grohl «Il miglior batterista al mondo») è il fatto che non ha mai studiato lo strumento, né preso lezioni.

John Henry Bonham è nato il 31 maggio 1948 a Redditch, una cittadina delle Midlands inglesi a 24 chilometri a sud di Birmingham, ha iniziato a suonare la batteria a cinque anni, a dieci ha ricevuto un tamburo da banda dalla madre e a quindici anni ha avuto la sua prima batteria. Durante gli anni della scuola sonava già in due band, i Blue Star trio e Gerry Levene & the Avengers prima di lasciare gli studi nel 1964 per lavorare nel laboratorio di falegnameria di suo padre e continuare a suonare nella scena blues delle Midlands. Il preside della Lodge Farm Seconday Modern School scrive di lui in un giudizio finale: «Diventerà un operatore ecologico, oppure sarà milionario».

La conseguenza di questa educazione musicale autodidatta e sfrenata è che come ha detto il bassista dei Led Zeppelin John Paul Jones: «Bonzo poteva sedersi dietro a qualunque batteria e la suonava sempre come Bonzo».

Ci sono dei dettagli tecnici dietro al motore ritmico e al suono unico che ha reso i Led Zeppelin i più grandi,  e che grazie a lui è stato definito come una strofa del brano Immigrant Song: Hammer of the Gods, Il Martello degli Dei. John Bonham suonava molto vicino alla sua batteria, quasi attaccato, in una posizione non comune nel mondo del rock che prendeva spunto dalle sue influenze jazz. I suoi primi idoli sono Max Roach, Gene Krupa, Buddy Rich, i giganti delle band di jazz americano degli anni 30 e 40. La sua sedia era anche posizionata molto in basso, e la grancassa della batteria era praticamente in mezzo alle sue gambe, in modo da dargli velocità e potenza. Inoltre, John Bonham era uno dei pochi che accordava la sua batteria per cercare il suono giusto, aveva l’abitudine di afferrare le bacchette a metà e non alla fine per dare un colpo più potente e usava sempre elementi della batteria con una circonferenza molto ampia per avere un suono grandioso.

All’inizio della sua carriera usava le batterie Premier, ma alla fine degli anni 60 (si dice grazie a Carmine Appice, che suonava nei Vanilla Fudge e poi ha formato il power trio Beck, Bogert & Appice con Jeff Beck e Tim Bogert) scopre le Ludwig che userà in tutti gli album e nei tour dei Led Zeppelin. Infine, l’ultimo trucco di John Bonham era quello più legato alle sensazioni che la musica doveva risvegliare nel pubblico. Secondo quanto hanno detto Jimmy Page, Robert Plant e John Paul Jones, e tutti gli altri batteristi gli hanno riconosciuto, Bonzo suonava sempre al servizio della canzone, per accompagnare gli strumenti senza mai sovrastarli. «La grandezza del batterista si misura su quello che riesce a trasmettere  rimanendo all’interno della struttura delle canzoni e a farsi riconoscer entro le prime otto battute» ha detto Dave Grohl, «È una cosa che ti viene naturale, soprattutto se hai imparato a suonare da solo. Per questo John Bonham è il più grande batterista di tutti i tempi».