Phil Rudd, batterista degli AC/DC, sembra molto sicuro di sé ed è convinto che il nuovo album della band australiana, nonostante l’assenza di Malcom Young, sia migliore di “Black Ice” uscito nel 2008. Il chitarrista ritmico non ha preso parte alle sessioni di registrazione del nuovo lavoro cominciate a maggio scorso a causa dei suoi problemi di salute, e c’è chi sostiene che difficilmente riuscirà a ritornare a suonare nella band che ha formato nel 1973. Ma ora descrivendo il 15esimo lavoro in studio della propria carriera come “stellare”, Rudd racconta alla rivista Triple M: “Lo abbiamo realizzato in 10 giorni e penso di non aver mai suonato meglio in vita mia. Spero che possa piacere agli altri almeno quanto piace a me. Quando sono andato via dallo studio ho pensato solo che fosse dannatamente buono”.
Phill Rudd ha spiegato che il processo di mastering è stato completato ma crede che in fase di produzione ci sia stata una perdita di tempi: “Di solito dopo il mastering si aspetta un paio di settimane e si fa un ascolto. Ma in questo caso penso che ci stianno mettendo un po’ troppo tempo”. Ma la carriera di Rudd non va avanti solo con gli AC/DC, visto che il batterista ha appena pubblicato il suo primo disco da solista intitolato “Head Job” che verrà pubblicato proprio in questi giorni e che Rudd descrive come: “Tutto Phil, niente riempitivi” usando un gioco di parole con il termine “filler”.

