Red Hot Chili Peppers, Flea e Anthony Kiedis: “Insieme ne abbiamo combinate di tutti i colori. È il mio anello mancante"

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Red Hot Chili Peppers, Flea e Anthony Kiedis: “Insieme ne abbiamo combinate di tutti i colori. È il mio anello mancante"

Nella sua autobiografia Acid for the Children il bassista parla anche del rapporto con il frontman del gruppo

Il 5 novembre è stata pubblicata l’autobiografia del bassista dei Red Hot Chili Peppers, Flea, dal titolo Acid for the Children. Come ha spiegato in un’intervista per il Guardian, nelle sue memorie il musicista affronta vari argomenti, dalla sua infanzia fino al rapporto con Anthony Kiedis, frontman della band nonché suo amico da una vita.

I due si conoscono ormai da tantissimi anni e ancora oggi sono molto uniti, anche se, come capita anche nelle amicizie di lunga data, in passato non sono mancati problemi e conflitti. Flea ha raccontato che quando ha conosciuto Anthony ha subito capito che lui era “l’anello mancante mai considerato fino ad allora”, una persona speciale come “nessuna mai incontrata prima”. “Tra tutti i miei amici – ha spiegato – io ero sempre quello che cercava di fare qualcosa per far impazzire la gente. Poi ho incontrato Anthony e ho scoperto che lui combaciava con me in molti punti. Insieme ne abbiamo combinate di tutti i colori”. 

Nella sua autobiografia, inoltre, Flea spiega che tra loro due Anthony è sempre stato quello “dominante” e forse è proprio per questo suo carattere forte che tra di loro spesso ci sono stati dei “problemi” che, però, non ha voluto specificare. “Lui non accetta che per certi versi io sono diverso – ha aggiunto il bassista – e che le cose che entusiasmano me potrebbero non entusiasmare lui. Lui cerca di essere l’alfa”.

Inevitabilmente, Flea ha rievocato anche alcuni momenti difficili del suo passato accanto al suo amico, ossia quando Anthony era dipendente dalle droghe: “È qualcosa di doloroso, spaventoso e triste – ha sottolineato – perché la logica di un tossicodipendente è in mala fede, è falsa e sbagliata”. Stare vicino ad Anthony, insomma, per lui non è stato semplice ma fortunatamente quel brutto periodo ormai è alle loro spalle.

Nella sua autobiografia, inoltre, Flea parla anche dei traumi della sua infanzia e della sua adolescenza, e anche della battaglia contro la dipendenza dalle droghe che lui stesso ha dovuto affrontare in prima persona, così come del dolore provato quando uno dei primi chitarristi della band, Hillel Slovak, morì a 26 anni per un’overdose di eroina. “Ero così arrabbiato con lui – ha spiegato – per molto tempo mi sarei preso a schiaffi perché pensavo di non essere riuscito a stargli vicino come avrei dovuto. È una cosa davvero dura da accettare”.

Proprio all’inizio di quest’anno, precisamente l’8 gennaio scorso, Flea ha reso omaggio a Slovak, definendolo il suo “amato fratello” e facendo visita alla sua tomba al Mount Sinai Memorial Park Cemetery di Hollywood. “Un pittore, un musicista, un intellettuale, un esilarante e selvaggio burlone, oltre che un grande amico per chi lo conosceva”, questo è il messaggio con il quale Flea ha ricordato il chitarrista su Instagram. “È stato grazie a lui se ho iniziato a suonare il basso, cambiando per sempre la mia vita – ha continuato per poi concludere – e questo è solo uno dei tanti modi con i quali lui ha influenzato la mia crescita. Sono felice di stare seduto sulla sua tomba in questa dolce giornata di pioggia”.   

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