Bohemian Rhapsody, il miglior amico di Mercury contro un secondo film: “Nessuno dovrebbe vedere Freddie morire su uno schermo”

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Bohemian Rhapsody, il miglior amico di Mercury contro un secondo film: “Nessuno dovrebbe vedere Freddie morire su uno schermo”

L’ex assistente è contrario al sequel di Bohemian Rhapsody: "Quale persona sana di mente sente il bisogno di vedere quella scena?"

Il biopic campione d’incassi Bohemian Rhapsody ha raccontato la vita e la carriera di Freddie Mercury, dagli esordi fino all’apice del successo. La produzione ha preferito concludere il film con quella che probabilmente è stata la più bella esibizione della storia dei Queen, ossia la performance del Live Aid del 1985, piuttosto che raccontare anche la malattia che ha poi portato il frontman alla morte.

Bisogna anche dire che sarebbe stato praticamente impossibile condensare in poco più di due ore di film tantissimi anni ricchi di successi e di episodi che avrebbero meritato di essere raccontati, non a caso tanti particolari sono stati, per forza di cose, tralasciati. Inoltre, i produttori hanno preferito, appunto, chiudere la storia con quel meraviglioso concerto, piuttosto che con le immagini di Freddie Mercury malato in un letto. 

Tuttavia, l’enorme successo del film, così come il fatto che secondo tantissimi fan anche l’era del dopo Live Aid meriterebbe di essere raccontata visto che i Queen hanno proseguito con la loro carriera, ha fatto nascere l’idea di un possibile sequel a Bohemian Rhapsody.

Oggi colui che fu uno dei più cari amici del frontman della band britannica ha deciso di dire la sua su questa ipotesi che lo trova assolutamente contrario: stiamo parlando di Peter Freestone, ossia dell’uomo che dal 1979 lavorò al fianco di Freddie come suo assistente personale nonché come suo bodyguard. Negli ultimi anni della vita del cantante, tra l’altro, Peter rimase sempre al suo fianco ad assisterlo, fino alla fine.

È per questo che per realizzare Bohemian Rhapsody la produzione l’ha consultato: poche persone, infatti, avrebbero potuto raccontare particolari e dettagli della vita di Freddie come ha fatto Peter. Proprio in virtù del grande affetto che lo legava al cantante, oggi l’ex guardia del corpo sente di avere il diritto di dire la sua su questo argomento: “Non mi piace l’idea che potrebbero realizzare un Bohemian Rhapsody II – ha dichiarato a NME – qualsiasi cosa decidano di inserire in questo secondo film, poi dovrebbero anche mostrare 20 minuti o mezz'ora di Freddie che muore e io penso che nessuno dovrebbe vedere una cosa del genere”.

Sebbene siano ormai passati 28 anni – ha proseguito – penso non sia necessario che io riveda quella scena. Quale persona sana di mente sentirebbe il bisogno di vederla?”. Considerando che Peter quei momenti li ha vissuti in prima persona, il suo disappunto appare più che comprensibile. Secondo lui, così come anche secondo molti critici e molti fan, Bohemian Rhapsody dovrebbe concludersi così come si è concluso, perché ha raccontato la straordinaria carriera del grande artista nel migliore dei modi e non serve andare oltre. 

È un film incredibile – ha detto in proposito Freestone – e lo è per tutti i premi che ha vinto. Non possono certo essersi sbagliati tutti. Io capisco le lamentele di alcuni fan dei Queen a proposito dei cambiamenti che sono stati necessari nella cronologia degli eventi nella vita di Freddie. Ma io, ad esempio, non considero il film come il racconto di una storia dall’inizio alla fine – ha sottolineato – io considero ogni scena singolarmente e riesco a vedere la verità in ciascuna di esse. La storia è stata molto romanzata, ma c’è una parte di verità in ciascuna scena”.

Le modifiche che sono state fatte all’ordine cronologico degli eventi renderebbe un secondo film ancora più difficile da realizzare. Da dove si potrebbe ripartire? Come inserire nella sceneggiatura le parti che, invece, in Bohemian Rhapsody sono state omesse? Probabilmente ne verrebbe fuori un quadro molto confuso. “Dopo questi cambiamenti – si chiede in proposito Peter – in un film che inizia dopo il Live Aid, ossia laddove il primo film si è concluso, in che modo sarebbe possibile cambiare le cose per tornare a seguire l’esatto ordine cronologico degli eventi? Non sarebbe possibile costruire un intero film di due ore su un momento specifico, come potrebbe essere la realizzazione di Barcelona. Ciò che è stato fatto, è stato fatto – ha concluso – e va bene così”. Forse ha ragione Freestone, Bohemian Rhapsody è già perfetto così e non ha bisogno di un seguito.

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