Foo Fighters, la vera storia di come è nata la band di Dave Grohl: "Volevamo che tutti si ubriacassero, saremmo sembrati bravi"

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Foo Fighters, la vera storia di come è nata la band di Dave Grohl: "Volevamo che tutti si ubriacassero, saremmo sembrati bravi"

Dai concerti privati e le t-shirt a tre dollari, fino al successo mondiale del gruppo fondato da Dave Grohl.

La storia dei Foo Fighters è stata messa nero su bianco: a scriverla è stato Stevie Chick che ha deciso di raccontare tutti i dettagli della nascita di questa band che, in poco tempo, è riuscita a raggiungere il successo a livello globale. Il libro si intitola Foo Fighters: The Band That Dave Made e mai titolo fu più azzeccato, perché se questo gruppo è nato è solo grazie a Grohl. Dopo aver vissuto un periodo molto difficile per la morte di Kurt Cobain e la conseguente fine della sua esperienza con i Nirvana, Dave è riuscito a rialzarsi e a ritrovare l’entusiasmo e la voglia di suonare e di esibirsi ed è da questo desiderio che è nata la sua band.

Il libro di Chick, infatti, si apre proprio con il racconto dei primi live: i componenti del gruppo hanno organizzato da soli il primo concerto, anche se più che di concerto bisognerebbe parlare di party privato. Al loro primissimo show, organizzato a Seattle il 19 febbraio del 1995, erano presenti, infatti, solo circa una cinquantina di persone tra parenti e amici. “Volevamo che tutti si ubriacassero – ha raccontato Grohl in un’intervista per Alternative Press – così da dirci ‘Ragazzi, siete davvero bravi’”. 

Alla fine di quell’esibizione – ha continuato il frontman – abbiamo pensato ‘Ci siamo riusciti, ce l’abbiamo fatta’. Quindici minuti dopo io e Pat ci siamo abbracciati e ci siamo detti ‘Andiamo a suonare da qualche altra parte adesso’”. E così hanno fatto: appena quattro sere dopo i Foo Fighters si sono esibiti ad Arcata, un cittadina universitaria nel Nord della California. Se il primo concerto fu una sorta di evento esclusivo, riservato ad amici e parenti, al secondo chiunque era ammesso; in realtà, il live fu organizzato in fretta e furia: il giorno prima la band chiamò il rock club Jambalaya per chiedere di poter aprire il concerto previsto per la sera successiva, in supporto al gruppo The Unseen, una cover band il cui repertorio spaziava dai Beatles a Elvis Costello.

Inaspettatamente, al Jambalaya accorsero davvero tutti gli amanti del rock della zona, al punto che il club superò di gran lunga la capacità di 220 persone. Persino la polizia fu costretta a intervenire chiudendo la strada adiacente al locale per contenere il flusso della gente che continuava ad arrivare, considerando che i ragazzini che non riuscirono ad acquistare il biglietto d’ingresso si assieparono davanti alle finestre del club per cercare di sbirciare all’interno.

Chi era presente quella sera in seguito raccontò che fu una serata leggendaria. I Foo Fighters conquistarono il pubblico e posero le basi per il loro futuro successo, proprio lì, in quella cittadina californiana, in quel piccolo locale dove Dave Grohl improvvisò anche uno stand per il merchandising, vendendo, per soli tre dollari l’una, delle t-shirt che la band aveva stampato durante il viaggio per raggiungere Arcata.

Con quel primo concerto aperto al pubblico, Dave Grohl capì che quella era la sua strada e decise ufficialmente di ricominciare a regalare la sua musica alle persone, ma stavolta a modo suo. E fu proprio con questo intento e con questa mentalità che in seguito organizzò il primo vero tour dei Foo Fighters; del resto, quello è lo scopo che ancora oggi lo porta a esibirsi sui palchi di tutto il mondo. 

Nel periodo del live ad Arcata, i musicisti stavano ultimando il primo album a Los Angeles, ma questo non impedì loro di continuare a esibirsi in altre cittadine della California, dell’Oregon e del New Mexico, iniziando a farsi conoscere dal grande pubblico. Il primo vero concerto nella loro città, invece, fu il 4 marzo e tra il pubblico ad applaudirli c’era anche Krist Novoselic; da lì in poi, la strada per il successo fu tutta in discesa.

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