The Black Keys: leggi l'intervista esclusiva di Paola Maugeri a Patrick Carney

The Black Keys: leggi l'intervista esclusiva di Paola Maugeri a Patrick Carney

Abbiamo incontrato il batterista in occasione dell'uscita del nuovo album. Gli inizi, l'amicizia con Dan Auerbach e l'avversione per i Nickelback...

I Black Keys hanno pubblicato Dropout Boogie, il loro undicesiomo album. Per l'occasione Paola Maugeri ha incontrato Patrick Carney che ci ha presentato il nuovo disco.

Paola Maugeri:
Bentornati Black Keys. Dopo Let’s Rock del 2019 per il quale ci siamo incontrati a Nashville e l’album di cover blues Delta Kream del 2021  siete tornati con un nuovo album, Dropout Boogie. Sono anche passati venti anni dal vostro disco di esordio, The Big Come Up (2002). Avete chiuso un cerchio: anche quel disco era registrato tutto dal vivo in studio, come Dropout Boogie.

Patrick Carney:
"Sì, Dropout Boogie è uscito esattamente il giorno prima del ventesimo anniversario di The Big Come Up e l’unica vera differenza è che c’è Billy Gibbons degli ZZ Top che suona con noi in alcuni brani. Per il resto è tutto uguale a quello che facevamo nel 2002. La cosa che mi piace di più di questo album è che se lo ascolti sembra una continuazione delle nostre prime session. Il suono è molto simile, molto libero. lo spirito è lo stesso. E’ il nostro metodo: prendiamo il primo take e lo trasformiamo in una canzone, non siamo mai stati una di quelle band che fa tante prove e registra un take dopo l’altro. Se ci vogliono più di venti o trenta minuti per suonare una canzone, di solito lasciamo perdere e passiamo oltre".

Paola Maugeri:
Per questo album avete aperto le porte del vostro studio Easy Eye Sound a ospiti speciali come il chitarrista degli ZZ Top Billy Gibbons e collaborato con un vecchio amico come Greg Cartwright della band Reigning Sound di Nashville. Cercate ancora la spontaneità del primo take che ha creato lo stile dei Black Keys?

Patrick Carney:
"Devo ammettere che a volte il primo take fa abbastanza schifo. Dobbiamo arrivare almeno al secondo o al terzo, ma raramente succede che un brano funzioni dopo il quarto. La nostra idea è: se non va, prova il giorno dopo, oppure cambia canzone. Mi piace l’energia che arriva da qualcosa che non è stato provato e riprovato a lungo. Se sai esattamente quello che stai facendo e segui le regole alla lettera diventa tutto noioso. Io credo che il rock’n’roll per natura debba essere potente, primitivo e un po’ imprevedibile. Anche il tuo musicista preferito può sbagliare qualche nota ogni tanto, fa parte del gioco ed è quello che rende la cosa divertente".

Paola Maugeri:
Riesco a immaginarvi mentre registrate le dieci tracce di Dropout Boogie nella sala con il pavimento a scacchi bianchi e neri degli Easy Eye Sound Studios nel vostro modo così istintivo e analogico...

Patrick Carney:
"Quello che ci  ha sempre resi diversi dalle altre band è il suono. Credo che il segreto del nostro successo sia essere disordinati e imperfetti. È come quando vai in un ristorante elegante ordini un hamburger: se te lo portano in tavola perfetto, non è mai veramente buono".

Paola Maugeri:
L'11 maggio inizia dal Troubadour di Los Angeles  il Dropout Boogie Tour: trentadue date negli Stati Uniti nelle arene e negli anfiteatri. Che effetto vi fa suonare in spazi sempre più grandi?

Patrick Carney:
"La prima volta che sono stato ad un concerto in una arena è stato quando ci abbiamo suonato noi. Quando ero giovane c’erano poche band che mi piacevano che erano arrivate a quel livello. C’erano gli Smashing Pumpkins e i Nirvana poco prima del suicidio di Kurt Cobain. Adesso le cose sono cambiate, ci sono più band rock che suonano nelle arene e anche io ci ho fatto l’abitudine. Che bello è andare a vedere gli Strokes in una arena? Preferisco vedere delle buone band che suonano in spazi grandi. Quando ero giovane ci suonavano solo band orribili, tipo i Nickelback"!

Paola Maugeri:
I Black Keys non hanno mai inseguito il successo, ma alla fine il successo è venuto da voi. Avete iniziato venti anni fa registrando dischi in cantina e avete continuato a fare musica modo vostro senza compromessi, riportando nella musica la pura bellezza del suono analogico e oggi siete una delle band più importanti del rock americano. Cosa vi rende più orgogliosi?

Patrick Carney:
"Vorrei che la nostra storia fosse di ispirazione per altri ragazzi , come è successo a me quando avevo quindici anni e ascoltavo le canzoni dei Devo, una band che veniva dalla nostra stessa piccola città, Akron in Ohio. Io e Dan Auerbach siamo due compagni di scuola che erano molto diversi l’uno dall’altro e hanno trovato un terreno comune nella musica. Dan era già un musicista ed era un tipo piuttosto popolare al college, io invece ero il tipico nerd, ma ci siamo trovati e siamo diventati grandi amici. Abbiamo iniziato registrando un album nella cantina di casa mia, senza neanche sapere cosa stavamo facendo e adesso eccoci qui venti anni dopo a fare dischi e suonare le nostre canzoni. E’ la cosa di cui vado più fiero. Io e Dan non ci siamo mai divertiti così tanto a suonare insieme come durante la registrazione di Dropout Boogie. Il pubblico vuole questo da una band: deve essere una vera band, unita come una piccola gang. Tutte le nostre energie sono concentrate su questo adesso, è una bella sensazione e siamo molto felici” 

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