AC/DC, la storia dell'ultimo tour di Bon Scott: "Era uno dei più grandi ma si capiva che c’era qualcosa che non andava"

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AC/DC, la storia dell'ultimo tour di Bon Scott: "Era uno dei più grandi ma si capiva che c’era qualcosa che non andava"

Il manager: "Nel 1979 l’idea che una rockstar potesse andare in un centro di disintossicazione era impensabile"

Il 27 gennaio 1980 Bon Scott sale sul palco del Gaumont Theater di Southampton per un concerto del tour di Highway to Hell, il sesto album degli AC/DC che li sta lanciando al successo internazionale. È il momento di massima gloria per questo cantante scozzese emigrato in Australia dalla voce di carta vetrata e dalla storia personale turbolenta (è stato pescatore di granchi, postino, camionista, ha trascorso nove mesi in un riformatorio per aver rubato cinquanta litri di benzina e per aver fornito false generalità alla polizia ed è stato scartato dall’esercito perché “socialmente pericoloso”) che è entrato a fare parte della band di Malcolm e Angus Young nel 1974 al posto di Dave Evans.

Il 9 febbraio gli AC/DC sono in Spagna per partecipare al programma televisivo Aplauso: è l’ultima esibizione pubblica di Bon Scott.

Sei giorni dopo, il 15 febbraio 1980 viene ritrovato morto nella Renault 5 parcheggiata davanti a casa del suo amico Alistair Kinnear al numero 67 di Overhill Road a East Dulwich dopo una serata alcolica al club Music Machine di Camden Town a Londra. Ha solo 33 anni.

È la fine di un’esistenza vissuta da Bon Scott sfidando ogni regola, vivendo il mito della trasgressione rock’n’roll senza limiti e viaggiando al massimo lungo “l’autostrada per l’inferno” come amava chiamare la Canning Highway la strada che percorreva spesso dalla sua città, Fremantle per andare nel suo bar preferito, quello del Raffles Hotel di Perth. Lui stesso nelle interviste diceva di non sapere quanto potesse durare: «Sono in tour da 13 anni» confessa a Vince Lovegrove, amico ed ex compagno in una delle sue prime band, i The Valentines (è stato lui a proporre Bon Scott come cantante agli AC/DC) e giornalista musicale per la rivista musicale australiana Go-Set, «Aerei, hotel, groupie, alcol, persone, città. Tutti vogliono qualcosa da te e ti portano via qualcosa».

Secondo Lovegrove, Bon Scott voleva fermarsi ma non riusciva a farlo: «Mi ha detto: mi piacerebbe stare in un bel posto in campagna, vivere una vita normale come tutti gli altri e suonare la chitarra».

Secondo uno dei manager della band, Doug Thaler, quando il successo internazionale era finalmente arrivato per gli AC/DC con Highway to Hell, Bon Scott aveva già dato tutto: «Sul palco era sempre lo stesso, uno dei più grandi frontman di sempre ma dopo si capiva che c’era qualcosa che non andava». Gli AC/DC fanno il loro tour più importante in America, con date come quella del 4 luglio insieme a Cheap Trick a Winnebago, Illinois (in cui suonano per la prima volta Highway to Hell) o quella con i Boston al Tangerine Bowl in Florida davanti a 55 mila persone, fino alla prima al Madison Square Garden di New York come spalla di Ted Nugent.

Il successivo tour di 47 date in Europa e in Inghilterra è un trionfo, con la prima esibizione in Irlanda alla Ulster Hall di BelfastIl concerto migliore che abbiamo mai fatto» ha detto Bon Scott) e una data allo stadio di Wembley con gli Stranglers e gli Who. Gli Stranglers, che fanno parte della generazione punk, prendono in giro Bon Scott (che è il più vecchio degli AC/DC) dandogli del «Vecchio hippy» e lui risponde con una delle sue esibizioni più furiose: «Abbiamo dato il massimo, abbiamo tirato giù il palco» ha raccontato Angus Young, «Bon è tornato in camerino e gli ha detto: “Chi è il vecchio hippy, adesso?”».

A settembre gli AC/DC partono per il loro primo tour da headliner in America, mentre Highway to Hell arriva al numero 17 in America e al numero 8 in Inghilterra. Girano gli Stati Uniti a bordo di un tour bus di lusso che può ospitare fino a dodici persone, riempiono i concerti, ma Bon Scott comincia a perdere il controllo. A Phoenix perde l’aereo perché sta cercando di conquistare una ragazza in un bar, prende ogni tipo di droghe ed è sempre ubriaco. Doug Thaler (che in seguito è stato il manager dei Motley Crue) ha ricordato: «L’ultima volta che l’ho visto in un hotel di Boston era con due ragazze, non si reggeva in piedi e non mi ha neanche riconosciuto. Ed era pomeriggio. I ragazzi degli AC/DC sapevano di avere un problema ma era il 1979 e a quel tempo l’idea che una rockstar potesse andare in un centro di disintossicazione era impensabile».

Il tour continua in Europa con altre 29 date (di cui 16 con i Judas Priest) e quando suonano a Birmingham il 21 dicembre 1979 gli AC/DC sono in giro da nove mesi con soli due giorni di pausa. L’ultima data a Southampton del 27 gennaio 1980 diventa fondamentale nella breve ed intensa vita di Bon Scott anche perché quella note incontra una ragazza giapponese di nome Anna. Sarà lei a rimanere con lui nelle ultime settimane. «Era un grandissimo gentleman» ha ricordato Anna. Nemmeno lei riesce a salvarlo da sé stesso, ma come ha detto il tour manager degli AC/DC Ian Jeffrey che gliela ha presentata quella sera a Southampton: «Alla fine anche uno come Bon Scott aveva trovato casa. Purtroppo era troppo tardi». 

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