The Rolling Stones, Mick Jagger racconta qual è l'album più influenzato dall'uso di droghe: "eravamo sempre in acido"

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The Rolling Stones, Mick Jagger racconta qual è l'album più influenzato dall'uso di droghe: "eravamo sempre in acido"

La follia e la psichedelia in studio. Keith Richards: "Tutti pensano che Sgt.Pepper’s sia geniale ma secondo me è un mucchio di spazzatura"

Il 1967 è un anno di svolta nella storia del rock americano, con l’esplosione psichedelica della Summer of Love sulla West Coast da cui arrivano The Doors, Grateful Dead, Jefferson Airplane e molte altre band, ma anche per il rock inglese grazie al genio dei Beates che danno al rock una dignità artistica superiore già nel 1966 con l’album Revolver e un anno dopo stupiscono il mondo con il capolavoro che racconta l’intera cultura contemporanea, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.

Londra diventa il centro del mondo rock’n’roll, e nonostante le rivalità messe in piedi dalle case discografiche per vendere di più, come quella tra i Beatles e i Rolling Stones, tutti suonano insieme, si scambiano idee e creano una musica rivoluzionaria, che cambia la vita a milioni di giovani nel mondo.

I gruppi cominciano anche a liberarsi dai manager onnipotenti che dicono loro come vestirsi, cosa dire ai giornali e che singoli lancare per conquistare il pubblico e vendere sempre di più.

Mentre i Beatles si trasformano in artisti facendo una musica sperimentale e innovative che non si possono riprodurre dal vivo, i Rolling Stones si allontanano da Andrew Loog Oldham, il manager che li ha lanciati con lo slogan “Lascereste uscire vostra figlia con uno dei Rolling Stones?” e ispirati dai colori della stagione hippy, ma soprattutto dalle droghe lisergiche, pubblicano l’album Their Satanic Majesties Request che esce l’8 dicembre 1967.

Per la prima volta i Rolling Stones si producono da soli, lasciando spazio alla fantasia di Brian Jones che suona il Mellotron, il flauto, il Theremin, l’arpa, il dulcimer e il vibrafono, gli arrangiamenti di archi sono di John Paul Jones, che diventerà il bassista dei Led Zeppelin, alla chitarra ci sono Steve Marriott e Ronnie Lane degli Small Faces, al piano c’è Nicky Hopkins e in un pezzo, We Love You che viene pubblicato come singolo tre mesi prima dell’album, ai cori ci sono i loro amici Paul Mc Cartney e John Lennon. È un esperimento che non funziona, perché i Rolling Stones sono incontrollabili, confusionari, travolti dal loro stile di vita al limite, sembrano voler imitare i Beatles senza avvicinarsi alla loro perfezione.

Their Satanic Majestic Request arriva al numero 3 in classifica in Inghilterra e al numero 2 in America ma non mantiene il successo iniziale e viene stroncato dai critici, spingendo i Rolling Stones ad abbandonare la psichedelia e tornare subito al rock blues con l’album successivo, Beggars Banquet, uno dei migliori della loro carriera.

«Ogni giorno in studio era come una lotteria» ha detto Bill Wyman ricordando le session di Their Satanic Majestic Request, «Keith e Brian Jones arrivavano quando volevano con almeno dieci persone tra amici e fidanzate. Odiavo quella situazione, Andrew Oldham se ne è andato e volevo farlo anche io». In una intervista con Rolling Stone USA del 1995, Mick Jagger ha ammesso: «Eravamo sempre in acido, compreso quando abbiamo scattato la foto di copertina. Ridevamo e scherzavamo come ragazzini a scuola. Comunque abbiamo fatto tutto per far arrabbiare Oldham perché non lo sopportavamo più». Keith Richards, come è nel suo stile, ha sparato a zero contro tutta l’ondata psichedelica che ha investito la musica inglese in quell’anno: «Tutti pensano che Sgt.Pepper’s sia geniale ma secondo me è un mucchio di spazzatura come Their Satanic Majestic Request. Ci siamo fatti tutti prendere, dimenticando quello che dovevamo fare». Mick Jagger invece lo ha definito: «Un’esperienza sonora, più che un album. Ci sono solo due brani buoni, She’s a Rainbow che suoniamo ancora dal vivo e 2000 Lights Year From Home, il resto delle canzoni sono senza senso».

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