Blondie, la vita di Debbie Harry prima del successo: "per sopravvivere ho fatto tantissimi lavori, anche la coniglietta per Playboy"

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Blondie, la vita di Debbie Harry prima del successo: "per sopravvivere ho fatto tantissimi lavori, anche la coniglietta di Playboy"

L'energica leader del gruppo americano racconta i mestieri e i lavori della sua giovinezza prima del successo mondiale

«E’ buffo essere una cantante donna in una band punk. Sono la leader di un gruppo di ragazzi, quindi non potevo solo essere carina. Dovevo anche essere una dura». Sono le parole di Debbie Harry, cantante della band che si chiama come il suo soprannome, Blondie, icona del rock al femminile e regina della notte di New York.

Debbie è nata con il nome di Angela Trimble in un ospedale di Miami il 1 luglio 1945, a tre mesi è stata adottata da una famiglia di Hahwtorne, New Jersey e ha cambiato nome in Deborah Ann Harry, ha studiato arte al college e poi come molti altri ragazzi della sua generazione, alla fine degli anni ’60 ha deciso di seguire l richiamo della musica e della cultura underground, ha lasciato il New Jersey ed è arrivata a New York con pochi soldi e tanti sogni. La sua carriera nella musica inizia nel 1968 come corista di un gruppo folk-rock, The Wind in the Willows, poi nel 1974 entra a far parte dei The Stilettoes, in cui suona anche il chitarrista Chris Stein che diventa il suo fidanzato, con cui forma i Blondie.

Prima di esordire con l’album omonimo nel 1976 e di diventare una delle band da vedere assolutamente sul palco del CBGB’S (lei e Chris Stein abitavano in un appartamento sulla Bowery esattamente di fronte al club), Debbie Harry ha fatto ogni tipo di lavoro per sopravvivere a New York.

È stata segretaria negli uffici di BBC Radio, cameriera al Max’s Kansas City, ballerina in una discoteca e secondo quanto ha raccontato lei stessa nelle interviste, ha lavorato anche in un Playboy Club come “playboy bunny”. I Playboy Club sono una rete di nightclub per soli membri gestita dalla Playboy Enterprise: il primo è stato inaugurato a Chicago il 29 febbraio 1960 e fino al 1991 ne sono stati aperti decine in tutti gli Stati Uniti. «E’ stato un po’ come alzare l’asticella della sfida» ha raccontato Debbie Harry «Era un buon modo per fare soldi e ho provato». Con il suo spirito punk e la sua eleganza naturale, Blondie è diventata un’icona universale, una donna che come poche altre ha saputo essere rockstar, sex symbol e punto di riferimento per l’emancipazione femminile in un mondo a volte difficile come quello del music business. La sua esperienza come “coniglietta di Playboy” può sembrare controversa, ma non per una rockstar come lei. Quando nelle interviste le hanno chiesto perché avesse scelto di interpretare una figura femminile così poco autodeterminata, ha risposto: «Mi piace travestirmi e quindi non mi ha dato fastidio, ho fatto cose più folli».

Debbie Harry ha detto che negli anni duri prima del successo a New York, ha vissuto la propria vita come un esperimento, percorrendo strade diverse e prendendo da ognuna delle sue esperienze gli elementi che hanno creato il suo personaggio, Blondie, capace di ispirare generazioni di donne e musiciste. Debbie ha anche letto il testo di una lettera che ha scritto a sé stessa quando aveva solo sedici anni: «Solo perché hai tanti nomi diversi, e forse pensi che ci sono tante versioni diverse di te, non lasciarti confondere. Concedi a te stessa il tempo, le idee e le possibilità perché questi nomi ti diventino chiari. I pezzi del puzzle si riveleranno, l’unica cosa che devi fare è continuare a cercare cosa ti rende più felice». 

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